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I film-cinema e le piattaforme

Dopo aver iniziato un’analisi con i titoli Disney, vediamo anche quale può essere stato l’impatto dei film Warner e Universal per i loro servizi in abbonamento…

La scorsa settimana, abbiamo affrontato la Disney e le sue scelte, oggi parliamo di quanto fatto finora da Warner (per HBO Max) e Universal (per Peacock).

Discorso HBO Max. Qui la questione è resa ancora più complicata da un fatto semplice: mentre Disney quando mette un suo film in piattaforma, ormai esce in tutto il mondo, HBO Max invece nel 2021 non era ancora presente in molti Paesi importanti e per gli accordi con Sky, non arriverà in Germania, Italia e Regno Unito (210 milioni di abitanti complessivi) almeno fino al 2025. Questo significa che la scelta di far uscire tutto il listino 2021 in day and date, quindi in contemporanea tra sale e piattaforma, ha portato benefici soprattutto sui numeri americani, mentre si può ragionevolmente discutere sulla pirateria che ha favorito, soprattutto nei Paesi senza HBO Max, ma anche negli Stati Uniti. E non dimentichiamo che, per non avere problemi con i talent che avevano bonus sugli incassi in sala, la Warner ha dovuto pagare 200 milioni di indennizzo.

Ragionare sui numeri dei film Warner è particolarmente complicato, visto che Nielsen non li monitora e che quindi, in ogni caso, non esistono numeri ufficiali. Ma vediamo che comunicazioni possiamo trovare sui principali titoli usciti nel 2021… iniziando in realtà da Natale 2020.

Infatti, il primo titolo ad arrivare in contemporanea sale e HBO Max, è stato Wonder Woman 1984. Da un comunicato stampa, scopriamo che “Quasi la metà degli abbonati alla piattaforma hanno visto il film il giorno della sua uscita, assieme a milioni di altri abbonati che hanno accesso a HBO Max via cavo, wireless o servizi partner. Inoltre, HBO Max ha visto triplicare il totale di ore di visione in quel venerdì rispetto a un comune giorno del mese precedente”.

In questo caso, però, Nielsen ha fatto un’eccezione. Infatti, dopo aver proclamato vincitore della settimana di Natale Soul, ha fatto una stima con il supporto di Warner e ha proclamato che – in realtà – Wonder Woman 1984 aveva battuto il titolo della Disney, grazie a 2,3 miliardi di minuti visti (o 38,3 milioni di ore). C’è poi chi ha parlato del numero di nuovi abbonamenti generati dal film, giudicati molto superiori sia a quelli derivati da Hamilton che da Soul per Disney+ (ma qui siamo veramente sul vago e poco affidabile).

Un altro film che ha sicuramente avuto un impatto sul Mercato, è stato Godzilla vs. Kong, uscito a fine marzo 2021. La Warner ha sostenuto che ha avuto “il pubblico più ampio di qualsiasi film o serie su HBO Max dal lancio della piattaforma”, cosa che viene confermata dall’analisi di Samba TV (che non considero mai chiara nei numeri assoluti, ma utile nei confronti con altri titoli), per cui “3,6 milioni di nuclei familiari hanno visto almeno cinque minuti del film nei primi cinque giorni di sfruttamento sul sito”, numeri superiori a quelli fatti registrare da Wonder Woman 1984 (2,2 milioni) e Zack Snyder’s Justice League (1,8M, titolo che però non era disponibile in sala).

Non mi pare invece che ci siano informazioni sul nuovo Space Jam con Lebron James, mentre ci sono rilevazioni di Samba Tv riguardo Suicide Squad, che nei suoi primi tre giorni avrebbe conquistato 2,8 milioni di nuclei familiari, dietro soltanto a Mortal Kombat con 3,8 milioni.

Numeri decisamente inferiori per Cry Macho, con soli 693.000 nuclei familiari nel primo weekend di sfruttamento. Discreto (ma non straordinario, considerando l’importanza di questo titolo) il risultato di Dune, che avrebbe ottenuto (sempre secondo Samba Tv) 1,9 milioni di nuclei familiari, ma con un giorno in più rispetto alle altre rilevazioni (in questo caso, giovedì-domenica). Basso anche il dato di King Richard, che ha conquistato 707.000 nuclei familiari. Infine, 2,8 milioni (dato notevole considerando l’incasso in sala) per Matrix Resurrections, in questo caso con rilevazioni su cinque giorni (mercoledì-domenica).

