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Netflix affronta la class action degli azionisti, ma è primato nel VOD.

Gli investitori citano in giudizio il management per la perdita di valore in Borsa, ma il titolo cresce grazi ai risultati di una ricerca NPD Group secondo cui la società detiene il 55% del mercato dello streaming on demand a pagamento.

Non si può certo dire che sia un periodo tranquillo per Netflix: dall’apertura del servizio in Inghilterra e Irlanda, fino allo sbarco su Playstation Vita e alla nuova window imposta da Warner Bros per il noleggio dei suoi film in DVD e Blu-ray, la compagnia di Los Gatos ha vissuto un inizio anno decisamente movimentato. Partiamo dalle ultime notizie, cioè le dimissioni del Chief Marketing Officer, Leslie Kilgore, di cui ancora non si conosce il sostituto. La sua è la prima “testa” a cadere dopo un evento ben più rilevante, cioè la class action lanciata da un gruppo di azionisti, che evidentemente hanno deciso di non sottostare passivamente al crollo della società in Borsa causato dall’aumento dei prezzi partito a luglio e dalla decisione – poi abbandonata – di separare il business dello streaming da quello del noleggio per corrispondenza delle copie fisiche di film e serie tv. Il CEO Reed Hastings, non è un mistero, cerca da tempo ormai di spostare Netflix in via definitiva sul VOD, per competere con le grandi tv statunitensi, ma il processo si è dimostrato più lungo e complicato del previsto, e poco gradito ai consumatori americani ancora affezionati al noleggio per posta.

 


Risultato? Nel clamoroso terzo trimestre del 2011 la compagnia ha perso quasi un milione di utenti e il valore delle sue azioni è passato da 300 a una media di 70-80 dollari, con ripercussioni evidenti sugli investitori. Ora alcuni di loro hanno citato in giudizio i vertici della società, accusandoli di aver trasmesso al mercato informazioni false e ingannevoli sulle proprie strategie e sui contratti firmati con gli Studios, in modo da gonfiare il prezzo delle azioni. Secondo il quadro disegnato dai sostenitori della class action, Netflix avrebbe saputo che molti degli accordi con i suoi fornitori di contenuti erano in scadenza e che avrebbe dovuto rinnovarli a prezzo ben più alto, e avrebbe perciò tentato di reperire liquidità in Borsa, salvo poi veder crollare il titolo una volta rivelate le intenzioni del management. Di certo non si tratta di una notizia positiva, ma per il momento Netflix l’ha superata senza un graffio: merito di una ricerca sul settore dell’home video e del VOD condotta da NPD Group, che ha rivelato come la compagnia di Los Gatos sia il leader assoluto dell’on demand a pagamento negli Stati Uniti. La sua quota di mercato avrebbe subito una flessione di quattro punti percentuali a causa dell’aumento del prezzo del servizio, ma si tratterebbe comunque di un passaggio dal 59 al 55%, che non intaccherebbe perciò il suo primato nello streaming di contenuti audiovisivi digitali. Anche la sua posizione nel settore del noleggio delle copie fisiche rimarrebbe stabile al 30% di un mercato la cui nuova leadership spetta invece a RedBox, descritta come il principale beneficiario della crisi delle videoteche.

Sempre la ricerca di NPD Group mette però in luce come il vero motore del cambiamento nel mercato dell’home video sia proprio  l’on demand, con sempre più consumatori intenti ad attrezzarsi per accedere ai servizi di streaming, e non stupisce che dopo la pubblicazione di questi dati, le azioni di Netflix siano tornate a salire superando nuovamente la soglia dei 100 dollari. In questo scenario, inoltre, appare meno critica sia la class action, sia il raddoppio della window imposto da Warner Bros per l’affitto di DVD e Blu-ray, che ora la compagnia di Los Gatos non potrà offrire in noleggio prima di 56 giorni dalla loro uscita per la vendita. Netflix si era guadagnata più di qualche biasimo per aver accettato queste condizioni, rifiutate con decisione da competitor come appunto RedBox e BlockBuster. L’alternativa sarebbe stata però acquistare a prezzo maggiorato i dischi da rivenditori autorizzati,andando a rinforzare le tesi di chi accusa la compagnia di pagare troppo i propri contenuti. E considerando quanto Hastings abbia sottolineato la minor importanza del noleggio per posta rispetto allo streaming, il nuovo accordo con Warner non sembra incoerente con la strategia perseguita fino ad ora. Che poi dia i suoi frutti, è da vedere: certamente, è questo il campo in cui Netflix viene inseguita dai concorrenti.

Il servizio di streaming dei grandi network, Hulu, ha infatti annunciato la produzione in proprio di una serie tv, dopo che Netflix ne ha messe in programma ben due originali e non acquistate dai broadcaster tradizionali. All’ultimo CES Netflix ha annunciato la partnership con Playstation Vita, e l’inglese LoveFilm ha risposto con un’app per la smart tv LG.  La società di Hastings continua dunque a essere un trend setter, la sfida sarà dimostrarsi all’altezza degli obiettivi preposti, cioè battere le emittenti come HBO e tutti gli altri competitor anticipandoli nella corsa al mercato del VOD e, probabilmente, delle tv connesse in Rete.

 

Fonte: The WrapThe Business Week, SlashFilm

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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