video on demand

Essere o non essere… in VOD? Anche Shakespeare arriverà on demand

Se i grandi eventi teatrali hanno trovato un nuovo e fruttuoso sbocco nella multiprogrammazione cinematografica, sfruttando anche meglio dei film la flessibilità consentita dal digitale, ora il placoscenico è pronto a farsi strada anche nel campo dei servizi OTT. Non stiamo parlando di una produzione qualsiasi ma di quelle del Globe Theatre di Londra, che diventerà il primo a lanciare una piattaforma di video on demand per la distribuzione digitale dei propri contenuti.

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Dal VOD 6,8 miliardi in arrivo per cinema e tv

L’online nemico dell’industria audiovisiva? Non sembrerebbe dalle ultime stime di RBC Capital Markets, secondo cui gli investimenti che i servizi di streaming ad abbonamento stanno effettuando in contenuti arriveranno a toccare i 6,8 miliardi di dollari nel 2015, assottigliando progressivamente la forbice rispetto alle cifre provenienti dai broadcaster tradizionali. Già alla fine di quest’anno, gli operatori di SVOD (subscription video on demand) pagheranno agli studi cinematografici e televisivi una somma prevista di 5,2 miliardi, ben superiore ai 3,3 miliardi spesi in diritti dai canali via etere.

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Lionsgate e Tribeca si alleano alla conquista del VOD d’autore

Cosa ci fanno insieme una major che si sta facendo strada nell’Olimpo hollywoodiano, soprattutto con franchise quali Hunger Games e Twilight, e uno dei principali appuntamenti festivalieri del cinema indipendente? La risposta è nei nuovi modelli di distribuzione e di visione del prodotto cinematografico, fondamentali soprattutto per quei titoli d’autore o di nicchia cui non sempre viene riservato grande spazio dai media internazionali. Ecco perciò che lo studio Lionsgate e la kermesse newyorkese Tribeca hanno deciso di allearsi per lanciare un nuovo portale di video on demand, con un ricambio settimanale di titoli, dove a contare non sarà la quantità di film offerti ma la cura nella loro selezione.

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Netflix: trimestrale sotto le aspettative e “inevitabile” scontro con HBO

Il CEO Reed Hastings lo va ripetendo da 3 anni e l’intera strategia recente di Netflix sembra essere stata tarata su questo preciso momento: quello in cui i colossi della tv tradizionale si sarebbero aperti ai nuovi modelli di distribuzione digitale, scendendo sullo stesso campo di gioco degli over the top. Così alla notizia che HBO è intenzionata  a lanciare negli USA, a stretto giro, un portale di video on demand indipendente dalla sua attività di pay-tv, il leader locale dello streaming ad abbonamento non si è scomposto, indicando nella lettera trimestrale agli azionisti come “inevitabile e sensato” lo scontro con il nuovo competitor.

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Netflix: svecchieremo l’antiquato sistema delle finestre

Raddoppiare l’offerta nei nuovi mercati europei entro i prossimi 12 mesi, preparare lo sbarco nell’area asiatica e svecchiare il sistema distributivo cinematografico, fermo a quasi 50 anni fa. Puntuale e ambizioso come sempre il programma di Netflix, servizio leader nel video on demand ad abbonamento (SVOD), che ha ribadito i propri obiettivi strategici per voce del suo responsabile dei contenuti, Ted Sarandos, intervenuto oggi al Mipcom, il mercato dei prodotti di intrattenimento di Cannes.  Tra gli argomenti più caldi affrontati, ovviamente ,quello delle window che regolano l’uscita dei film sulle diverse piattaforme di sfruttamento: oltre ad aver  scatenato l’opposizione degli esercenti americani per l’uscita day-and-date in sala e online de La Tigre e il Dragone 2, il portale di streaming ha appena portato a casa un accordo per distribuire direttamente sul web quattro nuovi film del popolare attore comico Adam Sandler. Entrambe mosse che colpiscono al cuore l’industria cinematografica e il suo modello di business e che, sottolinea Sarandos, non mirano a “uccidere le finestre” e la cronologia dei media, ma a “restituire scelta e opzioni” a consumatori sempre più connessi e sempre più via mobile.