Possiamo dire che – da questi dati – è chiaro che molti film non hanno funzionato particolarmente né in sala né al cinema, magari perché erano i titoli stessi a non essere particolarmente interessanti per il pubblico, ma anche forse per una cannibalizzazione provocata dall’uscita in contemporanea. Devo ammettere che, tra tutti, i numeri più interessanti su HBO Max (rispetto al suo valore commerciale assoluto) mi sembrano quelli di Mortal Kombat.

Va detta una cosa importante: nella prima parte del 2021, i risultati miglioravano costantemente nel corso dei mesi, cosa che ovviamente deriva anche dall’aumento di abbonati, un aspetto che ovviamente riguarda tutte le piattaforme (anche Netflix), ma in particolare quelle che attraversano una fase di forte crescita iniziale. Poi, a un certo punto, già con Dune i risultati non sembra non essere così ‘coerenti’, come se l’impatto dei film sugli abbonati HBO Max (in costante aumento) non fosse più così forte. Ma sono supposizioni, peraltro sempre basate su un sistema di rilevamento non facilissimo da interpretare. In generale, vi ricordo la mia analisi relativa alla differenza nel secondo weekend tra i film che escono in esclusiva cinema e quelli che invece sono arrivati in contemporanea anche sulle piattaforme.

Alla fine, possiamo dire che arriviamo a un paradosso. Molti – alla lettura dei numeri di crescita di HBO Max – hanno elogiato la strategia di Jason Kilar e l’hanno considerata (a posteriori) efficace nel momento in cui ci trovavamo, anche se le ragioni erano magari complesse. Per esempio, il fatto di essere sbarcati in Sudamerica o la possibilità di un abbonamento che comprende anche la pubblicità a un costo inferiore, dieci dollari al mese, anche se questo significa non poter vedere i film-cinema usciti nel 2021. Ma se ha veramente funzionato, perché in questo 2022 i film Warner usciranno con una finestra theatrical di 45 giorni prima di arrivare su HBO Max? E perché Kilar – ideatore di questa strategia – viene considerato come sicuramente in partenza da Warner non appena verrà conclusa la fusione con Discovery? D’altro canto, è semplice: se molti consumatori si sono abbonati per la ricca offerta di film cinema nel 2021, quest’anno non dovrebbero – coerentemente – disdire l’abbonamento? E se invece la scelta di abbonarsi derivasse dalle tante cose interessanti “non cinema” uscite quest’anno (HBO continua a offrire serie di altissima qualità e ovviamente siamo tutti ansiosi di vedere il prequel de Il trono di spade), allora l’impatto dei film cinema non sarebbe poi così significativo.

Infine, Universal/Peacock. Anche sul fronte di questa piattaforma, dobbiamo ricordare come Peacock non è diffusa nel mondo e in ogni caso non è ‘autonoma’. In effetti, Peacock è attualmente disponibile per gli abbonati Sky nel Regno Unito e in Irlanda, mentre lo sarà (sempre per gli abbonati Sky) in Italia, Germania e Austria nel corso del 2022.

Il discorso è ancora più complesso, visto che Peacock esiste in una versione gratuita con pubblicità e un’altra a pagamento (o meglio, due versioni a pagamento, una con pubblicità a 4,99 dollari e l’altra senza pubblicità a 9,99 dollari), in cui in questi mesi sono stati inseriti diversi film, in particolare nel 2021 le uscite in day and date di Halloween Kills e Baby Boss 2. Per Halloween Kills, l’unica cosa che possiamo citare è una dichiarazione dell’amministratore delegato di Comcast Brian Roberts, che ha affermato essere stato “il miglior debutto di un evento non in diretta nella storia di Peacock”. Su Baby Boss 2, Samba Tv ha parlato di 783.000 nuclei familiari che lo hanno visto nel suo primo weekend.

