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Per i film-cinema, meglio la sala o la piattaforma?

Con lo spostamento di Red direttamente su Disney+, torna di attualità la questione dei titoli che vengono dirottati sulle piattaforme per l’impatto del Covid. Cerchiamo di capire se queste operazioni funzionano o meno…

Partiamo da una premessa. E’ impossibile per una persona che non abbia i dati aziendali riservati interni valutare esattamente quanto abbiano inciso i “film cinema” (ossia, quelli che dovevano arrivare in sala e che invece sono poi finiti sulle piattaforme, in esclusiva o in contemporanea sale e piattaforme) per portare abbonati alle varie Disney+, Hbo Max, Peacock, ecc.

Questo non toglie che, in un momento in cui si tornano ad avere casi di titoli spostati in piattaforma, come succederà per il film Pixar Red, è doveroso ragionare sull’impatto di queste scelte e se veramente è il caso di prendere queste decisioni.

Partiamo allora proprio da chi è sotto i riflettori in questi giorni, ossia Disney+. Ormai, sono tre consecutivi i film Pixar che dovevano andare al cinema e invece sono arrivati direttamente su Disney+, peraltro senza formula ‘premium’ e quindi semplicemente all’interno dell’abbonamento. C’è sicuramente una scelta dietro che non è solo legata alla pandemia (che è senza dubbio un punto di partenza, ma dopo il quale si possono prendere strade diverse), visto che non è mai successo che un film Marvel abbia saltato le sale. Al massimo, come nel caso di Black Widow, è arrivato in contemporanea cinema e Disney+ (e comunque aveva un prezzo premium da pagare oltre l’abbonamento, senza contare gli strascichi legali con Scarlett Johansson).

E in effetti la distinzione è importante, visto che un conto è ritrovarsi un contenuto importante senza costi aggiuntivi, un altro è invece pagarlo 29,99 dollari, che per un nucleo familiare può comunque essere conveniente, ma non dà certo l’impressione di ‘gratuito’.

Ma che risultati hanno ottenuto i film che prima sono stati annunciati al cinema e poi sono stati ‘trasferiti’ su Disney+? Intanto, va segnalato come Disney+ sia arrivata nel mondo gradualmente e quindi – per alcuni dei titoli citati – l’impatto è stato relativo ai Paesi in cui poteva essere effettivamente presente in quel momento. Nello specifico, Disney+ è sbarcata:

– A Novembre 2019 negli Stati Uniti, Canada, Olanda, Australia, Nuova Zelanda e Portorico.

– Il 24 marzo 2020, in importanti Paesi europei come Italia, Regno Unito, Spagna, Germania e Irlanda, due settimane dopo in Francia, mentre il 3 aprile gli abbonati di Hotstar in India si sono ritrovati anche Disney+ integrato nell’offerta.

– l’11 giugno 2020 in Giappone (dove in realtà gli abbonati al servizio Disney deluxe sono stati convertiti in abbonati Disney+), a metà settembre in altri Paesi europei (tra cui Portogallo, Belgio, Danimarca e Svezia), a novembre nei Paesi latinoamericani (Brasile, Argentina, Messico, ecc.) e solo nel secondo semestre 2021 in fondamentali Paesi asiatici come la Corea del Sud.

Questo significa anche che i risultati di un trimestre possono dipendere molto anche dallo sbarco in nazioni importanti (non è un caso che i numeri deludenti dell’ultimo trimestre scorso siano arrivati in un momento in cui non c’erano nuovi debutti).

Partiamo da un punto semplicissimo: Disney+ ha avuto una partenza fortissima e inattesa anche per i più ottimisti, dovuta (oltre ovviamente al fortissimo catalogo di film Marvel, Pixar, Star Wars e Disney stessa) all’enorme interesse ricevuto da The Mandalorian. A giugno 2020, il servizio era arrivato a 57,5 milioni di abbonati mondiali, sostanzialmente la metà di quanti ne aveva all’ultimo annuncio ufficiale a novembre.

Il primo ‘film cinema’ a uscire su Disney+ è stato Artemis Fowl (proprio a giugno), ma è difficile pensare che abbia lasciato un’impronta importante (non ci sono neanche i classici comunicati stampa che ne parlano). Discorso simile per L’unico e insuperabile Ivan, sbarcato il 21 agosto 2020. Invece, a luglio è arrivato Hamilton (in realtà una registrazione del popolare spettacolo teatrale) e, al di là delle rilevazioni sulle app (su cui non metterei la mano sul fuoco), senza dubbio ha avuto un impatto forte sui numeri americani, come conferma questo articolo di Variety, per un prodotto molto atteso dal pubblico statunitense.

