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Mediaset: accordo con Telecom e Vivendi "fantascienza", TLC in fermento

Il management definisce prematura ogni ipotesi. Ma se davvero anche Mediaset approdasse su Telecom? Che spazio resterebbe ai nuovi operatori stranieri dello streaming legale come Netflix? E se l’operazione fosse più grande del previsto e riguardasse anche il mercato francese?

Sembrerebbe smentire tutte le voci circolate negli scorsi giorni la secca dichiarazione di Gina Nieri, consigliere Mediaset, secondo cui “per ora è fantascienza” ipotizzare un accordo con Telecom (già reduce da un’intesa per distribuire tramite fibra ottica i contenuti di Sky) coinvolgendo magari anche il colosso francese delle comunicazioni Vivendi. Stando alla smentita sarebbe “prematuro” parlare di un qualsiasi accordo, ciò non significa però che sia impensabile considerando che sono stati i vertici dello stesso operatore italiano di TLC a confermare la presenza di “discussioni avanzate” con il broadcaster per far transitare online quantomeno i contenuti premium attualmente forniti tramite decoder. Una partnership simile a quella appena annunciata con il leader del satellite, che in teoria sembra riguardare solo questioni tecniche ma in pratica darebbe a Internet una rilevanza tale da scuotere fortemente il settore mediatico italiano, per ora legato ancora con il cordone ombelicale al DTT.

telecom

Se anche Mediaset dovesse passare i suoi contenuti a pagamento in fibra, avverrebbe una scissione netta tra la pay-tv, disponibile per tutti gli utenti del web secondo le modalità dettate dall’avanzata degli OTT (i servizi di video on demand internazionali come Netflix, ma anche italiani quali Chili e Timvision), e le trasmissioni free generaliste, fruite e programmate secondo il vecchio modello della comunicazione one-to-many. Nel caso entrambi i colossi del piccolo schermo nostrano si accordassero con il servizio di telefonia, si verrebbe anche a creare un panorama piuttosto peculiare in cui, ad esempio, Mediaset coprirebbe con servizi diversi quasi tutte le finestre della distribuzione digital del prodotto cinematografico dopo la permanenza in sala: quella più immediata del TVOD, cioè del noleggio online dei film di nuova uscita, tramite Infinity, quella della pay-tv (che tra l’altro tendenzialmente interrompe la disponibilità in VOD su altre piattaforme per circa un anno) con Premium, e per finire la window dello SVOD (streaming ad abbonamento), di nuovo tramite Infinity.

A parte le conseguenze sul mercato del video on demand, l’incertezza sulle prossime mosse del colosso televisivo toccano in maniera più ampia il lucroso settore delle comunicazioni. Secondo la ricostruzione di Repubblica, l’asse con Telecom sarebbe infatti sostenuto da un altro soggetto di primo piano a livello internazionale, la francese Vivendi, che non solo sta progressivamente aumentando  il proprio peso nell’operatore italiano di TLC, ma sembra decisa a espandersi anche nel campo dei media. Ad avallare l’ipotesi le parole dell’azionista di riferimento Vincent Bolloré, che ha detto di avere in mente per Vivendi un futuro da conglomerato globale del settore. Tradotto, l’investitore del colosso sembra voler sottintendere a Sky e Murdoch, il che non parrebbe neppure così impensabile per uno dei nomi chiave dell’alta finanza transalpina e italiana, già transitato per Mediobanca e Generali, cioè nel salotto buono dei poteri forti nostrani, e legato a doppio filo anche a quel Tarak Ben Ammar che vanta da sempre buoni rapporti con la figura di Berlusconi e una penetrazione capillare nel settore dell’intrattenimento internazionale.

Secondo il quotidiano, il quadro sarebbe perciò preciso e ben delineato, con un’avanzata in tempi brevi della società francese nei punti chiavi del comparto delle telecomunicazioni in entrambi i Paesi comunitari.  Uno scenario da fantascienza? Sarà da vedere. Intanto, sempre secondo Repubblica, una cosa è certa: la corsa all’offerta di intrattenimento di stampo televisivo via fibra è un colpo assestato nei confronti dei competitor stranieri come Netflix, in grado di ridurre ulteriormente i margini di manovra di soggetti diversi da quelli già preponderanti nella filiera audiovisiva italiana che volessero tentare di ritagliarsi una fetta del nuovo mercato. Allo stesso tempo, l’alleanza con i broadcaster rappresenterebbe l’unico ossigeno possibile per il leader delle TLC, che ha deciso di contrastare il nostro proverbiale digital divide in un momento in cui la propensione alla spesa delle famiglie italiane non è di certo ai massimi livelli e in cui, più che mai, sembra valere il principio del “content is king”. Peccato solo che il re sia sempre lo stesso, i colossi televisivi, e in questo caso non sembri neppure minimamente scalfito dai concorrenti al trono come successo negli USA alla potente HBO.

 

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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