E citiamo anche due uscite in PVOD, curiosamente la prima proprio all’inizio del lockdown negli Stati Uniti e la seconda in questi giorni. E’ stato infatti stimato (verbo da sottolineare, perché nell’articolo del Wall Street Journal si parla di una fonte in questo senso e non di un comunicato ufficiale di Comcast) che Trolls World Tour avrebbe ottenuto 95 milioni di dollari da quasi 5 milioni di acquisti a 19,99 dollari per un noleggio di 48 ore. Lasciamo perdere che, come sempre in questi casi, si fa la solita confusione, paragonando incassi cinema e incassi PVOD, senza considerare quanto la seconda opzione perde non solo dal mancato sfruttamento delle sale, ma anche nei danni che fa agli altri sfruttamenti.

Sing 2 invece, dopo essere passato con successo nelle sale americane (primo film d’animazione a superare i 100 milioni di dollari dopo l’inizio della pandemia), è arrivato in PVOD dopo soli 17 giorni (cosa che gli accordi con gli esercenti consentono, qualora il primo weekend in sala sia inferiore ai 50 milioni di dollari). Anche in questo caso, nessuna dichiarazione ufficiale, ma “fonti vicine alla società” sostengono che si tratti del secondo miglior weekend d’esordio in PVOD per un titolo Universal, dietro soltanto a Trolls World Tour” (mi viene da dire, essere secondi in una gara in cui ci sono solo due titoli veramente forti con condizioni di uscita simili…).

A questo punto, è fondamentale sottolineare una forte differenza tra Peacock e le altre piattaforme delle major (Disney+ e HBO Max). Infatti, i numeri di Peacock a pagamento in questo senso sono molto bassi (si parla di circa tre milioni di abbonamenti) e quindi non è enorme l’impatto di chi vede il film a casa sulla piattaforma nei confronti delle sale (ma rimane ovviamente, in queste operazioni, il problema della pirateria).

In questo caso, personalmente sono convinto che la soluzione di rendere Peacock una piattaforma principalmente AVOD (ossia, gratuita ma con pubblicità) sia potenzialmente molto interessante, visto che ormai stanno diventando numerose le offerte a pagamento (ed è impossibile che tutte abbiano successo). La parte a pagamento può funzionare? In teoria sì, ma è sicuramente, delle piattaforme delle tre grandi major, quella più ‘indietro’. Vale ancora la pena investirci pesantemente, che si tratti di produzioni originali costose o di film ‘cinema’ che arrivano in contemporanea/esclusiva? Temo di no. Non c’è dubbio comunque che, al momento, il fatto di avere al suo interno serie popolarissime come The Office o Yellowstone sia molto più importante per gli abbonamenti di quanto possa arrivare da qualche sporadico film-cinema.

Riassumendo, cosa possiamo dire dell’impatto dei film-cinema per le piattaforme delle major? Senza dubbio, permettono di avere un lancio mediatico notevole, che fa capire ancora una volta la forza superiore del lungometraggio considerato ‘cinema’ rispetto a quello originariamente destinato alle piattaforme (e in generale al piccolo schermo). Ed è un modo, sempre a livello di comunicazione, per mostrare agli azionisti (che ormai troppo spesso guardano solo i dati degli abbonati, senza preoccuparsi di tanti altri parametri) di essere andati “all in” e di fare tutto il possibile per far crescere le piattaforme.

Dove mi sembra che la questione sia più incerta (almeno per chi di noi deve analizzare dati molto parziali e incompleti, spesso anche da fonti diverse), è capire quanto i film-cinema ottengano risultati importanti sulle piattaforme, ma soprattutto quanto incidano sugli abbonamenti e sul mancato abbandono di una piattaforma. Qui mi sento di dire una cosa: se vengono messi titoli veramente importanti e all’interno dell’abbonamento ‘base’ (senza sovrapprezzi insomma), l’impatto c’è, come dimostrato sia dai film Disney che da quelli Warner. Ma a che prezzo rispetto a tutti gli altri sfruttamenti, a cominciare dalla sala? La scelta di Warner di non ripetere il “Project Popcorn” anche nel 2022 e di tornare a una finestra esclusiva per le sale sembra indicarci una (almeno parziale) risposta…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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