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The Space e UCI Cinemas monopolizzano il mercato italiano

Dove prima vi erano multisala indipendenti, ora solo due grandi circuiti si dividono la maggior parte degli schermi italiani. Infatti lo scenario italiano dell’esercizio cinematografico è cambiato radicalmente nel giro di un anno. I due colossi in causa sono il fondo americano Terra Firma, che controlla i multiplex Uci-Odeon, e The Space, di proprietà di…

Dove prima vi erano multisala indipendenti, ora solo due grandi circuiti si dividono la maggior parte degli schermi italiani. Infatti lo scenario italiano dell’esercizio cinematografico è cambiato radicalmente nel giro di un anno.

I due colossi in causa sono il fondo americano Terra Firma, che controlla i multiplex Uci-Odeon, e The Space, di proprietà di 21 Investimenti (Benetton) e Mediaset. L’ultimo colpo è stato messo a segno da Terra Firma, che ha acquisito i multiplex del gruppo italiano Giometti e quelli del francese Ugc. Ma Benetton e Mediaset hanno contrattaccato comprando Cinecity, il più rilevante circuito di cinema nel nord-est e sono in trattative per altre tre multisala.

Terra Firma a questo punto possiede 420 schermi in 39 località e The Space ne ha 347 sale in 34 località. Una fetta corrispondente al 41% del mercato italiano è in mano a questo duopolio del multiplex e il terzo competitor ha poco più dell’1 %.

La capacità di generare un flusso di denaro immediato grazie alle biglietterie e le previsioni di crescita stabile, visto che si parla del 6% entro il 2013, rende le multisala un investimento appetibile per molti fondi di private equity. Uci-Odeon è un gruppo internazionale che controlla più di 2mila schermi in tutta Europa e sta passando proprio in questi giorni a Bc Partner e a Omers Private Equity, il fondo pensione dell’Ontario, per 1,3 miliardi di euro.

Nel nostro paese grazie ai nuovi acquisti i due colossi hanno raddoppiato il fatturato a 200 milioni circa, e sono in programma altri investimenti in tecnologia, marketing, allestimenti, palinsesti e nuove aperture. Uci ad esempio ha appena aperto la prima sala Imax di Italia nel suo multiplex di Pioltello, in provincia di Milano (che vi abbiamo mostrato in questo post), e sta convertendo in digitale tutti i suoi schermi. Entrambe si contendono un bacino di spettatori di 100-120 milioni di persone l’anno. Gli introiti derivano mediamente per il 65% dalle proiezioni (non solo film ma anche concerti, eventi sportivi e altro), per il 25% dal servizio bar ed infine per il 10% dalla pubblicità.

Su un punto si trovano tuttavia in comune: la lotta per far rispettare la finestra di 15 settimane prima del passaggio di una pellicola in dvd o premium tv

Ecco un elenco di alcune dichiarazioni di vari esponenti del settore sull’argomento, che sono state raccolte e pubblicate dal Giornale dello Spettacolo:

  • Giuseppe Corrado, amministratore delegato di The Space:

«Il mercato si è mosso molto nell’ultimo anno e mezzo. Prima c’era solo Uci, poi è nata The Space dall’unione di Medusa Multicinema e Warner Village e ci siamo avvicinati agli standard europei dove la quota in mano ai grandi gruppi è del 60%. Con Cinecity abbiamo acquisito in un colpo solo il 4,5% del mercato, 3 sale nelle prime 10 in termini di affluenza. Ora per crescere ci sono due possibilità: fare tante piccole acquisizioni tra le sale da 300mila spettatori, oppure nuove aperture. Nel Sud e nelle isole ci sono ancora zone che vogliamo coprire. E Giometti ha ancora da vendere due sale a Rimini e Prato»

  • Alfonso D’Amelio, esercente di Lioni (Avellino)

“Lo scontro fra i due gruppi dominanti, Uci e The Space, rischia di condannare all’estinzione tutto il resto. Proprio come nel Risiko, le realtà più piccole e isolate sono destinate a diventare inevitabilmente terra di conquista” La crisi che stiamo affrontando è la peggiore in assoluto; siamo sopravvissuti alla concorrenza delle tv private, dell’home video, della pirateria, ma adesso ci stanno letteralmente espellendo dal mercato”

  • Lionello Cerri, esercente e produttore

“La presenza di gruppi predominanti crea problemi ed evidenti difficoltà agli indipendenti; fra due sale di una stessa città di eguale valore le distribuzioni saranno, infatti, inevitabilmente portate a privilegiare quella che appartiene ad un circuito, che può far valere la propria forza anche in altre piazze”.

