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Cineblog01 (e Popcorn Time): quando la pirateria risorge dalle ceneri

Sequestrato dalla GdF, il sito che linka i contenuti pirata torna subito online con altro dominio, come già successo in passato. Secondo Sarzana, un esito che indica anche la confusione di attribuzioni in materia di tutela del copyright.

La notizia ha fatto un certo rumore solo per la popolarità del sito, tra le mete preferite da chi cerca online film e serie tv da vedere gratis, leggiamo pure in versione pirata. All’inizio di questa settimana Cineblog01, che rilancia link dove trovare materiali di origine quasi sempre illegale, è stato oggetto di un sequestro preventivo da parte della Guardia di Finanza, esattamente come successo svariate volte nel corso degli anni scorsi. E come in passato, il provvedimento è stato già vanificato dalla comparsa online di un clone dello stesso sito, accessibile semplicemente da un dominio diverso che è facile trovare cercando su Google o sugli account social degli stessi gestori.

cineblog01

La vicenda  mette immediatamente in luce la scarsa efficacia degli strumenti per il contrasto alla violazione del copyright adottati dall’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), entrati in vigore tra molte critiche ma evidentemente inadatti alla velocità e alla flessibilità che caratterizzano il web. Tanto più che Cineblog01, a differenza ad esempio di Megavideo, non funziona come sistema di storage online bensì come sorta di motore di ricerca di contenuti che violano il diritto d’autore, il che ne rende estremamente più agevole la ricomparsa su altri indirizzi web. Un’agilità che a dire il vero hanno dimostrato di avere molte realtà a contatto con l’offerta illegale di titoli cinematografici e televisivi, come Popcorn Time. Definita più volte la Netflix pirata, l’applicazione gratuita si è guadagnata popolarità immediata a livello internazionale, lo scorso marzo, solo rendendo più facile la ricerca e il processo di streaming dei contenuti illeciti, senza tuttavia ospitare materialmente l’ampia gamma di titoli reperibili attraverso il suo servizio. Ritirata a pochissimi giorni dall’apertura dai suoi stessi creatori a causa del gran clamore suscitato in tutto il mondo, l’applicazione è stata poi ripresa in mano da altri sviluppatori e, stando alle ultime rivelazioni di Torrentfreak, sarebbe installata su 1,4 milioni di dispositivi, con 100 mila utenti attivi nei soli Stati Uniti.

Entrambi i casi mettono in luce le difficoltà di un effettivo enforcement dell’antipirateria, sia come attività sostenuta dalle industrie creative che come risultato di una regolamentazione considerata anche piuttosto stringente, come quella dell’Agcom. L’esempio italiano, secondo l’avvocato Fulvio Sarzana, esperto di diritto d’autore, sarebbe però anche rivelatore di una confusione di poteri e attribuzioni nel campo della tutela del diritto d’autore. Come spiegato nella sua analisi su Il Fatto Quotidiano, il sequestro disposto dall’Authority avrebbe infatti duplicato un provvedimento simile già deciso dalla giustizia ordinaria, con il risultato di confondre i provider incaricati di oscurare il sito e il suo host. La nuova decantata normativa avrebbe avuto perciò l’effetto di complicare, a livello pratico, il contrasto a un’offerta illegale che, al contrario, si è dimostrata rapida ed efficiente nel contrastare l’operato delle forze dell’ordine.

 

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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