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Netflix: l’Italia ancora lontana per il ritardo nella banda larga

Da Variety, una complessa analisi dei diversi mercati europei del video on demand e delle loro prospettive di crescita, che in Italia sembrano altamente inficiate dalla scarsa penetrazione di Internet ad alta velocità.

Netflix, il leader americano dello SVOD, il video on demand ad abbonamento, arriverà presto ad aggredire nuovi mercati europei oltre a quelli in cui può vantare una presenza già consolidata, cioè Gran Bretagna e Irlanda, Paesi Bassi e Scandinavia. Ad annunciarlo è stato lo stesso CEO Reed Hastings, in occasione della presentazione dell’ultima trimestrale 2013, e seppur non specificate, le aree più plausibili per l’espansione sono indicate da tutti gli analisti come Francia e Germania. Ma qual è la situazione del video on demand in Europa e quali Paesi si potrebbero realisticamente prestare all’arrivo del colosso americano dello streaming? A chiederselo è stata Variety, elaborando una mappatura del continente in cui all’Italia spetta un ruolo ancora molo defilato, anche per quanto riguarda le stime di crescita nel lungo periodo.

netflix e l'italia

Guardando allo status quo, Netflix ha chiuso il 2013 con 9,7 milioni di iscritti a livello internazionale, che si aggiungono ai 31,7 milioni statunitensi e contano per il 21% dei ricavi derivanti dal servizio di streaming. Si stima però che circa un terzo degli abbonamenti sia concentrato nel territorio canadese, che è stato anche uno dei primi a entrare nell’area di operatività della compagnia, nel 2010, e a diventare profittevole, nel giro di un paio di anni. La crescita è stata meno rapida in America Latina e in altri mercati, ciononostante le previsioni del mercato rimangono positive rispetto alla presenza europea di Netflix.

 

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Secondo Morgan Stanley dal Vecchio Continente, entro il 2018, arriveranno 30 milioni di nuovi iscritti, mentre stando alle proiezioni di Citi Research il Paese che farà registrare l’incremento maggiore sarà la Gran Bretagna, seguita dai mercati non ancora “aggrediti” di Germania e Francia con un 4-6 milioni di abbonamenti ciascuno. La stessa analisi pone invece l’Italia agli ultimi posti, perfino dietro a Polonia e Spagna: anche se Netflix vi dovesse arrivare nel giro di 4 anni, gli iscritti non raggiungerebbero nemmeno il milione in un paio di anni. Le ragioni? Per Variety risiederebbero soprattutto nel ritardo nel settore della banda larga.

La penetrazione di Internet ad alta velocità nel nostro mercato è di appena il 55%, contro una media europea del 72%. Questa sarebbe la ragione per cui le continue indiscrezioni sulle trattative tra Netflix e gli operatori locali di TLC si riferirebbero sempre a una fase “preliminare”, che sembra essere ancora l’aggettivo chiave per descrivere la situazione italiana. I competitor che il servizio potrebbe temere sono il portale recentamente lanciato da Mediaset, Infinity, il ramo VOD di Sky, ancora non approdato sul mercato, e quegli operatori che hanno aperto la strada al fenomeno negli ultimissima anni, cioè Cubovision di Telecom e la “videoteca online” Chili. Il vero problema, secondo Variey, sarebbe però la difficioltà a importare in Italia quelle strategie su cui Netflix sta puntando negli USA e in parte a livello internazionale, prima fra tutte la distribuzione di contenuti autoprodotti o in esclusiva. Per fare un esempio, anche se la serie tv originale del colosso americano, House of Cards, ottenesse un grande riscontro di pubblico, sarebbe difficile per la nostra banda sostenere il traffico di 10 milioni di spettatori. Le finestre e la concorrenza degli operatori locali sembrano perciò gli ultimi “difetti” del nostro mercato, che anzi a detta di Variety offre condizioni più fllessibili e favorevoli rispetto alla rigida cronologia dei media presente in Francia.

Allargando lo sguardo al resto dell’Europa, la Germania presenta un mercato del video on demand molto sviluppato, con tre operatori leader a cui si è aggiunto di recente un nuovo competitor legato a Sky. L’offerta è già ampia, sia in termini quantitativi che di formule di pagamento. In Francia, come abbiamo già avuto modo di analizzare, l’ostacolo è costituito principalmente dalla rigidità della normativa che regola il settore audiovisivo, in particolare per quanto riguarda le windows e gli obblighi di reinvestimento dei profitti in produzione indipendente. La Spagna soffre, oltre che di una congiuntura economica sfavorevole, di una forte penetrazione della pirateria che potrebbe inibire a lungo le mire di Netflix. La Polonia sembra invece presentare impedimenti simili a quelli italiani, con un mercato OTT ancora agli albori e una scarsità strutturale di connessione ad alta velocità.

 

 

Fonte: Variety

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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