video on demand

Netflix: tutti i possibili partner cinesi

È bastata la voce di una possibile partnership tra Netflix e l’emittente cinese Wasu per far impennare in Borsa le azioni del colosso dello streaming e portarlo per la prima volta sopra la soglia dei 600 dollari per quota. Questo senza che nessuna delle due parti in causa abbia confermato la presenza di trattative in corso e nonostante il perdurare delle speculazioni su tutta la gamma di soggetti che potrebbero affiancare il servizio di SVOD (subscription video on demand) nel caso decidesse di aggredire il mercato della Repubblica Popolare.

cina tv

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Netflix goes global: oltre l’Italia, anche la Cina

Netflix è di parola: ha detto di voler completare l’espansione mondiale entro il 2016 e si sta muovendo esplicitamente in questo senso. L’apertura in Italia è perciò certa, rimane solo da comprenderne la data esatta, tra i rumors che parlano di ottobre e quelli che si tengono più vaghi con un “entro Natale”, e le specifiche del servizio, oltre alla partnership quasi certa con Telecom Italia. Nonostante le dimensioni modeste del mercato del video on demand e il ritardo nella diffusione della banda larga, il nostro non è nemmeno il Paese più ostico in cui far debuttare un’offerta di streaming ad abbonamento. L’incognita principale riguardo al roll-out globale di Netflix è infatti la Cina, per i problemi di censura e burocrazia che la rendono un osso duro da addentare anche per il colosso americano dello SVOD (subscription video on demand). Secondo indiscrezioni dell’ultima ora, tuttavia, la compagnia guidata da Reed Hastings sarebbe già in contrattazioni con la media company locale Wasu, sostenuta anche dal magnate cinese Jack Ma, fondatore del potente gruppo Alibaba

China-Netflix

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Video on demand: il RIFF inaugura Indiefilmchannel.tv

Con valori ancora lontani da quelli dei principali mercati europei e il continuo ingresso di nuovi operatori, lo scenario dell’offerta legale online di film e serie tv in Italia è ancora molto frastagliato. A combattere la battaglia più difficile sono però “gli indipendenti”, che esistono già anche nel mondo del video on demand: sono i servizi privi di legami con emittenti televisive, telco, colossi del web o dell’elettronica di consumo,  cui dal nostro piccolo e angusto mercato spetta il compito di scontrarsi con giganti quali Apple, Google e presto probabilmente anche Netflix. La sfida non ha però intimorito il RIFF, il Rome Independent Film Festival, che giunto alla sua quattordicesime edizione ha deciso di compiere un balzo verso il web con una nuova piattaforma dedicata al prodotto d’autore e di ricerca, Indiefilmchannel.tv

INDIEFILMCHANNEL   Video On Demand del Cinema Indipendente   Indie cinema on VOD  on indie film channel

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Netflix al tempio del cinema europeo: Sarandos ospite del Marché di Cannes 68

L’ingresso di Netflix nel mercato francese non è stato proprio semplicissimo: ha richiesto un lungo periodo di consultazioni con le autorità statali per ammorbidire alcuni aspetti della regolamentazione nazionale in materia di audiovisivo (una su tutte, la questione delle finestre per la distribuzione del prodotto cinematografico) e la ricerca di partner forti come la telco Orange per  affrontare la forte competizione degli operatori locali, in particolare Canal Plus. A più di un semestre dalla seconda espansione europea, però, la compagnia di streaming ad abbonamento è pronta per partecipare in veste più che autorevole alla manifestazioni francese di maggior rilievo nell’ambito della settima arte, cioè il 68° i.

ted sarandos

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Nielsen: l’audience non è solo quella delle “vecchie tv”, ma loro non se ne sono accorte

Tutti ne parlano, ma chi è che lo usa? Lo SVOD, subscription video on demand, è ormai sulla bocca di ogni analisi riguardante i nuovi modelli di offerta e consumo audiovisivo, specie da quando anche le emittenti televisive, italiane e non, si sono convinte a rivolgersi all’online per non perdere il treno dello streaming. Stando alle ultime rilevazioni di Nielsen, questo protagonismo non è ingiustificato: il 40% delle case americane avrebbe infatti accesso a un servizio di video on demand, e la fetta sarebbe anche cresciuta da gennaio a novembre-dicembre 2014, con un aumento piuttosto significativo di circa 5 punti percentuali.

