You are here
Home > Cinema > Digitale > Verso Sorrento – L’esercizio tra difficoltà e spiragli di speranza

Verso Sorrento – L’esercizio tra difficoltà e spiragli di speranza

Dopo l’articolo sulle chiusure dei cinema, abbiamo sentito i presidenti Anec di quattro regioni per approfondire la situazione delle sale nelle loro aree. I problemi non mancano ma alcuni film italiani di successo quali Siccità, Il colibrì e soprattutto La stranezza hanno dato una boccata di ossigeno ai cinema cittadini. Parlano Arrigo Tomelleri (Piemonte), Alberto Passalacqua (Liguria), Giulio Dilonardo (Puglia) e Paolo Signorelli (Sicilia)

Chi segue il mercato cinematografico è consapevole delle difficoltà in cui si sta dibattendo il mondo dell’esercizio. Il 4 novembre avevamo pubblicato un articolo sulle chiusure dei cinema in Italia (qui il link); oltre 100 schermi in tutto il territorio nazionale. Un fenomeno che, lungi dall’essersi risolto, rischia di riacutizzarsi nei prossimi mesi se i numeri di incassi e presenze rimarranno ancora così bassi rispetto al 2019. Partendo da quell’analisi abbiamo contattato alcuni presidenti Anec regionali per cercare di andare a fondo sulla situazione dei cinema nelle loro zone ma anche per provare a cogliere eventuali segnali in controtendenza che potrebbero far ben sperare per il futuro se non immediato, almeno a medio-lungo termine. Ne emerge uno spaccato dell’esercizio in Italia che prova a resistere e combattere in una situazione di mercato complessa. C’è per tutti il tema di un’offerta di prodotto troppo discontinua, soprattutto a livello di film commerciali, mentre per i cinema cittadini un po’ di ossigeno è arrivato da film quali Siccità, Il colibrì e La stranezza che hanno rilanciato la produzione italiana per lo meno sul versante dei film di qualità pensati per un pubblico ampio. A questi si potrebbero aggiungere anche Dante – film dalla lunghissima vita in sala – e L’ombra di Caravaggio. Ma tutto questo non basta. Ci sono ancora diversi temi che andranno affrontati a livello associativo e istituzionale. Rimane aperta, ad esempio, la questione window mentre il caro bollette incide pesantemente sui costi di gestione delle sale. Sullo sfondo, inoltre, si apre una riflessione sul difficile ricambio generazionale nella gestione delle sale che potrebbe comportare altre dolorose chiusure.

