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Il CEO di Cineworld: il vero problema non è il rinvio di Bond, ma i cinema chiusi a New York

La prolungata chiusura dei cinema di New York spaventa più dell'assenza di blockbuster dal calendario delle uscite

Il rinvio di No Time to Die, il nuovo film di Bond, di altri sei mesi, è stata l’ennesimo duro colpo agli esercenti nell’era del Covid-19. E ha avuto come immediata conseguenza la chiusura di 128 sale della catena Cineworld nel Regno Unito e in Irlanda e di tutte le sale della catena Regal, facente parte dello stesso gruppo, negli Stati Uniti.

Non si tratta di una chiusura definitiva, ma solo di un modo per la compagnia di recuperare liquidità evitando le imponenti spese necessarie per tenere aperta la catena di sale. È quello che ha ribadito l’amministratore delegato Mooky Greidinger parlando con Deadline. Ma, nella stessa intervista, Greidinger fa un’altra importante considerazione: la drastica decisione non è colpa di Bond ed MGM, quanto dell’inflessibilità dimostrata da Andrew Cuomo, governatore di New York, nel suo reiterato rifiuto di riaprire le sale.

Spiega Greidinger:

Non è una situazione facile, ma la supereremo e penso che sia la decisione giusta. Credo che la gente dovrebbe capire che i cinema di tutto il mondo, e certamente quelli americani, stanno chiudendo in un certo senso a causa dell’inflessibilità del governatore Cuomo. Il governatore ha concesso ai ristoranti, alle sale da bowling, ai casinò e ad altre attività di riaprire, ma non ai cinema.

Una situazione che ha scoraggiato gli studios hollywoodiani dal lanciare i propri film, dato che il mercato di New York è uno dei più importanti insieme a quello della California, dove le sale sono aperte al 50%. L’effetto dell’assenza di New York si è visto chiaramente nella performance di Tenet. Il film di Christopher Nolan ha incassato finora 307 milioni di dollari nel mondo, ma di questi solo 45 vengono dal Nord America. “Non c’è dubbio che, dopo quello che è accaduto con Tenet, gli studios non distribuiranno film senza New York”, prosegue il CEO.

“Bond è stata solo l’ultima goccia”

Circa la decisione di chiudere, Greidinger spiega che è arrivata dopo la notizia del rinvio di No Time to Die, che ha portato la compagnia a “cambiare direzione, chiudere i cinema e aspettare una situazione in cui gli studios potranno presentare un solido calendario di uscite”. E promette che “Non appena avremo un’idea chiara del calendario degli studios, saremo pronti a riaprire”.

La riapertura, suggerisce Deadline, potrebbe avvenire con Wonder Woman 1984 a Natale. Greidinger è aperto all’idea, ma sottolinea che non basterà un solo film. Dovrà esserci un vero e proprio calendario.

Le azioni della compagnia sono crollate del 40% in borsa in seguito all’annuncio della chiusura. Cineworld continua però a operare in altri territori, e Greidinger vanta buoni risultati in Europa centrale, dove “Abbiamo molti spettacoli pieni con prodotti locali”. “Le precauzioni per la salute nei cinema sono molto buone e molto efficaci”, ribadisce. Ora la palla passa a Andrew Cuomo: se New York riaprirà, le cose potrebbero cambiare rapidamente.

I cinema Odeon chiuderanno durante la settimana

Nel frattempo, la catena britannica Odeon annuncia l’intenzione di tenere aperte alcune delle proprie sale solo nei weekend. 120 cinema della catena, circa il 25% del totale, chiuderanno i battenti durante la settimana a partire dal 9 ottobre. In una mail spedita ai clienti, la catena ha specificato che riaprirà completamente “quando torneranno i grandi blockbuster”.

Alcuni di questi, come Dune e Wonder Woman 1984, entrambi film Warner, previsti per il 18 e il 25 dicembre, sono ancora in calendario. Il 20 novembre dovrebbe uscire (anche in Italia) il nuovo film Disney/Pixar, Soul, e il 25 novembre I Croods 2, targato Universal/Dreamworks Animation (previsto da noi a Natale). Ma, non c’è bisogno di ripeterlo: le prossime decisioni di New York saranno critiche.

Una lettera in difesa dei cinema

I produttori della saga di James Bond, Barbara Broccoli e Michael G. Wilson, hanno firmato, insieme a una settantina di registi e produttori, tra cui James Cameron, Clint Eastwood e Martin Scorsese, una lettera indirizzata al Congresso e al Senato degli Stati Uniti per chiedere che si faccia qualcosa per aiutare le sale, che rischiano di “non sopravvivere all’impatto della pandemia”.

“I cinema sono un’industria essenziale che rappresenta il meglio che il talento e la creatività americani hanno da offrire. Ma ora temiamo per il loro futuro”, si legge nel testo.

La lettera, firmata anche da National Association of Theater Owners, Directors Guild of America e Motion Picture Association, afferma che il 69% delle catene piccole e medie potrebbe dichiarare bancarotta o chiudere per sempre se non ci saranno aiuti. E propone di destinare parte dei fondi del pacchetto di aiuto contro il Covid, approvato a inizio anno, alle sale. O creare nuove misure ad hoc per salvarle.

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