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Mercato europeo dell’on demand: #2 la crescita del ramo digital

Continuiamo con la nostra ricognizione nel mercato comunitario del video on demand, guidata dalla fotografia a 360° scattata nel rapporto sul settore pubblicato la settimana scorsa dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo. Dopo aver analizzato il contesto di crisi di alcuni dei media tradizionali in cui si è innestata la rivoluzione digitale dell’home entertainment, passiamo ora a occuparci dello sviluppo del comparto in termini di volume d’affari. Il punto di partenza è un’analisi del rinomato istituto di ricerca IHS in cui la crescita del video on demand online viene messa a confronto con il TV VOD, inteso come servizi di pay-per-view o via cavo. Quello che è evidente, è che nonostante i numeri della pay-tv riescano ancora a sovrastare quelli delle singole forme di distribuzione digitale, preso nella sua totalità il ramo del VOD via web è riuscito già nel 2012 ad aver ragione dei media tradizionali, rimanendo allo stesso tempo ben lontano dal punto di saturazione.

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HBO Now, Sling TV, Playstation Vue, YouTube: la tv è morta, viva la tv

È forse un po’ presto per annunciare ufficialmente il decesso della regina del salotto, almeno nella sua versione tradizionale. Vero è, tuttavia, che i cambiamenti in corso nell’ultimo mese nel mercato USA del video on demand stanno imprimendo una decisa accelerazione alla migrazione dei contenuti TV verso la distribuzione via streaming. Il motore più evidente di questa transizione è rappresentato dal debutto dei servizi SVOD (subscription video on demand) di emittenti come HBO e CBS, che si sono decise per la prima volta a tagliare il cordone ombelicale rispetto all’abbonamento ai servizi di pay-tv. A fianco di questa offerta c’è poi quella dei nuovi pacchetti che stanno debuttando online a costi più significativi rispetto a quelli caratteristici di Internet, come PlayStation Vue di Sony: una combinazione di tantissimi canali televisivi cui accedere tramite la console per videogame al prezzo di 49.99 dollari al mese, contro i 64 dollari mediamente necessari per un un buon abbonamento via cavo. Un nuovo modello di video on demand, dunque, basato su contenuti di tipo “premium” e volto sostanzialmente a riprodurre sulla rete le dinamiche della tv satellitare o cablata, ma con maggior flessibilità e ovviamente con l’aggiunta di tutti vantaggi tipici della navigazione via web.

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YouTube Kids, la protesta dei consumatori Usa

Problemi negli Stati Uniti per YouTube Kids, l’applicazione che la controllata di Google ha sviluppato per rispondere alle richieste provenienti dal pubblico dei genitori e alla loro esigenza di offrire ai più piccoli un intrattenimento online, mirato e adatto al target infantile (ne avevamo parlato QUI). Alcune associazioni dei consumatori americane hanno infatti scritto alla Federal Trade Commission con l’intento di far aprire un’inchiesta perché sospettano sul canale la presenza di “pubblicità sleale e ingannevole” rivolta ai più piccoli.

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La pay tv domina ma non cresce, al contrario degli OTT

La regina del salotto deve preoccuparsi per l’avanzata del video on demand? La risposta, secondo pareri sempre più concordi, è negativa: i nuovi modelli di fruizione audiovisiva stanno rendendo il consumo di contenuti sempre più multiscreen e in mobilità, ma la tv tradizionale è destinata a rimanere ancora per un po’ il fulcro della dieta mediatica degli spettatori, specie tra le mura domestiche. A cambiare necessariamente saranno però i canali di distribuzione di questo tipo di offerta video, che per quanto prodotta dai grandi network dovrà essere declinata su tutti i mezzi e le opportunità sdoganate dai nuovi operatori OTT  (over the top). A sostenerlo è uno studio sul settore  del broadcasting condotto da ABI Research e incentrato sul ramo della pay tv, cioè quello dominante in diversi mercati di riferimento a partire da quello USA.

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HBO (e GoT) sbarca su Sling TV, rigorosamente in streaming, anche on demand

Con l’arrivo della primavera si avvicina anche uno degli appuntamenti televisivi più attesi dell’anno a livello mondiale, Game of Thrones. E questa volta i fan americani della serie avranno di che gioire, specialmente se non possiedono un abbonamento alla tv via cavo e sono già passati ai generalmente meno costosi servizi “over the top”, quelli cioè che offrono contenuti direttamente online bypassando i canali di distribuzione tradizionale. Quest’anno, infatti, non si attende solo l’epocale debutto di un servizio di video on demand targato HBO e aperto anche a chi non possiede un abbonamento alla pay-tv, requisito finora essenziale per accedere allo streaming della nota emittente. Non contenta della partnership già stretta con Apple Tv, la rete ha annunciato che la sua programmazione sarà disponibile anche su Sling Tv, “diramazione” internet di un’altra importante realtà statunitense come il broadcaster satellitare Dish Network.

Game of Thrones nuova stagione 12 aprile

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