  • Gianluca Pignataro, direttore commerciale di Fandango

“Più un circuito si allarga, più diventa forte, più condiziona, non solo gli accordi di noleggio, ma anche le strategie di marketing e il posizionamento di un film. E’ inutile negarlo: se un mio film è destinato ai multiplex, oggi sono costretto prioritariamente a concordarne l’uscita con Uci e The Space”.

  • Riccardo Tozzi, produttore e presidente dell’Anica:

“Personalmente sono molto più preoccupato dal fatto che il 40% della popolazione è praticamente impossibilita ad andare al cinema per mancanza di strutture a portata di mano e di automobile, e dalla progressiva sparizione delle sale di città che sono il segmento più importante per il consumo di cinema italiano di qualità”.

  • Osvaldo De Santis, presidente della 20th Century Fox Italia:

“Le concentrazioni non mi infastidiscono più di tanto e i rapporti fra esercizio e distribuzione sono sempre stati caratterizzati da alti e bassi”. Lancia però un appello “affinché tutti gli esercenti che incontrano difficoltà a ottenere i nostri film ed anche il relativo materiale promozionale si rivolgano direttamente a noi: saremo lieti di accontentarli”.

  • Paolo Signorelli, presidente dell’Anec Sicilia:

“Sembra quasi che da parte delle distribuzioni ci sia una precisa volontà per eliminare il piccolo esercizio; non si spiegherebbero in altro modo certe assurde richieste di minimi garantiti, del tutto esagerati rispetto al fatturato della sala”.

  • Luigi Grispello, vicepresidente nazionale Anec:

“Oggi il sistema esercizio Italia è nettamente duale: da una parte il circuito dei multiplex, che ora sembra far capo praticamente a due soli soggetti; dall’altro una realtà di tante piccole/medie aziende. Sono due mondi completamente diversi per logiche aziendali e capacità di investimenti ma accomunati da un’estrema fragilità economica e da una scarsissima redditività. Mi ha colpito verificare, attraverso il Rapporto 2010 sul mercato e l’industria, realizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, che buona parte delle 46 principali aziende d’esercizio italiano siano in realtà in perdita, comprese quelle che stanno facendo incetta di altre aziende. C’è evidentemente qualcosa di strano e ci sono molti aspetti su cui intervenire: sul rapporto con le distribuzioni, che pretendono dalle piccole aziende quote di noleggio troppo elevate; sul mercato della pubblicità, che si sta sfaldando; sulla scomparsa delle sale di città, che renderà impraticabile la rinascita della produzione nazionale. Di fronte a tutto questo, mi pare che il nuovo ministro dei Beni Culturali, Galan, non dedichi sufficiente attenzione al settore”.

  • Francesco Santalucia, presidente dell’Anec Puglia:

Santalucia che non vede né rischi di un’eccessiva omologazione dell’offerta, con la progressiva concentrazione della proprietà degli schermi, (“anzi, se i maggiori circuiti puntassero su un numero limitato di proposte si aprirebbero nuove opportunità per gli indipendenti”) né un atteggiamento punitivo da parte della distribuzione verso i più piccoli (“anche perché per queste aziende sarebbe illusorio pensare di recuperare con gli indipendenti qualche punto percentuale di noleggio perso con i grandi gruppi”). Le preoccupazioni di Santalucia nascono invece “dalla perdita delle risorse provenienti dalla pubblicità, perché le concessionarie si stanno indirizzando esclusivamente sui circuiti ed hanno disdetto molti contratti con l’esercizio indipendente”.

Fonte: Corriere.it, Giornale dello Spettacolo

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