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Come il Covid sta cambiando il modo in cui vengono riportati i dati del box office

Prima della pandemia, era normale condividere i dati di incasso con la concorrenza, ma con Tenet Warner ha cambiato le cose

Nel mondo post-Covid, il cinema sta soffrendo per adattarsi a circostanze impreviste. Abbiamo analizzato diverse volte come le reiterate chiusure delle sale in aree chiave degli Stati Uniti – New York e Los Angeles – abbiano avuto un’influenza determinante nelle strategie degli studios. Traduzione: i film stanno venendo rimandati ancora una volta, specialmente dopo la performance di Tenet al box office americano e internazionale.

Il film di Christopher Nolan, guardato inizialmente come il salvatore delle sale e del botteghino, due mesi dopo si è rivelato purtroppo solo un esperimento. Tenet è costato 200 milioni di dollari e ne ha incassati 347,1 nel mondo, di cui 53,8 in patria. Ovviamente, un paragone con i risultati dei precedenti film di Nolan è improponibile, data la situazione straordinaria. Ma le circostanze non hanno influenzato solamente la performance di Tenet.

In un articolo pubblicato di recente, The Hollywood Reporter riflette su come il Covid stia modificando un’usanza ormai radicata nell’industria cinematografica americana, ovvero quella di essere totalmente trasparenti sui risultati al botteghino.

ComScore si occupa di raccogliere i dati del box office, forniti dagli esercenti, per condividerli con gli studios, che in seguito decidono di condividerli pubblicamente. Un metodo di lavoro che non c’è sempre stato: solo negli anni ’80 e ’90, gli studios hanno capito che condividere quei dati era un’ottima mossa di marketing. Lo spiega molto bene il capo di Sony Pictures, Tom Rothman:

Qualcuno capì che niente vende bene come il successo. In quel momento, il dado fu tratto. Saltò fuori che la gente era interessata a quei dati tanto quanto era interessata a sapere quale fosse la serie TV più seguita.

E aggiunge:

Prima di questo, non era un’industria-paracadute. Ora lo è. O apri o muori […]. Non contava più se il film fosse buono o meno, che è giusto, ma se il film aveva aperto o meno, che è molto meno giusto.

Ma ora, forse, le cose sono destinate a cambiare. Warner ha gestito in maniera diversa dal solito la comunicazione dei dati di Tenet, fornendo quelli del weekend alla domenica e impedendo alla concorrenza di vedere i dati quotidiani su ComScore. Normalmente, questa strategia non sarebbe stata accettata dagli altri studios, ma in queste circostanze è stata invece compresa e rispettata. Anzi, persino seguita, almeno in parte, da Sony, che ha deciso di ritardare la pubblicazione dei dati giornalieri fino al lunedì successivo al weekend di apertura. Per il resto, tuttavia, sta aderendo al metodo tradizionale.

Paul Dergarabedian, capo analista di ComScore, spiega:

Abbiamo attraversato lo specchio e il modo in cui percepiamo, interpretiamo e riportiamo gli incassi è cambiato per sempre. Viviamo in un universo parallelo. All’improvviso, un esordio da 3 milioni è diventato qualcosa da celebrare.

L’intervento di Christopher Nolan

Lo stesso Christopher Nolan ha voluto intervenire sulla questione. Parlando con il Los Angeles Times, il regista ha commentato i cambiamenti portati dalla pandemia in termini di fruizione, con la sfida tra sale e streaming più accesa che mai:

Se parliamo dell’accelerazione di trend esistenti, è qualcosa di cui ho iniziato a leggere sin dall’inizio della pandemia. E ignora il fatto che il 2019 è stato il migliore anno per i film usciti al cinema nella storia. L’anno in cui hanno fatto più soldi. Le vendite di biglietti sono state pazzesche. Per me, se mai, la domanda è: in che nuova realtà stiamo vivendo?

In aggiunta, Nolan si è detto “entusiasta” che Tenet “abbia incassato quasi 350 milioni di dollari”:

Ma ho paura che gli studios stiano traendo le conclusioni sbagliate dalla nostra uscita. Che, anziché osservare dove il film abbia funzionato bene e come possa fornire loro entrate di cui hanno bisogno, stiano esaminando la questione con aspettative pre-Covid e inizieranno a usarla come scusa per scaricare tutte le perdite della pandemia sugli esercenti, anziché adattarsi alle nuove regole o, in altre parole, ricostruire la nostra industria. Andare al cinema è una parte della vita, come i ristoranti e tutto il resto, nel lungo periodo. Ma ora come ora tutti si dovranno adattare a una nuova realtà.

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