La situazione generale

Arrigo Tomelleri guida l’Anec Piemonte e Valle d’Aosta e gestisce il Cinema Verdi di Candelo (BI): «Sono pessimista – dichiara a cineguru.screenweek – se i numeri del box office non cambiano e se non avremo aiuti dalle istituzioni. Sono tanti i film che non riescono a intercettare gli interessi degli spettatori. Patiamo il mancato accordo sulle window, il cui iter è stato bloccato dalla caduta del governo Draghi. Ritengo che la collaborazione tra piattaforme e cinema andrebbe rivista. Perché da esercente non posso programmare alcuni contenuti forti prima che passino sulle piattaforme? Immagino eventi su serie dal grande impatto come poteva essere Il trono di spade. Sono convinto che questa collaborazione servirebbe alle sale e alle piattaforme. Invece, cosa accade? Che le nostre sale vedono il passaggio di piccoli film per pochi giorni per poi transitare sulle piattaforme in tempi rapidi. E questo vale soprattutto per i film italiani spesso sovvenzionati con risorse pubbliche. La sala, così, diventa marginale». Per il presidente Anec Liguria Alberto Passalacqua – Centrale di Santa Margherita Ligure (GE), Augustus di Rapallo (GE), Ariston di Sestri Levante (GE), Moderno di Novi Ligure (AL) – «il problema fondamentalmente è l’assenza di prodotto. Funziona molto bene un titolo ma gli altri soffrono; chi gestisce multisale deve scegliere quale schermo “sacrificare” ogni settimana. E questa situazione si ripercuote soprattutto sui multiplex che hanno più schermi da dover alimentare con i film. Dopo Top Gun e Minions abbiamo avuto poco prodotto commercialmente forte. Black Panther sta andando bene ma non allo stesso livello di incassi di altri mercati. Vedremo cosa succederà attorno ad Avatar – La via dell’acqua ma sono curioso anche dei risultati di The Fabelmans di Steven Spielberg, e del resto dell’offerta di fine anno: i titoli si ritaglieranno un loro spazio o saranno fagocitati da Avatar? Penso soprattutto ai cinema con pochi schermi che dovranno smontare il film di Cameron sotto Natale per far spazio ad altri titoli che si spera funzionino».  Pesante la situazione per Paolo Signorelli, presidente Anec Sicilia e gestore del Cinestar di San Giovanni La Punta (CT): «Le strutture che gestisco – oltre al Cinestar anche i multiplex Starplex di Roma e Tradate (VA) – stanno perdendo il 60-65% rispetto al 2019. Abbiamo ricevuto cospicui aiuti da parte del Mic durante i periodi di lockdown ma sono stati appena sufficienti per pagare gli affitti. Anche il caro energia è decisamente penalizzante per noi esercenti; per il multiplex Cinestar abbiamo dovuto pagare fino a 40mila euro al mese di bollette. La situazione in questo modo non può andare avanti». Non si vede interesse per il grande schermo da parte del pubblico di mezza età: «Lavoriamo prevalentemente con spettatori dai 15 ai 25/30 anni mentre i cinquantenni al cinema vanno molto meno. Per riprendersi, occorre recuperare l’abitudine di tornare al cinema ma dobbiamo affrontare la concorrenza delle piattaforme che hanno conquistato non solo i giovani. Ci vuole inoltre un buon prodotto di qualità; qui in Sicilia la bella sorpresa è stata La stranezza che ci ha dato un po’ di ossigeno. La pandemia sta rendendo il nostro mercato sempre più stagionale. Prima si lavorava bene per 7 o 8 mesi, ora l’attività redditizia è concentrata in un periodo settimane ancora più ristretto. Stiamo attendendo tutti Avatar ma un film non salva la stagione».  Dalla Puglia arrivano segnali di leggera controtendenza: «I nostri cinema stanno performando meglio di altre regioni. Ciò non significa, però, che non siamo anche noi in sofferenza», spiega il presidente Giulio Dilonardo (cinemateatro Verdi di Martinafranca, TA). «La regione Puglia ha sostenuto le sale in questi due anni ma il 2022 è il più difficile rispetto ai due precedenti perché siamo aperti, il mercato è in difficoltà e mancano i sostegni. Nel 2020 avevamo beneficiato moltissimo del successo di Tolo Tolo di Zalone; nel 2021, tra sostegni regionali e ministeriali è stato un anno di difficoltà ma abbiamo potuto resistere. Quest’anno ci stiamo muovendo senza rete di protezione. Certo, se la situazione non cambia, altri schermi saranno costretti a chiudere.  È indispensabile l’approvazione della normativa relativa alle windows; non c’è sostegno sufficiente senza questo meccanismo. Inoltre, attendiamo i nuovi crediti di imposta cedibili sui costi di funzionamento, provvedimento bloccato dalla caduta del precedente governo. Importante poi il decreto ministeriale 400 a firma del ministro Sangiuliano, che era rimasta in sospeso con la precedente gestione di Franceschini, e che incentiva la domanda di consumo cinematografico. Sono tre misure indispensabili per permetterci di guardare con ottimismo al futuro e sui quali a livello associativo mi batto da anni. Giusto parlare di esperienza in sala, rinnovamento delle strutture e investimenti ma credo che i tre punti precedenti siano davvero quelli indispensabili».

La stranezza di Roberto Andò è uno dei recenti successi che ha dato un po’ di ossigeno ai cinema cittadini

