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Quali sono le urgenze del nostro settore? – Parte 2

Le window, il tax credit e gli obblighi di investimento sono al centro delle discussioni. Oggi ne parlano Luigi Lonigro (Anica), Giancarlo Leone (APA) e Jaime Ondarza (Anica)…

Due settimane fa, ospitavamo il parere di Francesco Rutelli (presidente Anica), Mario Lorini (presidente Anec) e Benedetto Habib (Presidente dei produttori in Anica) sulle urgenze del nostro settore. Oggi, è il turno di altri tre responsabili delle associazioni italiane.

Iniziamo da Luigi Lonigro, Presidente dei distributori in Anica:

La principale urgenza è quella di far ripartire il nostro mercato e riportarlo ai livelli pre-pandemia, per consentire a distribuzione ed esercizio di poter andare avanti con le proprie gambe, come hanno sempre fatto fino alla pandemia. Provo sempre grande imbarazzo nell’effettuare richieste di sostegno o di interventi governativi, ma il perdurare di una situazione di mercato grave come quella attuale, che vede l’Italia come ultimo territorio europeo nel recupero della quota di mercato theatrical persa per colpa della pandemia, mi obbliga a evidenziare l’urgenza di interventi senza i quali, perdurando la situazione di mercato attuale, molte aziende saranno obbligate a ridimensionarsi con conseguenti licenziamenti o, nella peggiore delle ipotesi, a cessare l’attività.

Partiamo quindi dall’anello più debole della catena, le società di distribuzione medio-piccole specializzate in prodotto internazionale. Queste aziende necessitano di un intervento a fondo perduto che consenta loro di ripianare, almeno in parte, le ingenti perdite riportate negli ultimi due anni e andare avanti in attesa di tempi migliori. Molte di queste società sono in profonda crisi e a rischio di chiusura. Pertanto, auspichiamo che il nuovo governo predisponga un fondo di sostegno ad hoc per tutte le società di distribuzione che non abbiamo superato negli ultimi due anni la quota di mercato del 3%.

Passando al prodotto nazionale, chiediamo che venga prorogato a tutto il 2023 il tax credit potenziato per la distribuzione del cinema italiano, con un’aliquota non inferiore al 60%. Inoltre, per stimolare produttori e distributori a posizionare prodotto nazionale anche nei mesi estivi, c’è bisogno di ripristinare il tax credit all’80% per il prodotto nazionale in uscita nel periodo 15 maggio-15 settembre 2023. Abbiamo necessità, insieme all’esercizio, di poter attivare un’imponente campagna di comunicazione sul consumo di cinema al cinema, che dovrà vedere le due edizioni del 2023 di “Cinema in festa “ e l’estate 2023 come veri momenti trainanti.

E poi, abbiamo bisogno di un “progetto giovani” che possa incentivare il ritorno al cinema degli under 25, grazie a un prezzo calmierato integrato da un sostegno pubblico. Ma tutti questi interventi pubblici potrebbero diventare semplici palliativi nel caso in cui il mercato non dovesse ripartire in tempi brevi, pertanto sono necessarie innanzitutto regole certe su cui costruire il nostro futuro, a partire da quelle legate alla cronologia e alle finestre.

Concludo riportando una dichiarazione di David Zaslav, Presidente e amministratore delegato di Warner Bros. Discovery:

“credo che l’esperimento di inseguire gli abbonati a ogni costo sia terminato. Abbiamo imparato cosa non funziona: i film che vanno direttamente in streaming, così come far collassare la window theatrical per favorire i servizi di streaming”.

E di colpo non mi sento più un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Dove si è generato il disastro del totale abbattimento delle window, qualcuno sta avendo il coraggio di ammettere un gravissimo errore, sicuramente generato da circostanze uniche e, speriamo, irripetibili. Ora è tempo di correre ai ripari prima che la situazione diventi irreversibile.