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Da pay tv a OTT: Starz entra nel mercato internazionale dello streaming

Finora il nome di Starz nell’ambito del video on demand online è stato legato soprattutto al burrascoso rapporto con Netflix, di cui è stata tra i primi fornitori di contenuti e con cui ha poi rotto la partnership al crescere della popolarità del servizio di streaming ad abbonamento. Ora la pay tv statunitense ha invece deciso di entrare in prima persona in questo campo di gioco, sfruttando la distribuzione digitale per lanciarsi sul mercato audiovisivo internazionale.

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Cina, i ricavi del digitale raggiungeranno presto quelli della sala

Nei primi 9 mesi del 2014 il box office cinese ha già raggiunto i 3,55 miliardi di dollari, con un incremento del 32% che lo ha portato già a raggiungere gli incassi di tutto il 2013. Secondo mercato mondiale per i ricavi theatrical, la Repubblica Popolare potrebbe aumentare ulteriormente il proprio peso nel settore cinematografico aggiungendo a queste cifre già sorprendenti quelle in uguale espansione della distribuzione digitale. A sostenerlo è il primo portale di video on demand del Paese, iQIYI, secondo cui il ramo online sta crescendo così rapidamente da poter raggiungere i livelli del botteghino entro 5 anni.

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Addio a RedBox Instant by Verizon, il presunto anti-Netflix

Chiuderà domani, segnando la prima clamorosa sconfitta di un servizio nato con il preciso intento di fare concorrenza al leader di mercato nel settore dell’on demand ad abbonamento. Il portale in questione è Redbox Instant by Verizon,  servizio lanciato a marzo 2013 da due partner molto insoliti: da un lato appunto Redbox, marchio specializzato nel noleggio di DVD e Blu-ray tramite distributore automatico, e dall’altra un colosso internazionale della fibra ottica, nonché provider di servizi di telefonia e tv. L’idea di business era quella di combinare il video on demand con il noleggio low cost di film su disco, focalizzandosi su quella fascia di utenti lasciata scoperta dal progressivo spostamento di Netflix verso la Rete.

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VOD: Netflix farà crescere il mercato europeo del 35% all’anno

Si fa imminente l’espansione europea del potente competitor Netflix, leader americano dello streaming legale ad abbonamento di film e serie tv. A settembre il servizio aprirà i battenti in due territori fondamentali per l’audiovisivo comunitario quali Francia e Germania, più Belgio, Lussemburgo, Austria e Svizzera, alimentando già da ora le previsioni sull’impatto di tale ingresso sul mercato locale. Le nuove aree dovrebbero portare al l’operatore di SVOD (subscription video on demand) tra i 5 e i 6 milioni di nuovi utenti e, secondo l’istituto di ricerca IHS, l’Eropa arriverà a contare entro il 2015 per il 20% del suo bacino globale di abbonati. In parallelo, l’arrivo del competitor americano imprimerà una decisa accelerazione al video on demand del Vecchio Continente e in particolare alla formula dell’abbonamento, la cui crescita stimata è del 35% annuo per i prossimi 5 anni.

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Time Warner: l’on demand sempre più centrale per i ricavi delle media company

Lo SVOD (subscription video on demand) sta diventando una fonte di entrate sempre più rilevante non solo per il settore audiovisivo nel suo complesso ma anche per i colossi mediatici. A sostenerlo il CEO di Time WarnerJeff Bewkes, che presentando i dati trimestrali della compagnia ha sottolineato anche le rilevanti aspettative di crescita riguardanti il ramo dello streaming ad abbonamento. Se nel 2013 la cessione di diritti a operatori quali Netflix, Amazon e Hulu ha generato ben 400 milioni di dollari, per l’anno in corso ci si aspetta una crescita percentuale a doppia cifra “e per questo non intendo 10 o 20% ma molto di più”, ha sottolineato il top manager. A renderlo così fiducioso nel comparto, non solo la diffusione di questo modello di consumo ma anche la crescente concorrenza tra gli operatori, che sta spingendo verso l’alto anche i margini delle major dell’intrattenimento. 

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