Produzione

Mercato cinese: focus sull’Italia al Festival di Pechino

La commedia di Matteo Oleotto, Zoran, il mio nipote scemo, in concorso con illustri concorrenti, come il maestro Wong kar-Wai, e una star nostrana quale Maria Grazia Cucinotta in giuria: parte già con molta Italia il 4° Festival del cinema di Pechino, al via oggi nella capitale cinese. Ma la presenza tricolore, oltre a essere una novità per il Beijing International Film Festival, si distingue anche per un appuntamento speciale con il nostro Paese previsto all’interno del focus “Discovering Italy”, organizzato dalla kermesse in collaborazione con l’ANICA, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali.

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Cinema italiano: ANICA lancia l’allarme contro i budget “miniaturizzati” e la defezione delle tv

Non si arresta la produzione italiana di cinema: nel 2013 sono stati 167 i film realizzati, uno in più rispetto all’anno precedente, con un decisivo aumento dei titoli nazionali al 100% e una parallela flessione nelle coproduzioni, sia maggioritarie che minoritarie. A calare in modo significativo è però il livello degli investimenti, scesi a 357, 60 milioni di euro con una perdita del 27% in confronto agli oltre 493 milioni del 2012. Un dato messo in luce oggi nella presentazione Tutti i Numeri del Cinema Italiano 2013, fotografia del settore nostrano della settima arte scattata come ogni anno da ANICA e Mibact per fare il punto sulle criticità del mercato. Criticità che ancora una volta sono state identificate soprattutto con la ritrazione e la frammentazione delle risorse a disposizione dei produttori, con il costo medio di un film italiano passato da oltre 2 milioni a 1,8 milioni di euro.

tutti i numeri del cinema italiano 2013

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Disney: accordo sulle coproduzioni in Cina

Uno scambio tra sceneggiatori Disney e filmmaker cinesi, per lo sviluppo di storie che abbiano il carattere proprio dei film della major ma con uno sguardo autentico rispetto alla realtà e alla cultura del Paese orientale. Questo è quanto stabilito in una nuova intesa tra Walt Disney Studios e lo Shanghai Media Group, di cui non sono stati rivelati i termini finanziari, ma che si concentrerà in particolare su film di azione, avventura e fantasy.

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Gore Verbinski firma un accordo triennale con la New Regency

Gore Verbinski, regista della saga di Pirati dei Caraibi e premio Oscar con Rango, ha firmato un accordo di esclusiva triennale con New Regency secondo quanto riportato da Variety.

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L’accordo con la società di produzione del regista, la Blind Wink, è simile a quanto stipulato negli scorsi anni dallo studio con la Plan B Entertainment di Brad Pitt e la Protozoa Films di Darren Aronofsky. Con la New Regency Verbinski ha già in fase di sviluppo due nuovi progetti (uno dei quali in produzione dalla prossima estate), mentre lo studio quest’anno è al lavoro su Gone Girl di David Fincher e sul nuovo film di Alejandro González Iñárritu Birdman. C’è inoltre grande attesa riguardo all’uscita di Noah, distribuito da fine marzo da Paramount Pictures negli Stati Uniti (il 10 aprile in Italia con Universal).

Brad Weston, president e CEO della New Regency, ha commentato:

“Gore è ovviamente è un fantastico regista che ha realizzato grandissimi film. Vogliamo lavorare solo con i migliori per creare i migliori progetti possibili. L’accordo con Gore permette di proseguire su questa stessa strada”.

Verbiski ha aggiunto:

“Sono davvero impaziente di questa partnership creativa con la New Regency. Ho grandissimo rispetto per Arnon Milchan e il team ha messo insieme con Brad Weston”

Nonostante il flop di The Lone Ranger, il costoso kolossal Disney (250 milioni di dollari) uscito la scorsa estate e che pare abbia causato perdite allo studio per 190 milioni, Gore Verbinski rimane uno dei registi più redditizi degli ultimi vent’anni. Con otto pellicole ha raccolto più di 3.7 miliardi di dollari in tutto il mondo, di cui 2.7 miliardi solamente con la saga di Pirati dei Caraibi, da lui creata insieme al produttore Jerry Bruckheimer (passato recentemente da Disney a Paramount).

