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È stata la mano di Netflix

La mancata pubblicazione dei dati Cinetel del film di Sorrentino è una questione contrattuale tra le parti o è un tema industriale?

Leggo dal puntuale resoconto sui dati Cinetel di Marco Triolo su Cineguru che “ieri l’incasso totale è stato di 595.780 euro (-21% rispetto al venerdì precedente), le presenze 92.628 e le sale 2.651”.
Peccato che non si tratti di tutte le presenze. Peccato che non si tratti di tutte le sale. Come è noto mancano i dati delle (250?) sale che hanno programmato È stata la mano di Dio di Sorrentino ed i relativi ingressi, con i quali, verosimilmente, avremmo avuto un segno +. Non è un dettaglio. Non è una questione da derubricare con i vari “il film è di Netflix e se non accetti queste regole non lo programmi” (senza contare che, anche “con queste regole”, il numero di esercenti disposti a programmarlo sarebbe stato almeno doppio).

Qui parliamo di un’industria in una fase delicatissima della ripresa, privata delle informazioni in grado di rivelare la reattività della domanda ad un pezzo così importante dell’offerta cinematografica.
Qui parliamo del film candidato a rappresentare l’Italia come miglior film internazionale agli Oscar; parliamo di un prodotto-simbolo della nostra industria relativamente al quale la stessa industria (produttori compresi) ignorerà le performance (se non per l’odioso meccanismo del “mi hanno detto che…”) sia per la finestra theatrical sia su piattaforma (salvo accontentarsi della presenza nella Top 10 settimanale ma senza ancoraggio con views e ore).
Il broadcaster che programmerà il titolo in futuro, pagando la cifra X, non saprà esattamente quanto il titolo è stato sfruttato, e quando analizzerà i dati Auditel avrà chiavi interpretative molto più deboli (“è il film che non funziona o ha funzionato fin troppo bene prima?”).

Intendiamoci: Netflix fa la sua parte in modo legittimo, efficace ed efficiente. A Netflix non interessa portare a casa tutto il potenziale theatrical de La mano di Dio. Al contrario, Netflix lavora sull’attivazione della domanda e sulla sua parzialissima soddisfazione in sala, per poi “convertire” al massimo sulla piattaforma, dove saranno gli unici a sapere esattamente come sia andato il film.

Chi pensa che si tratti di una questione che riguarda solo i rapporti contrattuali fra Netflix, produttori, distributori e broadcaster (e non di un tema da affrontare nella prospettiva dell’interesse superiore dell’industria) si merita battute come:
Reed, l’industria cinematografica ha fame di dati!
Che mangino Top 10”.

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