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VOD: un mercato da 750 milioni, in Germania

Con una crescita annua di abbonati a servizio SVOD (subscription video on demand) pari al 50%, il mercato tedesco dei contenuti audiovisivi fruiti su richiesta è destinato a crescere fino a 750 milioni di euro. A sostenerlo è la società di consulenza Goldmedia, secondo cui tale cifra sarà raggiunta intorno al 2019, alla luce della buona predisposizione degli utenti del web rilevata in un sondaggio condotto su un campione di oltre mille naviganti.

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Amazon Studios: una nuova stagione di serie, rigorosamente on demand

Coppola, Soderbergh, Schwartzman: sono alcuni dei nomi che fanno da fiore all’occhiello alla nuova stagione di serial e pilot realizzati dagli Amazon Studios, il ramo produttivo del colosso dell’e-commerce ormai dedito principalmente a rimpolpare di contenuti originali l’offerta on demand del portale. Sottoscrivendo l’abbonamento Amazon Prime, dal costo annuale di 99 dollari, i clienti della compagnia non ottengono infatti solo l’annullamento delle spese di spedizione, ma anche accesso illimitato a una folta library di film e serie tv on demand, inclusi quei contenuti esclusivi autoprodotti dalla stessa compagnia per il suo pubblico online. Un’offerta che sembra volersi fare sempre più aggressiva, e che vedrà arrivare a settembre il serial di Jill Soloway Transparent, a ottobre una nuova stagione di quell’Alpha House che vede tra i protagonisti anche  John Goodman, a dicembre la serie di Roman Coppola, Alex Timbers e Jason Schwartzman Mozart in the Jungle, nel 2015 il poliziesco Bosch e il fantascientifico The After di Chris Carter. Previsto per il prossimo anno anche l’arrivo dei pilot della serie Red Oaks, firmato da Steven Soderbergh, The Cosmopolitans di Whit Stillman, Really, Hysteria e Hand of God. 

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IN BREVE 26/06/14 – Il VoD sconfiggerà la pirateria in Europa; carcere in Italia per violazione del copyright

Le ultime news su cinema, business, innovazione e tecnologia. In evidenza oggi: secondo IDATE, il VOD eroderà il consumo pirata di film e sere tv in Rete d3l 6,5% nei prossimi 4 anni, segnando un punto dis volta nel mercato dell’home entertainment.

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UCI Cinemas e Chili presentano il loro accordo in esclusiva

La parola d’ordine è complementarietà. Basta pensare a sala e salotto come due luoghi in concorrenza che si sottraggono spettatori a vicenda; piuttosto, è ormai arrivata la necessità, anzi l’urgenza, di unire la proprie forze. L’obiettivo comune è quello di rafforzarsi a vicenda, d’incrementare il target di clienti appassionati di cinema e, non ultimo, combattere la pirateria.

La sinergia tra sala e salotto a cui si fa riferimento è quella tra UCI Cinemas e Chili: la società leader dell’esercizio cinematografico in Italia e la piattaforma di distribuzione digitale di film (primo operatore indipendente nel mercato nostrano) hanno stretto un accordo in esclusiva che è stato presentato ieri mattina a Milano. A parlarne erano presenti, alla conferenza stampa presso il Multisala Gloria (recente acquisizione del gruppo Odeon & UCI), i rappresentati dei due soggetti protagonisti Andrea Stratta (Amministratore Delegato di UCI ITALIA S.p.A) e Stefano Parisi (Fondatore e Presidente di CHILI S.p.A), oltre al Segretario Generale della FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) Federico Bagnoli Rossi.

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Antipirateria: le armi sono informazione e coinvolgimento

“La pirateria è un reato”, “rubare è vietato dalla legge”, teschi e ossa e addirittura, in altri Paesi, l’accusa di aiutare terrorismo e traffici illeciti di varia natura. L’antipirateria, come l’abbiamo conosciuta finora, ha puntato spesso e senza troppi risultati sulla colpevolizzazione degli utenti e sulla denuncia dell’illegalità di pratiche come il download. Da quando l’home entertainment ha cominciato a sperimentare una vera e propria migrazione di consumatori e proventi verso l’online, è diventato tuttavia più chiaro come la pirateria non sia da liquidare solo come comportamento criminoso. L’offerta illecita in passato ha supplito anche alla carenza di quella legale, sviluppata con ritardo da un’industria refrattaria agli inevitabili cambiamenti indotti dalla tecnologia. Ecco perché anche l’antipirateria necessita di un radicale cambio di strategia, come dimostra l’esempio inglese dell’Industry Trust for IP Awareness: sorta di corrispettivo della nostra Fapav, passata dalle campagne contro il “furto” a quelle per il supporto attivo all’industria creativa e per la diffusione della conoscenza delle alternative legali alla violazione del copyright.

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Video on demand: quali regole per i nuovi player dell’audiovisivo europeo?

