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Speciale video on demand #3: Chili, la videoteca virtuale

Nella seconda delle nostre interviste dedicate al VOD in Italia, l’ad di Chili, Giorgio Tacchia, ci spiega come la piattaforma si è sganciata dagli inizi con Fastweb, puntando a diventare un approdo online per il grande pubblico, in particolare quello che non può permettersi costosi abbonamenti mensili.

Parlando dello sviluppo del video on demand nel nostro Paese, un fenomeno rilevante è di sicuro il coinvolgimento degli operatori di TLC, che sono stati tra i primi, insieme ai broadcaster, ad addentrarsi in un mercato dai contorni non ancora definiti. In tale contesto si inserisce, seppur in modo peculiare, anche il caso di Chili, un portale VOD all’inizio collegato all’offerta di broadband di Fastweb, che nel 2012 si è però sganciato da questo modello per trasformarsi in una vera videoteca online, dove noleggiare o acquistare film attingendo da un ampio catalogo, analogo a quello degli ormai “vecchi” videostore. A parlarci della nuova strategia della piattaforma, per la seconda intervista del nostro speciale video on demand, è stato Giorgio Tacchia, amministratore delegato di Chili.

Giorgio Tacchia, quali sono le caratteristiche principali di questo servizio?

Chili è nata nel 2012 quale società indipendente da Fastweb. Lì abbiamo costruito la piattaforma e la tecnologia, che ha avuto un lancio commerciale nel 2011, ma la realtà vera dell’azienda è cominciata con lo spin-off. È un servizio innovativo, una videoteca online dove noleggiamo e vendiamo film direttamente sul web, senza costi di attivazione e senza un canone. In sostanza andiamo a sostituire le videoteche fisiche che ormai per la maggior parte sono chiuse, compresa la catena Blockbuster. Si possono vedere film attraverso tanti device, perché non abbiamo un dispositivo proprietario. Gli utenti possono usare tutti quelli che hanno a casa, dal computer al Mac, piuttosto che la smart tv. La nostra applicazione è presente praticamente su tutte le tv connesse in Rete tranne Sony, su cui stiamo lavorando, inoltre si può trovare sui lettori Blu-ray di nuova generazione, su tutti gli smartphone e i tablet, sia Apple che Android.

Avete lanciato anche una SmartKey che punta a rendere appunto più “smart” le televisioni senza collegamento al web.

La chiavetta è da poco disponibile in tutti i punti vendita di Esselunga, è prodotta da Asystel e ha preinstallata la nostra applicazione. Sostanzialmente si tratta di una chiavetta molto piccola, che si inserisce nella presa HDMI del televisore e grazie a una connessione Wi-Fi lo trasforma in una tv Android, dove si può navigare in Internet tramite browser e dove ci sono tutte le applicazioni di questo sistema operativo. La diversità rispetto alle altre è che ha un hardware molto potente, paragonabile a quello di uno smartphone di nuova generazione o di un tablet, che permette di vedere i film in alta definizione e assicura anche la protezione dei contenuti. È stata definita come una videoteca nel palmo di una mano, perché si può portare ovunque. In Italia negli ultimi tre anni sono stati venduti circa 20 milioni di televisori che sono già di nuova generazione, ma non sono ancora smart, perché questo tipo di apparecchi hanno cominciato a essere distribuiti solo a fine 2011. Con soli 99 euro la chiavetta dà la possibilità di trasformare questi dispositivi vecchi, ma in realtà ancora nuovi, in televisori all’avanguardia con tutte le ultime funzionalità.

Anche la SmartKey fa parte della vostra strategia per inserivi nel mercato del video on demand in modo diverso rispetto ad altre piattaforme?

La nostra è una strategia diversa, molto pulita, nel senso che non ci sono canoni, né costi di attivazione o pacchetti preconfezionati che offriamo agli utenti. È un concetto molto semplice: entri in una videoteca virtuale e paghi solo quello che vuoi comprare, con PayPal, carta di credito o tramite borsellino elettronico, e la transazione viene fatturata immediatamente.  In un momento di mercato un po’ complicato, in cui anche 25-50 euro al mese possono fare la differenza, noi andiamo a sostituire il Blockbuster con un’offerta anche appetibile dal punto di vista economico. È evidente come il nostro principale competitor sia la pirateria: molti sostengono che se ci fosse del contenuto di alta qualità, offerto in maniera legale e con le finestre appropriate, gli utenti sarebbero disposti a pagare piuttosto che piratare. Adesso l’offerta esiste, per cui vediamo se è vero. Stiamo cercando anche di far capire che il prodotto piratato è di bassissima qualità, oltre a non essere sempre sicuro. Noi invece offriamo sia la standard definition, comparabile al DVD, sia un Full HD plus, che è come un Blu-ray.

Ha parlato anche di finestre appropriate, farei perciò un salto e affronterei un tema importante: il rapporto con i fornitori di contenuti.

