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Le sale d’essai di fronte a un gelido inverno

Nella giornata di apertura degli Incontri Fice di Mantova, convegno-assemblea molto partecipato e vivo su temi molto sentiti dagli esercenti; dal caro bollette al noleggio, da Cinema in Festa a come rendere sostenibile la propria attività

Più che un convegno una vera assemblea che ha visto la partecipazione di quella che si potrebbe definire la “base” dell’esercizio. Una base preoccupata, composta da tanti gestori di cinema appassionati che, però, vedono incerto il proprio futuro per la doppia congiuntura di un mercato che stenta a ripartire pienamente e per il caro bollette che sta minacciando tutte le attività economiche non solo italiane. La passione continua a muovere questo gruppo di operatori culturali ma iniziano a sollevarsi anche voci di chi teme di perdere l’entusiasmo e si sente demotivato. Il convegno, intitolato “La sostenibilità economica dei cinema d’essai”, si è tenuto ieri sera, 3 ottobre, presso il cinema Mignon nella giornata inaugurale degli Incontri Fice di Mantova, ed è stato ben moderato e gestito da Michele Crocchiola del cinema Stensen di Firenze. Una notizia è stata data nelle battute iniziali della serata; sono alla firma i decreti attuativi che dovrebbero introdurre al posto dei crediti di imposta sulla programmazione, quelli sui costi di gestione che metteranno sul tavolo 106 milioni di euro per i cinema, che andranno a coprire fino a 40mila euro di costi per le monosale. Si è ricordato, inoltre, che il decreto Ter sull’energia prevede altri 20 milioni per le sale italiane.

Come affrontare il caro bollette

I temi posti da Michele Crocchiola ai suoi colleghi sono stati diversi. Cosa intendono fare di fronte al caro bollette? Si opterà per il taglio del personale? Per una riduzione del numero di spettacoli o dei giorni di apertura? Si chiederanno modifiche agli affitti dei locali? Si tratterà con i distributori una riduzione delle percentuali di noleggio? Oppure si proverà a far crescere le proprie risorse magari puntando su film meno indipendenti ma più in grado di garantire incassi? Di fronte al problema vero e concreto di bollette dell’energia che sono già poco sostenibili e lo saranno ancora meno in futuro, non sono mancati interventi di chi, dovendo tenere al minimo i riscaldamenti anche per norme di legge, fornirà ai propri spettatori coperte per riuscire a scaldarsi durante le proiezioni. A queste, che magari possono sembrare provocazioni, hanno fatto da contraltare altri interventi. Il sentimento trasversale è stato quello di sottolineare che, una volta che i cinema sono aperti, è indispensabile offrire il massimo del servizio e del comfort, e quindi anche di riscaldamento, agli spettatori; molto appassionato in questo senso l’intervento di Giuliana Fantoni, cinema Eden di Treviso. Alcuni esercenti si stanno orientando verso la chiusura di un giorno in più alla settimana, altri a una riduzione del numero di spettacoli o all’ottimizzazione degli orari, compattando gli intervalli tra uno spettacolo e l’altro. Non è mancato neanche chi sta pensando ad aumentare di 50 centesimi il prezzo del biglietto.

I rapporti con il noleggio

Inevitabilmente il discorso è poi passato al tema del noleggio e del rapporto con i distributori e le loro agenzie. Pagare percentuali dal 48 al 52% in questa fase di mercato molto critica, è insostenibile per diversi cinema. Si cerca e si chiede maggior collaborazione rispetto a temi atavici ormai, come quello delle richieste di minimi garantiti per programmare determinati film, o come una multiprogrammazione che gli esercenti vorrebbero essere più liberi di impostare secondo le caratteristiche della loro sala e del pubblico che la frequenta. Temi dibattuti da molti anni e che si riconducono a quello dell’accesso al prodotto. Non è mancato chi, come Paola Corti del Beltrade di Milano ha sottolineato il lavoro proficuo con gli agenti di noleggio regionali proprio nell’impostazione della multiprogrammazione. Tra i tanti contributi, si è segnalato quello di Manuele Sangalli di Belluno che ha posto l’accento su come «dallo Stato in questi anni di pandemia siano arrivati importanti contributi che mi hanno permesso di rimanere aperto. Ora spetta a me investire quelle risorse per riportare il mio pubblico al cinema. Questa è la sfida. Non è vero che non ci siano film. Anzi. Per un maggior servizio agli spettatori ho anche aumentato il numero di spettacoli da tre a quattro al giorno».

Michele Crocchiola (Fice) a sinistra insieme a Michele Zanlari di Teodora ed esercente emiliano

Una “festa” poco digerita

Più di un intervento ha sollevato perplessità su Cinema in Festa che, ricordiamolo, dal 18 al 22 settembre, ha portato al cinema 1,1 milioni di spettatori a 3,50 euro a biglietto. Un’iniziativa, è stato detto, calata dall’alto (leggi da Anica e Anec), non discussa, verso la quale i vertici Fice non si sono fatti sentire, e annunciata a sorpresa durante Ciné a Riccione a luglio. A livello di comunicazione, Cinema in Festa è sembrata troppo schiacciata solo sullo sconto del biglietto. Contributi che hanno evidenziato come, su alcuni aspetti, il dialogo tra Fice e Anec non sia semplicissimo. È stato lo stesso presidente degli esercenti Mario Lorini a intervenire ricordando come, sui temi dell’accesso al prodotto, l’ascolto dell’Anec ci sarà sempre per tutti gli associati ma una soluzione generale al problema non sia possibile. Sul caro bollette ha ricordato che grazie a una convenzione siglata alcuni anni fa, diversi cinema aderenti al momento non hanno ancora registrato aumenti nelle bollette. Infine, a proposito di Cinema in Festa ha concluso affermando che «è ingeneroso sostenere che non ci sia stata comunicazione o che si sia solo puntato sullo sconto del biglietto. La comunicazione ha funzionato ma spetta anche al lavoro degli esercenti fare in modo che iniziative di questo tipo diventino successi». Chiusura affidata a Domenico Dinoia, presidente Fice: «Abbiamo vissuto il periodo dell’emergenza Covid e ora quello del caro bollette che hanno cambiato tutti gli scenari del cinema mettendoci in difficoltà. Da una parte Anec si pone il problema di di come riuscire a mettere in sicurezza tutte le sale, partendo anche dai contributi pubblici. Dall’altra, come Fice, dobbiamo chiederci come riuscire a tenere attiva un’offerta d’essai, il dialogo con i distributori e il rapporto con il pubblico. Non essendoci più, a breve, il tax credit sulla programmazione, abbiamo chiesto che il premio d’essai previsto per le nostre sale, passi da 6 milioni del 2021 a 10 milioni».

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