Fonte: Variety

Cinema, 2013: confermato l’aumento di presenze (97,38 milioni) e incassi (618,35 milioni)

Dopo due anni consecutivi di contrazione, nel 2013 il box office italiano ha conosciuto una lieve ripresa che gli ha consentito, se non di invertire la tendenza, di mantenere una certa stabilità. Secondo i dati Cinetel diffusi ufficialmente oggi, a Roma, le presenze sono state 97.380.572, in aumento del 6,56% rispetto al 2012, mentre gli incassi sono aumentati in misura decisamente minore, dell’1,45%, passando da 609 a 618,353 milioni di euro. Per quanto riguarda il numero di biglietti staccati, va ricordato che Cinetel monitora il 90% del mercato: si prevede dunque che le rivelazioni Siae arrivino a contare oltre 100 milioni di titoli di ingresso venduti, per l’esattezza 109 milioni. Numeri che, in ogni caso, senza i 52 milioni incassati dal film di Checco Zalone e senza i suoi circa 8 milioni di biglietti staccati, avrebbero visto una crescita molto meno significativa, se non inesistente. Lo scarto tra box office e presenze, inoltre, mette in luce la popolarità in discesa del 3D, che nell’ultimo hanno ha avuto 7 milioni di spettatori contro i 12 milioni del 2012, e 62 milioni di euro di incassi contro i 112 del periodo precedente. Da ricordare anche l’incidenza della Festa del Cinema, che a maggio ha consentito al pubblico di recarsi in sala a prezzo notevolmente scontato.

Mercato italiano del cinema 2013

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È ufficiale: Jerry Bruckheimer firma per tre anni con Paramount Pictures

Dopo il “divorzio” tra il produttore Jerry Bruckheimer e la Walt Disney Pictures, il cui accordo scade alla fine di quest’anno e non è stato rinnovato, uno dei nomi di potenziali partner sin da subito circolati è stato quello di Paramount Pictures, già casa di due importanti produttori come Lorenzo di Bonaventura e Mark Vahradian.

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È arrivata poco fa l’ufficialità tramite comunicato stampa. Paramount e Bruckheimer hanno raggiunto un accordo e il produttore ha firmato un contratto triennale che garantirà a Paramount la prelazione sui prodotti cinematografici che proporrà allo studio e avrà inizio a partire dal prossimo aprile. Ad annunciarlo Brad Grey, CEO dello studio, e lo stesso Bruckheimer.

La prima nuova pellicola sul piatto della ritrovata collaborazione è il nuovo capitolo della popolare saga Beverly Hills Cop, uno dei grandi successi del produttore, che è stato scritto per Eddie Murphy da Josh Appelbaum e André Nemec. Si ritorna inoltre a parlare di Top Gun 2, che è in fase di sviluppo con la Skydance Productions e vedrà il ritorno di Tom Cruise nel ruolo che l’ha reso celebre in tutto il mondo. Sia Top Gun che i primi due capitoli di Beverly Hills Cop sono stati realizzati da Bruckheimer insieme alla Paramount durante la loro prima collaborazione, durata fino al 1987.

Brad Grey:

“Jerry Bruckheimer è uno dei più creativi e prolifici produttori cinematografici della storia. Il suo stile ha attratto milioni di spettatori in tutto il mondo, e siamo elettrizzati di riaverlo nella famiglia Paramount.”

Bruckheimer:

È incredibile poter tornare alla Paramount. Non vedo l’ora di poter lavorare con Brad Grey e la sua squadra.”

La carriera di Bruckheimer è costellata di enormi successi. Insieme a Paramount ha prodotto anche Flashdance, mentre con Buena Vista ha realizzato le saghe di National Treasure e Pirati dei Caraibi. I suoi film hanno collezionato 41 nomination agli Oscar e 6 statuette, 23 nomination ai Golden Globe e raccolto in tutto il mondo oltre 16 miliardi di dollari tra incassi cinematografici e vendite homevideo. Ben 19 pellicole che portano la sua firma hanno superato negli USA la soglia psicologica dei 100 milioni di dollari in quartant’anni di carriera.

