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La matrice di ogni male

Che ne sarà di noi che operiamo sul settore cinema e che vediamo nella presenza delle sale un fondamentale tassello per ripartire? Quanto tempo impiegheremo a trovare nuovi business model in grado di mantenere in vita tutta la filiera in ogni suo soggetto?

Di Fabrizio Marchetti, NetAddiction

Il terrore vero si fa strada. Non parliamo tanto della comprensibile paura indotta dall’impietosa curva dei contagi che in pochissimo tempo ha fatto salire i casi di positività a quasi 20.000 unità al giorno. Era inevitabile che tutto ciò costringesse nuovamente Conte e il suo team a dover alzare l’allerta divenendo per forza di cose rigido ed inflessibile verso chi non rispetta le regole di sicurezza ed ha contribuito tra proteste in piazza ed atteggiamenti irresponsabili (tenere le mascherine abbassate sotto il livello del naso e’ come non tenerle) alla crescita giornaliera della curva.
Non è quella la paura generata. Almeno non solo quella.


È invece il terrore suscitato da chi come il sottoscritto opera nel più attento segmento dell’industria culturale, quello dell’industria cinematografica, ultima a riaprire e prima nell’adottare pedissequamente le misure restrittive di contenimento. Il colpo sulla loro prima chiusura è stato evidente a tutti: esercizio in evidente agonia, programmazione dei “titoli forti” in continuo slittamento o caratterizzata da scelte direttamente rivolte alla fruizione dei prodotti sulle piattaforme, crollo dei box office anche quando con il limite contingentato di spettatori si è riaperta la possibilità di andare nuovamente al cinema. Per non parlare della filiera di enti, manifestazioni, organismi e aziende che a vario titolo operano all’interno di un mercato vivo e non ridotto all’ultimo afflato. Eppure, il nuovo decreto approvato in nottata non riconosce all’industria cinematografica il ruolo di attento osservatore delle norme di sicurezza, di luogo pubblico dove la “contaminazione” non solo mai è stata accompagnata da numeriche significative ma del tutto infinitesimali, per non dire marginali rispetto a tante altre situazioni del vivere. E non è mia intenzione scaricare il “barile” su altre attività e tematiche, pur essendone in qualche modo testimone partecipe.


In che senso? Essendo padre alle prese con le costanti incongruenze delle misure adottate con il “back to school” che inevitabilmente ha aumentato l’esposizione della popolazione media giovanile (i nostri ragazzi) e delle loro famiglie. Non solo. Anche essendo cittadino di Roma dove per spostarsi senza mezzi propri ma cavalcando il settore pubblico ho visto con i miei occhi ammassarsi in modo ingiustificato persone perché anziché contingentarne la presenza rafforzando la presenza delle corse sul territorio, gli interventi regionali del tutto insufficienti hanno obbligato le persone che dovevano recarsi in ufficio ad affollare i mezzi dopo ore di frustrante attesa. Didattica a distanza, smart working, etc. Potevano e dovevano essere la risposta. E invece? Adesso sembra di nuovo che la matrice di ogni male siano i teatri, i cinema, i ristoranti/bar costretti a chiudere nel weekend e nei giorni feriali alle 18.


E il Dpcm approvato dal governo conferma il nuovo arresto di questi esercizi, nell’incredulità generale e nonostante le rassicurazioni del Ministro Franceschini, anche lui involontario spettatore passivo di una situazione cataclismatica senza appello. E senza sconfinare in digressioni relative all’economia generale e all’insuccesso imprenditoriale di vagonate di persone, emergono chiare le domande che ci accompagneranno nelle prossime difficilissime settimane: che ne sarà di noi che operiamo sul settore cinema e che vediamo nella presenza delle sale un fondamentale tassello per ripartire?


Quanto tempo impiegheremo a trovare nuovi business model in grado di mantenere in vita tutta la filiera in ogni suo soggetto?
Come faremo a sostenere una nuova ripartenza credibile se di nuovo saremo costretti a recitare il ruolo di spettatori passivi di ulteriori annullamenti di programmazione, ammonimenti sul pericolo dell’andare nelle sale neppure fossero l’ultimo demone da esorcizzare per voltare pagina?


L’unica certezza che ora abbiamo è quella che da mesi abbiamo maturato ossia quella dell’inevitabile cambiamento di fruizione dell’intrattenimento audiovisivo che ci accompagnerà nei prossimi anni. Per il resto tutto è incerto e oscuro perché avvolto dal buio pesto di questi tempi, comandati da una pandemia che non fa sconti e da scelte istituzionali che non risparmiano conseguenze verso chi ha rispettato le norme e chi non lo ha fatto se non sporadicamente.

#SalviamoIlCinema #NonChiudeteICinema

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