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Gli americani, l’invidia del dato e il maccarone

Commentiamo una ricerca realizzata da Morning Consult con/per (?) the Hollywood Reporter e ripresa da Bloomberg a pochi giorni dal lancio della piattaforma HBO Max.

Davide Dellacasa è infinitamente più attento di me nello scandagliare la stampa internazionale a caccia di novità interessanti legate al settore audiovisivo, e sa come stuzzicarmi segnalandomene alcuni come il seguente, dall’arguto titolo: “HBO Max’s Biggest Competitor: HBO

Il pezzo ruota attorno alle evidenze di una ricerca realizzata da Morning Consult con/per (?) the Hollywood Reporter e ripresa da Bloomberg a pochi giorni dal lancio della piattaforma HBO Max.

Il primo meccanismo che scatta in me è sicuramente quello dell’“invidia del dato”, con implicazioni freudiane ancora non adeguatamente studiate. In sostanza, vedere che il lancio di un servizio importante è accompagnato dalla realizzazione di 2000 interviste ad un campione di americani, suscita in me un misto di curiosità ed invidia, ma proverò a mettere da parte la seconda per dare libero sfogo alla prima.

Il sarcasmo del titolo si giustifica con il fatto che una percentuale relativamente bassa di intervistati riconoscerebbe correttamente come “contenuti di HBO Max” titoli come “Game of Thrones” o “Friends” o “The Big Bang Theory” (ri-portati in casa HBO a suon di centinaia di milioni di dollari, ma la cui vita distributiva è stata fino a ieri “altrove”). Ora, le interviste sono state fatte fra il 14 ed il 17 maggio, mentre il lancio di HBO Max è del 27 maggio. Tecnicamente nessun intervistato poteva conoscere il dettaglio dei contenuti (molti verosimilmente non sapevano nemmeno dell’esistenza e del prossimo lancio di HBO Max), e la risposta non poteva che basarsi su delle fragilissime inferenze. Quale dunque la sorpresa nello scoprire che solo un 20% scarso ritiene che “Game of Thrones” sarà disponibile su HBO Max, quando il complemento a 100 è verosimilmente alimentato da giustificatissime risposte del tipo: “e io che ca**o ne so”? Bloomberg gigioneggia anche in merito alle risposte ad un’altra domanda che chiede se l’eventuale disponibilità su HBO Max dei contenuti di altri marchi del gruppo WarnerMedia accrescerebbe la possibilità di sottoscrivere il servizio, rilevando (su scala) il dettaglio per singolo brand. Sorpresa delle sorprese: la percentuale più elevata di “more likely” la si rileva in relazione a HBO, suscitando l’ilarità di chi scrive l’articolo, che considera “confusi” i rispondenti per aver auspicato qualcosa che sanno bene non essere scontato. Ammesso infatti che sappiano esattamente quali siano i contenuti HBO (e qui scatta l’autoreferenzialità degli addetti ai lavori, che evidentemente danno per scontato che sia così… come se gli italiani sapessero che fra i produttori de “L’amica geniale” c’è anche HBO), avendone fruito fino ad ora “altrove”, intuiscono che su HBO Max potrebbero non esserci tutti i contenuti HBO (che non a caso ha speso 900 milioni di dollari per riacquistare diritti, cosa che il normale spettatore non è tenuto a sapere).

Chi commenta (con la complicità di chi l’ha realizzata) indulge poi, per contrapposizione, nell’evidenziare che la quasi totalità dei rispondenti afferma che “The Mandalorian” e “Stranger Things” non sono/saranno contenuti HBO Max, arrivando alla conclusione che “consumers may not know what’s on HBO Max, but they seem to have a strong sense of Disney and Netflix content”.

Ricapitolando ed assumendo la prospettiva dell’intervistato: prima mi chiedi un’inferenza sul fatto che specifici titoli HBO (che io ho sempre visto su altre piattaforme e potrei anche non sapere che sono HBO) saranno o meno su HBO Max (e me lo chiedi prima del lancio), io ti rispondo che non lo so, e tu mi prendi in giro. Poi mi chiedi se l’original Disney+ più famoso o uno dei titoli di punta di Netflix (entrambi mai visti altrove) saranno o meno su HBO Max; io ti rispondo (comprensibilmente) “no” e tu ironizzi…
Ora, nello scrivere questi commenti io starò sicuramente manifestando gravi sintomi di “invidia del dato” ma, cari colleghi ammericani (con la voce di Alberto Sordi), ascoltate un “maccarone” qualunque: se volete delle risposte “intelligenti”, o semplicemente sensate, forse dovreste lavorare meglio sulle vostre domande.

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