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Copyright: mentre in Italia entra in vigore il regolamento AGCOM, il Regno Unito dà impulso al fair use

Dopo anni di studio, le autorità inglesi hanno elaborato una serie di eccezioni alla tutela del diritto d’autore, volte a regolarizzare gli usi non commerciali, “equilibrati e proporzionati” delle opere creative.

Ieri è stata una giornata significativa per il diritto d’autore: è infatti entrato in vigore il nuovo regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, volto a rendere più veloce ed efficace il blocco di siti e contenuti web che violino in qualsiasi modo la proprietà intellettuale. Comparso per la prima volta lo scorso luglio, il testo della normativa è stato accompagnato sin dall’inizio, e lo è tuttora, dal plauso dell’industria culturale e dalle critiche dei provider. Severo però anche il giudizio di diversi giuristi secondo cui il provvedimento offrirebbe una “corsia preferenziale” ai detentori di diritti, cui viene messo a disposizione un sistema ultra-rapido per la rimozione dei materiali da loro stessi incriminati, slegato da quella giustizia ordinaria cui dovranno invece appellarsi gli utenti per impugnare eventuali decisioni dell’AGCOM.  Mentre in Italia si continua perciò a discutere del confine tra blocchi e censura e del conflitto tra diritti fondamentali, in ambito anglosassone la via scelta sembra propendere sempre di più verso il fair use, vale a dire un regime meno stringente di norme che preveda la possibilità di derogare alla tutela del copyright per gli “usi corretti” ed equilibrati dello stesso, in alcune fattispecie ben determinate.

eccezioni al copyright UK

Un passo significativo in tal senso è stato compiuto dal Governo britannico, che la settimana scorsa ha presentato al Parlamento una proposta di modifica alla normativa sul diritto d’autore in studio dal 2011. Si tratta di una serie di eccezioni volte a consentire un utilizzo ragionato delle opere anche senza il consenso dei detentori del copyright, quando si tratti di rielaborazioni originali o di operazioni su vecchi prodotti rese possibili dalle nuove tecnologie, come rippare CD e DVD per uso personale.

Sfogliando la guida elaborata dalle stesse autorità inglesi, appare evidente come non si tratti di cambiamenti rivoluzionari ma di piccole concessioni, che però sanno tenere in conto l’evoluzione di un mercato audiovisivo in cui la flessibilità è diventata un imperativo, a partire proprio dai dispositivi utilizzati per fruire dei contenuti. Non a  caso, il primo “strappo” previsto è proprio quello relativo alla trasformazione in altro formato e alla copia dei prodotti acquistati in modo regolare, compresi  gli eboook. Lo scopo deve tuttavia rimanere quello di fruirne in prima persona: continua a non essere ammessa la riproduzione a beneficio di terzi, nemmeno amici o familiari.

Consentito anche “l’uso limitato e responsabile di contenuti creativi coperti da copyright a scopo di caricatura, parodia o pastiche”, altro modo per rimarcare come in un’epoca dominata dal re-mixing e dal mash-up digitale, sia impensabile proibire in via assoluta l’uso almeno di stralci di brani musicali o di video. Resta invece fermo il divieto di servirsi senza autorizzazione di opere per intero: l’impiego del materiare protetto da diritto d’autore, insomma, deve rimanere non solo “fair” ma anche “proportionate”, restando nei confini previsti a livello normativo. Lo stesso vale per le citazioni e altri possibili sfruttamenti delle opere dell’ingegno, come quelli necessari nell’ambito di studio e ricerca, della processione dati, della formazione, dell’archivistica ecc.

Il fair use, lo ricordiamo, è un principio che molti avrebbero voluto vedere introdotto nel nuovo regolamento AGCOM, e che avrebbe potuto contribuire ad allontanare almeno una parte delle  sue criticità. L’autorità nostrana ha invece preferito introdurre un riferimento generico alle “lesioni massive” del copyright, verso cui dovrebbe indirizzarsi in via prioritaria l’interesse e l’azione del Garante. Data l’indeterminatezza giuridica della fattispecie, nonché la possibilità per i detentori dei diritti di segnalare qualsiasi violazione, a prescindere dalla sua rilevanza numerica o economica, secondo gli oppositori del provvedimento  il nuovo sistema potrebbe potenzialmente andare a colpire anche quegli usi individuali e palesemente “innocui” delle opere della creatività, tutelati invece in ordinamenti come quello americano e ora inglese.

La questione del contrasto alla pirateria online resta insomma più aperta che mai, mentre si aspetta di vedere in opera nel nostro Paese le nuove procedure introdotte dall’AGCOM.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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