Fonte: deadline

Conferenza Nazionale del Cinema: televisioni, incentivi e finestre al centro dell’Agenda degli operatori del settore

“Erano molti anni che tutto il comparto audiovisivo non aveva occasione di incontrarsi e discutere sui temi centrali per il settore”. Così il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, ha ribadito la necessità della Conferenza Nazionale del Cinema: un momento di confronto e discussione aperto a tutti gli operatori, ma anche ai semplici interessati, del mercato della settima arte, che si è stato ospitato il 5 novembre presso il Centro Sperimentale di Cinematografia  e i cui risultati sono stati riassunti in un’agenda operativa presentata oggi in occasione del Festival Internazionale del Film di Roma.

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Conferenza nazionale del cinema: on demand e sale, un’alleanza possibile?

Dopo i forti cali registrati nel 2012 e un 2013 risollevato per di più dalla performance d’eccezione dell’ultimo film di Checco Zalone, è chiaro come il mercato italiano del cinema continui a essere condizionato da nodi strutturali che rischiano di essere ancora più intricati, anziché sciolti, dalle evoluzioni in corso nel settore. Il passaggio al digitale, le difficoltà dell’esercizio e lo sviluppo di nuovi modelli di consumo come il video on demand sono stati in particolare al centro di uno dei tavoli tematici organizzati nell’ambito della Conferenza nazionale del cinema, convocata dal Ministro dei beni delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, e ospitata ieri dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Un’occasione di confronto aperta a tutti gli operatori e agli “stakeholder” del settore, che si è articolata intorno a tre punti focali fondamentali come «Cinema: industria culturale», «Struttura, operatori del mercato e nuovi modelli di distribuzione e fruizione», e «Le politiche pubbliche».  Qui vi proponiamo un resoconto di quanto emerso intorno al secondo tema, nel corso di un dibattito moderato dal DG Cinema del MiBACT, Nicola Borrelli, e dalla produttrice cinematografica Francesca Cima.

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“Il cinema e i cinema del prossimo futuro”: al convegno Anec, le tendenze e le priorità delle sale italiane

Quasi 2.500 schermi digitalizzati, pari al 61% del parco sale italiano: questo il bilancio attuale della transizione dei nostri cinema verso la nuova tecnologia, che finora ha attivato investimenti per 140 milioni di euro, cui hanno in parte contribuito anche la leva fiscale del tax credit, i sostegni regionali e gli accordi sul vpf con i distributori. Ciononostante il settore dell’esercizio si trova ad affrontare una serie di criticità, che vanno dal completamento dello switch off, alla pressione fiscale (stimata come superiore del 54% rispetto a quella nazionale), alla necessità di ripensare il ruolo della sala in un contesto in cui non solo l’aggiornamento tecnologico, ma anche il calo di pubblico, evidenziano la spinta verso nuovi modelli di sfruttamento non ancora esplorati. Tutto ciò mentre il settore affronta il possibile taglio al credito di imposta previsto dalla nuova Legge Stabilità. Di questo si è discusso martedì  al convegno Il cinema e i cinema del prossimo futuro, organizzato dall’ANEC (Associazione nazionale esercenti cinema) per riunire esponenti delle categorie e istituzioni nel confronto sui temi più rilevanti per il settore.

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Convegno Anica Sala e Salotto: ripensare il sistema della distribuzione, dalle sale urbane alle window, al peso delle tv

Il mercato italiano del cinema non perde spettatori ma perde biglietti a causa dei cambiamenti nelle abitudini di consumo del pubblico, che negli ultimi anni ha visto restringersi al proprio interno le fasce alto-consumanti. Questo il fulcro della ricerca Sala e salotto 2013, condotta da Ergo Research per ANICA e Univideo: uno studio presentato in parte alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, che ieri è stato illustrato nel dettaglio in un incontro tenutosi a Firenze, volto anche a stimolare il dibattito e il confronto tra gli operatori del settore. Il dato principale portato alla luce dall’indagine (come abbiamo avuto modo di mostrarvi già in questa infografica), è l’estrema concentrazione dell’audience cinematografica, che vede il 70% dei biglietti acquistati da due categorie di cine-famelici [quelli che si recano in sala dalle 5 alle 10 volte l’anno e dalle 11 alle 20], in cui rientrano meno di 10 milioni di spettatori, cioè appena il 20% del totale.

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