E’ stato poi il turno di Mulan il 4 settembre 2020 (ricordo che ad agosto gli abbonati erano già sopra i 60 milioni), che è arrivato a un costo di 29,99 dollari. La Disney non ha mai dichiarato ufficialmente i risultati in PVOD per questo titolo, scelta che ha portato qualcuno a speculare su un risultato non straordinario, qualsiasi esso sia, mentre alcune rilevazioni indipendenti sono quasi imbarazzanti da citare (come questa, in cui si ipotizzano 9 milioni di acquisti nella prima settimana, roba che a questo punto tutti i film del mondo uscirebbero in PVOD se fosse vero). Va comunque detto che, a fine settembre-inizio ottobre, i numeri di Disney+ erano aumentati molto. Sicuramente il traino è stato dovuto principalmente all’arrivo in diversi Paesi europei a metà settembre, ma è probabile che la grande visibilità di Mulan abbia spinto un numero importante di persone ad abbonarsi a Disney+, aspettando magari l’arrivo di quel film senza costi aggiuntivi. In ogni caso, per quanto riguarda Mulan, nel bilancio 2020 è interessante notare questo paragrafo: “la crescita nella distribuzione in TV/SVOD (passata da 961 milioni del 2019 ai 1,172 miliardi del 2020, +22%, ndr) e altri ricavi è dovuta alle tariffe più alte decise per l’Ultimate Fighting Championship (UFC) in pay-per view, il consolidamento della Twenty-First Century Fox e, a livello minore, i ricavi derivati dal Premium Access su Hulu e Disney+ di Mulan”. Insomma, risultati interessanti per il film, ma che sicuramente smentiscono i nove milioni di acquisti nella prima settimana.

Chi ha sicuramente portato numeri molto importanti (e non a caso era inserito gratuitamente nell’abbonamento), è stato Soul, arrivato il giorno di Natale 2020. Questo è stato confermato dalle rilevazioni Nielsen, che hanno rilevato 1,669 miliardi di minuti visti del film nella settimana 21-27 dicembre (e quindi comprendevano solo tre giorni in cui Soul era disponibile). Ovviamente è impossibile dire quanti nuovi abbonati abbia portato, ma considerando che alla fine del primo trimestre 2020-2021 (avvenuta il 3 gennaio, l’anno fiscale per questa società inizia il quattro ottobre) Disney+ poteva vantare 94,9 milioni di abbonati, si tratta di una crescita enorme rispetto a tre mesi prima, quando erano 73,7 milioni. Ovviamente, in quel periodo ha avuto la sua importanza anche lo sbarco nei territori latinoamericani.

Anche su Raya e l’ultimo drago (arrivato il 5 marzo 2021 a 29,99 dollari) non ci sono dati indipendenti, né peraltro annunci Disney, se non una ricerca di Antenna che dà risultati molto bassi (ma la metodologia mi lascia molto perplesso e non mi sento di considerarla un’informazione da prendere seriamente in considerazione). L’ultimo film cinema uscito gratuitamente è stato Luca, arrivato in piattaforma il 18 giugno 2021 e anche qui Nielsen fa capire che è stato un successo, visto che nella settimana 14-20 giugno ha ottenuto 1,57 miliardi di minuti visti. Anche in questo caso, come per Soul, il risultato è stato ottenuto con soli tre giorni di sfruttamento e a mio avviso va considerato anche superiore al suo predecessore, che poteva sfruttare il maggior tempo libero dei consumatori durante le feste natalizie.

Infine, tre titoli arrivati tutti in PVOD: Crudelia (28 maggio 2021), Jungle Cruise (30 luglio 2021) e Black Widow (9 luglio 2021). Per quanto riguarda Crudelia, ci sono solo i dati di Samba TV, ma non mi sento proprio di affidarmici in una materia delicata come l’acquisto di un film a 29,99 dollari.

C’è stato invece un annuncio ufficiale Disney per quanto riguarda Black Widow, che nel suo primo weekend di sfruttamento in PVOD ha portato 60 milioni di dollari (quindi sostanzialmente due milioni di acquisti a 29,99 dollari). Questo ha generato discussioni contrastanti sul successo (o meno) dell’operazione, con Forbes entusiasta (ma con paragoni discutibilissimi) e Deadline molto critica sull’impatto del secondo fine settimana in sala, così come sull’impatto della pirateria (sicuramente forte, ma qualcuno ha parlato di 600 milioni di perdite e mi sembra veramente esagerato).

Tuttavia, la cosa veramente interessante è che due uscite fortissime in PVOD come Black Widow e Jungle Cruise, senza dubbio, non hanno avuto un impatto importante sui nuovi utenti, visto che quel trimestre si è chiuso con soli due milioni di abbonati in più e ha portato a una battuta d’arresto nella crescita straordinaria di Disney+.

