video on demand

Nielsen: l’audience non è solo quella delle “vecchie tv”, ma loro non se ne sono accorte

Tutti ne parlano, ma chi è che lo usa? Lo SVOD, subscription video on demand, è ormai sulla bocca di ogni analisi riguardante i nuovi modelli di offerta e consumo audiovisivo, specie da quando anche le emittenti televisive, italiane e non, si sono convinte a rivolgersi all’online per non perdere il treno dello streaming. Stando alle ultime rilevazioni di Nielsen, questo protagonismo non è ingiustificato: il 40% delle case americane avrebbe infatti accesso a un servizio di video on demand, e la fetta sarebbe anche cresciuta da gennaio a novembre-dicembre 2014, con un aumento piuttosto significativo di circa 5 punti percentuali.

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Mercato europeo dell’on demand: #2 la crescita del ramo digital

Continuiamo con la nostra ricognizione nel mercato comunitario del video on demand, guidata dalla fotografia a 360° scattata nel rapporto sul settore pubblicato la settimana scorsa dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo. Dopo aver analizzato il contesto di crisi di alcuni dei media tradizionali in cui si è innestata la rivoluzione digitale dell’home entertainment, passiamo ora a occuparci dello sviluppo del comparto in termini di volume d’affari. Il punto di partenza è un’analisi del rinomato istituto di ricerca IHS in cui la crescita del video on demand online viene messa a confronto con il TV VOD, inteso come servizi di pay-per-view o via cavo. Quello che è evidente, è che nonostante i numeri della pay-tv riescano ancora a sovrastare quelli delle singole forme di distribuzione digitale, preso nella sua totalità il ramo del VOD via web è riuscito già nel 2012 ad aver ragione dei media tradizionali, rimanendo allo stesso tempo ben lontano dal punto di saturazione.

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HBO Now, Sling TV, Playstation Vue, YouTube: la tv è morta, viva la tv

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione è rappresentato dal debutto dei servizi SVOD (subscription video on demand) di emittenti come HBO e CBS, che si sono decise per la prima volta a tagliare il cordone ombelicale rispetto all’abbonamento ai servizi di pay-tv. A fianco di questa offerta c’è poi quella dei nuovi pacchetti che stanno debuttando online a costi più significativi rispetto a quelli caratteristici di Internet, come PlayStation Vue di Sony: una combinazione di tantissimi canali televisivi cui accedere tramite la console per videogame al prezzo di 49.99 dollari al mese, contro i 64 dollari mediamente necessari per un un buon abbonamento via cavo. Un nuovo modello di video on demand, dunque, basato su contenuti di tipo “premium” e volto sostanzialmente a riprodurre sulla rete le dinamiche della tv satellitare o cablata, ma con maggior flessibilità e ovviamente con l’aggiunta di tutti vantaggi tipici della navigazione via web.

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YouTube Kids, la protesta dei consumatori Usa

Problemi negli Stati Uniti per YouTube Kids, l’applicazione che la controllata di Google ha sviluppato per rispondere alle richieste provenienti dal pubblico dei genitori e alla loro esigenza di offrire ai più piccoli un intrattenimento online, mirato e adatto al target infantile (ne avevamo parlato QUI). Alcune associazioni dei consumatori americane hanno infatti scritto alla Federal Trade Commission con l’intento di far aprire un’inchiesta perché sospettano sul canale la presenza di “pubblicità sleale e ingannevole” rivolta ai più piccoli.

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La pay tv domina ma non cresce, al contrario degli OTT

La regina del salotto deve preoccuparsi per l’avanzata del video on demand? La risposta, secondo pareri sempre più concordi, è negativa: i nuovi modelli di fruizione audiovisiva stanno rendendo il consumo di contenuti sempre più multiscreen e in mobilità, ma la tv tradizionale è destinata a rimanere ancora per un po’ il fulcro della dieta mediatica degli spettatori, specie tra le mura domestiche. A cambiare necessariamente saranno però i canali di distribuzione di questo tipo di offerta video, che per quanto prodotta dai grandi network dovrà essere declinata su tutti i mezzi e le opportunità sdoganate dai nuovi operatori OTT  (over the top). A sostenerlo è uno studio sul settore  del broadcasting condotto da ABI Research e incentrato sul ramo della pay tv, cioè quello dominante in diversi mercati di riferimento a partire da quello USA.