Quando si parla di web e audiovisivo, la fluidità dei servizi e la difficoltà dei legislatori nell’individuare e imporre la propria giurisdizione emergono quali temi portanti non solo in relazione all’offerta pirata, ma anche a quella legale. La tendenza dei colossi di Internet ad aggirare i sistemi fiscali e normativi più severi stabilendosi in Paesi diversi da quelli in cui operano è infatti il fenomeno che si sta affermando attualmente nel campo europeo del video on demand, dove ad esempio le principali piattaforme di origine americana come iTunes, Xbox e Netflix hanno posto la loro sede in Lussemburgo, pur essendo accessibili e fruibili da molti altri Stati. Come ricondurre questi nuovi e fondamentali player della filiera cinematografica e televisiva nell’alveo della legislazione UE è stata materia di discussione ieri, a Roma, nell’ambito del workshop Funding for Film and Audiovisual Production: What Role for New Players? (Finanziamenti alla produzione di film e audiovisivo: quale ruolo per i nuovi operatori?) organizzato da MibacT  e Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo. Quello che ne è emerso, è un quadro normativo ancora frastagliato, non solo per quanto riguarda i nuovi ma anche i vecchi media, che stenta perciò a stare al passo con un mercato invece sempre più vivace. In autunno Netflix, il leader USA dell’on demand ad abbonamento, estenderà le sue attività europee a due aree fondamentali come Francia e Germania, più Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo, imprimendo perciò in modo sempre più marcato la propria impronta nel vecchio continente. Sono pochissimi, tuttavia, gli Stati che ad oggi hanno messo a punto strumenti per imporre a grandi competitor stranieri come questo di contribuire al sistema audiovisivo nel suo complesso. 

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Notorious Pictures sbarca on demand su Google, iTunes e Sony

Se in Italia il mercato di EST e VOD, cioè dell’acquisto e del noleggio di film e serie tv tramite web, rappresenta l’unica area in crescita nel settore home video (+38,5% per un valore complessivo di 18 milioni di euro), si stima che in Europa i ricavi dell’on demand arriveranno a toccare incrementi fino al 190% entro il 2017. Ecco perché anche la distribuzione Notorious Pictures ha deciso di lanciarsi in questo mercato, cedendo non in esclusiva i diritti di sfruttamento dei suoi titoli a tre delle principali piattaforme di streaming e download operanti nel nostro Paese: Google Play, lo store di Apple iTunesSony Entertainment Network. Una library che vanta film con Cameron Diaz, Morgan Freeman, John Malkovich, Gian Maria Volontè, Sophie  Marceau, Bruce Willis, Brad Pitt e tanti altri, così come autori del calibro di Reiner Fassbinder e David Cronemberg.

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AnicaONDEmand aggiunge le library di Koch Media e Cecchi Gori mentre si lancia nella distribuzione digitale

Nuove acquisizioni e un’uscita in direct to digital per il portale AnicaONDEmand, il servizio VOD dell’Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche Italiane. La piattaforma, ospitata da MyMovies e lanciata lo scorso marzo dopo una lunga gestazione, espande oggi il suo impegno nella distribuzione digitale “proiettando” in esclusiva per il pubblico del web il documentario Mediterraneo Mare di Vita – The Director’s cut, di Caterina Ponti.

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Digitale vs. DVD e Box Office: il sorpasso potrebbe esserci già tra 2-3 anni

Uno dei motivi che hanno rallentato negli anni lo sviluppo del video on demand online, è lo scarto esistente tra il guadagno che le casa cinematografiche ottengono dalla vendita o dal noleggio di un disco (sia in SD che in HD), e quello decisamente più basso offerto dalle transazioni via web. Per questo, nonostante sia in continua crescita, la distribuzione digitale non è ancora riuscita a compensare in toto le ripetute flessioni registrate dal fisico, mentre il volume d’affari dell’home entertainment continua a basarsi principalmente su DVD e Blu-ray. A lungo termine il sorpasso sembra però inevitabile, e potrebbe anche non essere così lontano: secondo un nuovo studio pubblicato dall’istituto di ricerca PwC (PricewaterhouseCoopers), negli USA avverrà già nel 2016, per effetto combinato del calo dei film su disco e di una maggiore diffusione del consumo audiovisivo sul web.

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VOD: lo usa il 22% della Rete, ma non interessa al 31% dei naviganti [INFOGRAPHIC]

Il 57% degli utenti web guarda film in rete, ma quanto di questo consumo può essere ricondotto all’offerta legale di cinema e contenuti audiovisivi sul web? Dopo aver rilasciato il dato generale sulle visioni online, la società di ricerca Global Web Index ha affinato l’indagine elaborando una nuova infografica riguardante i soli servizi di video on demand e quindi la sola fruizione lecita. Come ipotizzabile ne è risultato che una percentuale ben minore di naviganti tra i 16 e i 64 anni, e cioè il 22%, ha esperienze con piattaforme VOD a pagamento quali Netflix, HBO GO, Amazon Prime e Vudu. Tra i Paesi in cui è maggiormente diffuso l’utilizzo di canali legali spiccano gli Stati Uniti, seguiti da Messico, Brasile e  Canada, probabilmente per la consolidata presenza di Netflix. Il 36% degli utenti inclusi nel sondaggio da Global Web Index ha dichiarato l’interesse a provare in futuro un servizio del genere, ma la percentuale è quasi identica a quella di chi non si dice assolutamente intenzionato a fruire di portali legali di video on demand (31%). Solo una minuscola porzione degli intervistati (2%) si è dichiara invece totalmente all’oscuro delle possibilità offerte dal VOD per vedere film e serie tv online. Ecco l’infografica di Global Web Index:

22% subscribing to video  on-demand services