Insomma, tutta questa serie di titoli ci fa capire bene come ci sia un’enorme differenza tra i film cinema che arrivano gratuitamente sulla piattaforma e quelli che sbarcano in PVOD. Non c’è dubbio che le uscite gratuite di Hamilton, Soul e Luca abbiano fatto bene ai conti di Disney+ e, anche se ovviamente nessuno può dire con certezza se il gioco valga la candela (inteso come impatto negativo sulle sale, private di titoli importanti, un aspetto su cui rimango molto preoccupato), non c’è dubbio che lo sbarco di Red direttamente su Disney+ a marzo sia comprensibile, probabilmente più di quanto pensassi quando ho letto l’annuncio (ma le ricerche elaborate e noiose servono a questo: non a cercare elementi per confermare le proprie idee, ma eventualmente anche a metterle in discussione).

In effetti, l’impressione è che, non avendo più fatto operazioni come quelle di Crudelia, Black Widow e Jungle Cruise da quasi sei mesi, e optando invece per inserire gratuitamente Red nell’abbonamento alla piattaforma, questa seconda formula sia molto più efficace per aumentare gli abbonamenti (come peraltro indica la semplice logica).

Fatto tutto questo discorso e segnalato i dati più importanti per fare le proprie valutazioni (magari anche molto diverse dalle mie), mi chiedo: ma veramente in una piattaforma che nel 2021 (cito da un annuncio ufficiale, ammetto di non aver fatto i conti) ha avuto un centinaio di film e serie nuove, 4 o 5 titoli cinema possono fare la differenza? Da una parte, mi fa piacere pensare che l’impatto di un film cinema venga considerato così importante, anche se numericamente (rispetto al resto dell’ampia offerta) è poco significativo, visto che a livello di minutaggio magari una nuova serie dura quanto 3 o 4 film. D’altro canto, non è rischioso dare un ulteriore colpo alle sale in questo momento difficile?

La questione a mio avviso è semplice: c’è un’attenzione folle da parte di Wall Street esclusivamente ai conti di Disney+, con un valore massimo del titolo Disney sopra i 200 dollari raggiunto a marzo e un minimo di 144 poco dopo l’annuncio degli abbonamenti dell’ultimo trimestre, con il valore attuale che si trova sui 156 dollari, come si può vedere qui:

Insomma, è come se questa realtà variegata e con tante attività molto remunerative (almeno, in epoca prepandemica) dipendesse solo dagli abbonamenti della piattaforma, come avviene effettivamente per Netflix. E’ il caso di ricordare che – come segnala David Poland – nel 2018 e nel 2019 (anno record per qualsiasi distributore cinematografico, con più di 11 miliardi di incassi mondiali per Disney) i ricavi derivanti da “Studio Entertainment” rappresentavano poco più del 15% del totale della Disney in quegli anni, mentre la parte del leone la facevano “Media Networks” e “Parks, Experiences and Products”.

Questo significa che, se anche Disney+ nei prossimi anni portasse lo stesso valore dei ricavi e dei profitti che ha generato lo sfruttamento cinematografico (e i successivi passaggi, che ora magari sono soppressi o ridotti temporalmente per favorire la piattaforma) nel corso di questi anni (cosa tutt’altro che scontata, senza neanche considerare l’impatto mediatico che aveva l’uscita theatrical su tutti gli altri sfruttamenti, compreso il merchandising) e se ovviamente le altre voci tornassero alla ‘normalità’ (in particolare i parchi tematici, a lungo chiusi o con numero chiuso per colpa del Covid), avrebbe comunque un impatto minoritario sui conti di questa multinazionale. E allora, la valutazione che Wall Street sta dando della Disney in questi ultimi 18 mesi, quasi esclusivamente fondata sui numeri dalla piattaforma, può essere considerata solo come una follia, per cui gli investitori hanno puntato a lungo su una crescita infinita degli abbonamenti e si sono ritrovati nel panico semplicemente per un trimestre meno brillante del previsto (ma comunque in crescita). Ecco che le ragioni di mettere più prodotto possibile su Disney+ (anche per una questione di comunicazione) sono comprensibili, almeno sul breve periodo, ma non è detto che siano sempre la scelta giusta sul lungo e sui conti generali (oltre all’impatto che avranno sui cinema e in generale sul valore delle property che non passano in sala). Insomma, credo semplicemente che si possa (e si debba) trovare un equilibrio soddisfacente tra produzione per la sala e quella per Disney+…

(Fine prima parte – Continua)

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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