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HBO (e GoT) sbarca su Sling TV, rigorosamente in streaming, anche on demand

Con l’arrivo della primavera si avvicina anche uno degli appuntamenti televisivi più attesi dell’anno a livello mondiale, Game of Thrones. E questa volta i fan americani della serie avranno di che gioire, specialmente se non possiedono un abbonamento alla tv via cavo e sono già passati ai generalmente meno costosi servizi “over the top”, quelli cioè che offrono contenuti direttamente online bypassando i canali di distribuzione tradizionale. Quest’anno, infatti, non si attende solo l’epocale debutto di un servizio di video on demand targato HBO e aperto anche a chi non possiede un abbonamento alla pay-tv, requisito finora essenziale per accedere allo streaming della nota emittente. Non contenta della partnership già stretta con Apple Tv, la rete ha annunciato che la sua programmazione sarà disponibile anche su Sling Tv, “diramazione” internet di un’altra importante realtà statunitense come il broadcaster satellitare Dish Network.

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USA: il 40% delle famiglie ha un abbonamento SVOD [INFOGRAPHIC]

La crescita dei servizi di video on demand ormai costituisce a malapena una notizia, ma stavolta le cifre che provengono da Nielsen, leader USA nella misurazione dell’audience televisiva, sono di quelle significative. Stando alle ultime rilevazioni condotte sulle famiglie americane, il numero delle case con un abbonamento al video on demand ha raggiunto il 40,3% del totale, superando così la quota di chi, al contrario, pur avendo una connessione a banda larga non possiede alcuna sottoscrizione a servizi di questo tipo (35,2%). Sembra inoltre ancora molto ampio il margine di espansione degli OTT, nella misura in cui quasi un quarto delle case ancora non gode di Internet super veloce.

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Wuaki.tv apre ufficialmente i battenti in Italia (e ora punta ad Austria e Irlanda)

Dopo il debutto della versione beta, negli ultimissimi giorni del 2014, Wuaki.tv ha infine aperto definitivamente la sua offerta di film e serie tv on demand a tutti gli utenti italiani del web. La piattaforma, già forte di 20 milioni di utenti in Europa, è controllata dal colosso giapponese dell’eCmmerce Rakuten e si è affermata finora con un modello ibrido di SVOD e TVOD, cioè una formula mista di abbonamento e noleggio/acquisto di singoli titoli. Da questa prima release italiana, tuttavia,  sembra confermato che nel nostro Paese il tipo di servizio offerto sarà più essenziale e basato esclusivamente sul lato “transactional”, escludendo cioè la sottoscrizione su base mensile.

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Dopo Vine anche YouTube punta sull’infanzia: arriva l’app Kids

Un’applicazione dal design semplice e morbido, con quattro sezioni facilmente navigabili con pochi scroll e un timer per stabilire il tempo di visione. Stiamo parlando di YouTube Kids, un nuovo servizio mobile, staccato dal portale video generalista, che la controllata di Google dice di aver sviluppato per rispondere alle richieste provenienti dal pubblico dei genitori e alla loro esigenza di offrire ai più piccoli un intrattenimento sì online, ma più mirato e adatto al target infantile. Ecco così l’arrivo della nuova applicazione, che debutterà lunedì 23 febbraio in occasione del Kidscreen Summit e, almeno inizialmente, per i soli dispositivi Android.

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Netflix vs Amazon vs iTunes: chi vince la sfida dell’on demand?

Dopo la chiusura di piattaforme come Redbox Instant e Target Tickets, il mercato statunitense del video on demand sembra avviato verso una concentrazione dominata dai leader del settore. Ma chi, effettivamente, tra i big del noleggio e dell’acquisto online vince la sfida per la fedeltà degli utenti? Secondo un’indagine appena pubblicata da Consumer Intelligence Research Partners (CIRP), a godere della maggior frequenza di consumo, con riferimento al pubblico USA, è sicuramente Netflix, con quasi la metà degli utenti che dice di connettersi oltre le 5 volte a settimana e un altro 40% che sostiene di farlo comunque tra le 2 e le 5 volte nello stesso arco di tempo. Anche la formula mista di Amazon, che mescola l’abbonamento (SVOD) di Prime con l’ acquisto o noleggio di singoli titoli (TVOD) di Instant Video, avrebbe però più di un punto di forza.

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