Proseguiamo con Giancarlo Leone di APA (Associazione Produttori Audiovisivi):

Ci sono due urgenze molto importanti. La prima è chiudere la fase di analisi che il MIC ha svolto assieme al MISE per quanto riguarda la scrittura e l’approvazione dei regolamenti attuativi del nuovo Tusmar (Testo unico servizi media audiovisivi radiofonici), che prevede degli obblighi di investimento da parte dei fornitori di media audiovisivi e il relativo regolamento, che deve definire i rapporti con i produttori indipendenti. Questo regolamento è fondamentale, perché non basta aver stabilito le percentuali di investimento da parte delle piattaforme, ma soprattutto serve sapere come e con quali regole, in modo che ci sia congruità, equità e correttezza nella valorizzazione dei diritti e nel relativo periodo di sfruttamento temporale. Altrimenti, il rischio è che ai produttori potrebbero essere lasciati pochi diritti, cosa che non permetterebbe la crescita dell’industria.

La seconda urgenza è rivedere e pianificare in maniera precisa il tax credit, a cominciare da quello del 2022, che in teoria doveva già essere disponibile per i produttori, ma che invece, se tutto va bene, lo sarà solo a dicembre, visto che il decreto al momento non è ancora stato emanato. Questo significa che i produttori si stanno facendo carico di costi e interessi che avrebbero dovuto essere coperti dal tax credit. Per il 2023 sarà importante renderlo disponibile fin da inizio anno.

Va ricordato che il meccanismo del tax credit non rappresenta una spesa per lo Stato, ma si tratta di entrate fiscali che non vengono utilizzate dall’erario e in questo modo consentono alle produzioni di generare lavoro e investimenti importanti, che alla fine danno modo di realizzare entrate per lo Stato di circa il doppio di quelle originali. Insomma, non c’è un problema finanziario, ma è solo questione di creare un meccanismo che consenta a tutti i produttori di accedere a un tax credit senza un tetto (che non sia quello legato alla singola opera) e coerentemente con gli investimenti che le aziende effettuano ogni anno.

Infine, ecco il parere di Jaime Ondarza, Presidente dell’Unione Editori Media Audiovisivi:

E’ importante avere continuità e un quadro normativo che dia stabilità, perché ci sono grandi investimenti che si stanno facendo. In questo senso, i cambi repentini di regole complicano molto i piani industriali.

Ovviamente, c’è stata una discussione sulle finestre che ha avuto un esito diverso da quanto speravamo. Siamo preoccupati per l’attenzione riservata a punti di vista più estremi. Noi vorremmo cercare un’interlocuzione più inclusiva e costruttiva, che ci veda tutti insieme come comparto e non contrapposti. Vorremmo provare a rivisitare le finestre, riportandole a una gestione industriale tra i vari attori dell’industria, piuttosto che avere una normativa imposta, perché quello che si è cristallizzato non piace a nessuno.

Per quanto riguarda l’obbligo di investimenti, le posizioni sono variegate. Chiaramente, capiamo la posizione dei governi, non solo quello italiano, di garantire gli investimenti locali, cosa che noi stiamo facendo indipendentemente dagli obblighi di legge. Certo, c’è molta pressione su tutti gli streamer per ridurre i costi. Se guardiamo a livello globale, si investono cifre enormi e c’è già la tendenza a rivedere e tagliare. E’ chiaro che, se opprimiamo troppo il sistema, il mercato potrebbe diventare meno appetibile di quello che è adesso.

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

2 thoughts on “Quali sono le urgenze del nostro settore? – Parte 2

  1. Soluzioni: il governo ci dia i soldi degli italiani. La tax credit all’ 80% è una cosa ben oltre l’illegale.

  2. Ma nessuno parla che bisogna produrre film appetibili per l’estero come avviene in Francia.
    Negli anni 80/90 il cinema Italiano aveva una forte potenzialità nei mercati esteri e i produttori non avevano nessuna sovvenzione se non ( nella maggior parte dei casi) dei MINIMI GARANTITI che le società di vendita all’estero davano . Ora queste società per sopravvivere devono prendere per le vendite film di nazionalità estera.

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