Devo dire che si sta vedendo un approccio diverso, per quanto ancora migliorabile. Verso il ’99 siamo partiti con finestre per la distribuzione digitale – parliamo dell’IPTV che poi si è evoluta in altri tipi di piattaforme – che per una decina di anni sono state assurde. Il digitale arrivava tre mesi dopo il fisico e ancora più tardi rispetto alla distribuzione a pacchetto, vedi Sky. In questo momento, invece, quasi tutti i distributori ci forniscono i film lo stesso giorno in cui arrivano nelle videoteche, sia in noleggio sia in vendita. Qualcuno comincia a parlare di accorciare ancora le finestre per il digitale: per ora sono solo delle intenzioni, ma offerte come la nostra possono contribuire ad accelerare il processo, perché giustamente chi distribuisce contenuto ha bisogno di riscontri anche in termini di numeri. Quello che hanno ben chiaro, però, è che tra il cinema e la prima distribuzione fuori dalle sale c’è un mondo di pirateria che distrugge il valore del film, per cui l’idea di anticipare i tempi può costituire un’opportunità di business.

Che tipo di accordi avete coi distributori, di revenue sharing?

Sì, con la maggior parte dei fornitori. Quando Fastweb offriva servizi di IPTV era un’opzione aggiuntiva al broadband: in quest’ottica era anche corretto che la major chiedesse un minimo garantito. In questo momento, fuori da Fastweb, Chili è però una videoteca, un canale di distribuzione per le major, quindi è più complicato accettare un simile concetto. Certo, ci sono anche altri fattori da valutare: è evidente come le major non possano dare contenuti a tutti ma solo a chi può garantire un certo tipo di distribuzione, comunicazione e anche turnover. In questo caso ecco che subentrano dei minimi garantiti che fanno un po’ da filtro tra le potenziali migliaia di distributori che potrebbero avere, in modo da evitare una giungla difficile da governare. Non sono cifre piccole ma, rispetto al passato, ora si parla di minimi che possono davvero essere definiti tali, almeno rispetto ai nostri volumi.

Quali sono stati finora i risultati economici?

Siamo assolutamente allineati con i piani industriali che avevamo e stiamo preformando anche meglio in termini di consapevolezza e conoscenza del brand. Stiamo facendo un’operazione importante col Corriere della Sera che ci sta dando degli ottimi riscontri e durerà fino a febbraio. Stiamo poi preparando altre sorprese, in termini di nuove tecnologie, di comarketing e tanto altro.

Si era parlato di un pareggio entro il 2014 e di 30 milioni di euro di ricavi nel 2016, quindi confermate?

Sì questo è il business plan valutato e sottoscritto dagli azionisti, che siamo io e Stefano Parisi, Antares Private Equity e Fastweb. Si tratta però solo del target minimo, che comunque è confermato.

Come mai non avete optato per un modello di SVOD (subscription video on demand), che prevede gli abbonamenti anziché transazioni singole, contenuto per contenuto?

Non crediamo ci sia spazio per un’offerta SVOD perché c’è Sky che è molto forte e ha un servizio di ottima qualità, con un prezzo di un certo livello. C’è Mediaset Premium che ha un servizio comunque molto ricco a un costo più basso ed entrambe hanno il calcio, che noi non avremmo. Poi ci sono Cubovision e altri servizi di SVOD, mentre noi vogliamo prendere una parte di mercato che non ha questa caratteristica e non la vuole avere. Non è detto che nel futuro, tra uno o due anni, le cose non possano cambiare, ma dobbiamo prima capire con che velocità andrà avanti il nostro core business.

Quanti titoli avete in library? Qual è il costo medio di noleggio e acquisto?

Il numero si aggiorna quotidianamente, al momento abbiamo contrattualizzato più di 2.000 titoli, quelli pubblicati sono più di 1.500 e probabilmente saranno 3.000 entro marzo: se si andava da Blockbuster un anno fa, ce n’erano circa 600 disponibili, quindi siamo già a più del doppio. Salvo promozioni, il noleggio parte da 2,95 euro e arriva a 4,95 euro, oppure 5,95 per alcuni casi particolari. Con le promozioni si possono però trovare anche titoli a 0,95 o 1,95 euro.  Per la vendita i prezzi partono da 6,95 e arrivano a 19,95 euro. Vendita vuol dire la possibilità di vedere ciò che si vuole quando si vuole in streaming, oppure di effettuare il download su tablet o smartphone. Presto dovrebbe arrivare anche il download per PC.

A che punto è secondo lei il mercato italiano del video on demand?

Sicuramente siamo più indietro, perché non si è fatta comunicazione oppure la si è fatta in maniera asincrona rispetto al mercato, e anche perché la produzione di smart tv è iniziata più tardi. Devo dire però che i riscontri che abbiamo avuto finora fanno pensare che il mercato non è così impreparato. Si tratta di insistere e andare avanti, di fare un’offerta sempre molto pulita, trasparente e semplice. Per questo non si trovano nella nostra interfaccia tanti termini tecnici o tante integrazioni con i social: stiamo cercando di semplificare al massimo, quotidianamente, perché il potenziale vero non è nel pubblico dei techno fan, ma appunto in quello della Esselunga. Un mercato che magari non ha la possibilità di spendere 50 euro al mese per Sky, ma che guaderebbe volentieri un film se fosse facile da vedere, a un costo che tutti sono in grado di permettersi per un venerdì sera a casa, come 2 o 3 euro.

 

Lo speciale video on demand di SW Cineguru continuerà la prossima settimana, continuate a seguirci per scoprire in che direzione sta andando il VOD in Italia.

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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