Come vanno le strutture

La situazione non è rosea in nessuna regione, per utilizzare un eufemismo. Le difficoltà sono trasversali a tutte le tipologie di sala. Se si guarda al Piemonte, spiega Arrigo Tomelleri «patiscono soprattutto i cinema della provincia che dovrebbero essere messi nelle condizioni di poter praticare la multiprogrammazione con più facilità. Nel mio cinema di due sale la gestione è familiare e riusciamo a contenere i costi; facciamo solo film d’essai. Patiamo anche noi la sovrapposizione di film in uscita. Non riusciamo a soddisfare tutte le richieste e spesso dobbiamo sacrificare i film. Torino è una città anomala; ci sono molti cinema attivi in centro grazie alla legge regionale che impedisce la costruzione di multisale e multiplex in bacini d’utenza già coperti e a una amministrazione comunale che ha sempre tutelato le sale. Alcune chiusure ci sono state, certo, ma non abbiamo avuto la desertificazione del centro come a Milano». Nel capoluogo, il Nazionale gestito dalla famiglia Ventavoli è passato da 2 a 4 schermi; un cinema specializzato nella proposta di qualità che può contare su uno zoccolo duro di spettatori così come Eliseo e Romano. Sono soprattutto i cinema votati al commerciale, in particolare quello italiano, che stanno facendo fatica. «Gli ultimi film italiani ad aver avuto successo sono stati Il colibrì e La stranezza, non certo film commerciali», spiega Tomelleri. Che continua: «Dove ci sono strutture a conduzione familiare ci si salva maggiormente. Penso a realtà gestite da esercenti quali Simone Castagno, Domenico Reposi e Luigi Boggio. E ovviamente anche Lorenzo Ventavoli.  In Piemonte le grandi catene di esercizio sono presenti ma rimane attivo un forte tessuto di cinema che sono riconducibili a storiche famiglie di esercenti. E questo è un valore aggiunto». Analizzando la situazione in Liguria, Alberto Passalacqua sottolinea che «ci sono aree in cui i cinema vanno meglio rispetto ad altre, ma la media è quella generale del mercato di una flessione del -50% rispetto al 2019. Per quanto riguarda i miei cinema, a Sestri Levante le performance sono migliori rispetto ad altre piazze perché la cittadina un bacino di utenza più ampio in confronto ad altre zone analoghe e siamo distanti dalle città con i multiplex. I cinema di Rapallo e Santa Margherita, con i loro quattro schermi, sono in linea con il mercato. I locali del centro di Genova, puntando molto sulla qualità, hanno ottenuto di recente risultati migliori rispetto all’andamento generale perché ultimamente sono usciti prevalentemente film più adatti ai locali di città e a un target adulto. Penso a Siccità, Il colibrì e La stranezza. Ci sono piccole realtà, come il cinema Columbia di Ronco Scrivia (GE), che stanno rispondendo bene grazie ai film italiani citati prima ma parliamo comunque di piccoli numeri». La Sicilia è caratterizzata da pochi multiplex da 9 schermi in su; il tessuto è composto prevalentemente da monosale e piccole multisale: «Le monosale a gestione familiare resistono perché riescono a contenere i costi», spiega Paolo Signorelli. «A Catania ha chiuso lo storico cinema Alfieri e si spera di non avere altre chiusure. Oltre al nostro multiplex, a Belpasso si trova il multiplex The Space. Nel 2019 nel nostro cinema avevamo superato i 500mila spettatori; quest’anno chiuderemo intorno a 220mila presenze. Palermo è un’ottima piazza come offerta di sale; il multiplex Uci sta ottenendo ottimi risultati così come il Metropolitan in centro città. Le sale di Messina e Trapani sopravvivono; soffrono ma sono dotate di strutture più piccole che hanno costi di gestione inferiori rispetto a quelle di Catania e Palermo. Nel 2019 a Milazzo aveva aperto la multisala The Screen che era partita molto bene ma che poi è stata fortemente penalizzata dal Covid e che non si è ancora ripresa». Sulla Puglia, Giulio Dilonardo ricorda che «nella Regione ci sono state, purtroppo, diverse chiusure. Si sono accelerati processi di cambi d’uso rispetto all’attività cinematografica. In altre situazioni di cinema in locazione, la mancata revisione dei canoni di affitto ha portato gli esercenti a non rinnovare gli accordi, visto anche un mercato che stenta a tornare ai livelli pre pandemici. Si stanno difendendo meglio le monosale rispetto alle multisale, specie quelle di 3 o 4 schermi, perché riescono a puntare di volta in volta sui film di maggior successo e, anche grazie alla multiprogrammazione, propongono i titoli più attrattivi del momento. I multiplex di impostazione più commerciale vanno leggermente meglio rispetto alla media nazionale ma stanno comunque soffrendo».

Avatar – La via dell’acqua è il film più atteso dagli esercenti per la fine dell’anno

Il difficile ricambio generazionale

Tutti gli intervistati hanno posto l’accento anche a un altro tema di cui forse si riflette poco. Quello del difficile ricambio generazionale per la gestione delle sale cinematografiche. Senza l’arrivo di nuove generazioni, in prospettiva, diversi locali saranno destinati a chiudere: «Quello del ricambio generazionale è effettivamente un problema», interviene Arrigo Tomelleri. «Bisognerebbe introdurre incentivi che spingano i giovani a rilevare le nostre attività di esercizio per creare un ricambio. Io sarei contento di poterlo fare. Purtroppo a livello nazionale non si pensa a questo tema; occorrerebbe creare percorsi di formazione per i giovani, ad esempio. Si pensa che il cinema sia solo divertimento ma è un’industria che dà da lavorare a migliaia di famiglie». Aggiunge Alberto Passalacqua: «Io ho 54 anni e lavoro da trent’anni. Chi oggi lascia l’attività ai figli? Nessuno, purtroppo. Il rischio è che senza un ricambio molti cinema chiuderanno. Io ad esempio ho rilevato alcuni proiettori proprio da un esercente che ha cessato l’attività non essendo riuscito a passarla al figlio che ha scelto un’altra professione». Conclude Giulio Dilonardo: «Le generazioni che hanno vissuto i fasti e i successi del mercato cinematografico avevano deciso di proseguire anche nella consapevolezza di perdere denaro. Ora quei genitori non si augurano che i figli facciano il loro stesso mestiere destinato a essere in perdita. Ci sono comunque giovani che sono stati inseriti con profitto nell’esercizio».

One thought on “Verso Sorrento – L’esercizio tra difficoltà e spiragli di speranza

Lascia un commento

Lascia questi due campi così come sono:

Protetto da Invisible Defender. E' stato mostrato un 403 ai 377.939 spammer.

Top