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Cronache della riapertura: la Cina ci riprova e punta a giugno

Il paese colpito per primo dal coronavirus fa i primi passi verso un possibile ritorno al cinema

La Cina è vicina. A una possibile riapertura dei cinema, s’intende. Il paese che per primo è stato colpito dall’epidemia di COVID-19 si sta lentamente rimettendo in moto, ma ancora non ci sono date precise circa la riapertura delle sale. C’è però una luce in fondo al tunnel: le autorità cinesi ora puntano ufficiosamente a giugno per il via libera.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a fine aprile, Bei Chen, vice-segretario generale del governo municipale di Pechino, ha dichiarato che musei e luoghi di svago, cinema inclusi, dovrebbero ottenere il via libera per la riapertura ai primi giugno, dopo la conclusione del Congresso Nazionale del Popolo di maggio. Un segnale di fiducia, forse, che indica come il governo consideri l’emergenza contenuta.

La notizia è stata accolta con entusiasmo su Weibo, il principale social media cinese, dove gli utenti si sono detti nella maggior parte dei casi entusiasti della possibile riapertura. Ma forse sarebbe meglio aspettare a gioire: non è la prima volta, infatti, che i cinema cinesi provano a riaprire i battenti.

Il primo tentativo

Intorno al 20 marzo, circa 500 sale hanno riaperto dopo due mesi di chiusura. Stiamo parlando di un 4% delle 70 mila sale cinesi, un tentativo timido che, purtroppo, è stato immediatamente stroncato dalle autorità per paura di una nuova ondata di casi. Non ha aiutato il fatto che mancassero letteralmente i film da proiettare. Le repliche di film come The Wandering Earth, Wolf Warrior 2 e Green Book non sono bastate a convincere il grosso degli spettatori, ma nemmeno le principali catene di sale, che sono rimaste chiuse. Pochi giorni dopo è arrivato il dietrofront dell’ente cinematografico nazionale cinese e l’esperimento si è concluso.

Le conseguenze del lockdown

I cinema cinesi, a parte il breve intervallo di marzo, sono chiusi da fine gennaio. Le misure di contenimento dell’epidemia hanno avuto un impatto devastante sul parco sale: si ritiene che almeno 2300 cinema abbiamo chiuso i battenti solamente nei primi due mesi di lockdown. Wang Xiaohui, capo dell’Ufficio Cinema cinese, ha stimato che gli incassi caleranno di circa 4,2 miliardi di dollari rispetto al 2019, quando gli incassi totali erano stati di 9,2 miliardi.

Wang ha aggiunto che il governo offrirà politiche di supporto per l’industria del cinema e che gli enti cinematografici regionali penseranno a delle misure locali. Inoltre, il governo d’ora in avanti dovrebbe “controllare le finestre di proiezione nelle sale”. Il che suggerisce che le autorità potrebbero mettere in atto delle misure per proteggere le uscite da un salto troppo precoce allo streaming.

Le misure di sicurezza

Circa le misure che verranno adottate nelle sale non ci sono, ancora una volta, dati certi. Quello che sappiamo è che dovrà essere limitato il numero di spettatori, dovrà essere potenziata l’aerazione dei locali, che dovranno essere puliti e sanificati quotidianamente. Inoltre, gli avventori dei luoghi chiusi dovranno continuare a indossare la mascherina.

Nelle ultime ore, il nuovo lockdown nella città di Shulan, al confine con la Russia, ha destato non poche preoccupazioni. Staremo a vedere se il rinnovato allarme influirà in qualche modo sulla tabella di marcia, che comunque resta abbastanza vaga da essere facilmente rimaneggiata in vista di nuovi focolai.

Fonti: Variety, The Hollywood Reporter

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