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La Disney prima, durante e dopo Bob Iger – Ricordi e infografica

Martedì 25 febbraio una notizia ha sorpreso il mondo dell'entertainment. Bob Iger, con effetto immediato, ha lasciato il suo incarico di CEO della Disney e al suo posto è stato nominato un altro Bob, Chapek, che non risultava in cima alla lista dei possibili successori. Una notizia inizialmente inspiegabile cui però si è riusciti a dare un senso nelle ore successive, anche con l'arrivo di informazioni più dettagliate. Ragionarci sopra è stato un buon modo per ripercorrere i 15 anni di Iger alla guida della Disney, che abbiamo raccontato con una infografica, e ricordare dove ero e cosa stavo facendo la prima volta che ho sentito fare il suo nome.
Bob Iger e Disney Infografica

Nel 2005 ero nel pieno della transizione tra la mia precedente vita lavorativa e quella attuale e, come si diceva in quegli anni, tenevo un blog che si chiama Next Screen in cui trattavo più o meno gli argomenti di cui mi piace occuparmi qui su Cineguru. Una storia che mi appassionava moltissimo in quel periodo, in cui ero probabilmente ancora un fan più che un addetto ai lavori, era quella del conflitto in corso tra la Disney e la Pixar su Toy Story 3 e, in realtà, sul futuro stesso della Pixar e, di conseguenza, della Disney. Il conflitto, più che tra le due compagnie, era tra il predecessore di Iger, Michael Eisner, e Steve Jobs, allora proprietario della Pixar, che non trovavano un accordo sul rinnovo degli accordi di distribuzione tra le due società.

La gestione di Eisner era quella che aveva fatto di nuovo grande la Disney dopo le difficoltà, anche finanziarie, incontrate dopo la morte di Walt Disney e del fratello Roy Oliver, ma era a sua volta entrata in crisi da almeno un decennio. In particolare da quando Jeffrey Katzenberg se ne era andato per fondare la parte Animation della DreamWorks SKG, non vedendo riconosciuto il suo contributo alla rinascita dell’animazione Disney, per la quale aveva prodotto quelli che oggi ricordiamo come i nuovi classici, non a caso tutti passati o in procinto di passare al trattamento “live action”: La Sirenetta (1989), La Bella e la Bestia (1991), Aladdin (1992) e il Re Leone nel 1994, per citarne alcuni. Katzenberg tra l’altro fu anche l’artefice dell’accordo che portò alla “nascita” della Pixar (motivo per cui tutte e due le compagnie hanno un film con le formiche ad un certo punto della loro storia) come la avremmo conosciuta in quei primi anni e, per fortuna grazie all’arrivo di Iger, nei successivi.

Insomma per un appassionato di animazione, della Pixar e di Steve Jobs, in quel periodo si stava consumando una battaglia epocale per il bene e il male con da una parte Eisner, che effettivamente aveva i diritti per fare quello che voleva dei film della Pixar, anche produrseli senza la Pixar, ma che non aveva mai prodotto niente di credibile dopo l’addio di Katzenberg e dall’altra Steve Jobs, la Pixar e la rinascita dell’animazione che rappresentava non solo da un punto di vista tecnico, ma anche creativo.

Mentre si consumavano questa ed altre storie (compresa una quasi acquisizione da parte di Comcast) ad un certo punto, anche grazie all’intervento del figlio di Roy Oliver Disney, Roy Edward, ultimo Disney rimasto a dirigere la compagnia, al posto di Eisner venne nominato CEO Robert Iger e si capì fin da subito che qualcosa sarebbe cambiato. Ad esempio la Disney fu tra le prime a portare dei Podcast (già esistevano già a quei tempi, sono una “invenzione” di Steve pure quelli) sulla piattaforma Apple, iTunes.

Ma che c’era sintonia tra Bob e Steve divenne chiaro a tutto il mondo quando, il 12 ottobre del 2005 Bob Iger, salì sul palco del keynote in cui Steve Jobs presentava l’iPod Video e la possibilità, grazie ad iTunes 6, di scaricarsi non solo i film, ma anche gli episodi delle serie TV ABC tra cui cose come Lost e Desperate Housewives. In quella occasione Bob disse cose che sembravano segnare un percorso unico, fino ad oggi, compiuto con il lancio di Disney+, percorso nel quale il ruolo dell’incontro con Steve Jobs è stato più volte raccontato e che si è realmente interrotto solo lo scorso settembre, quando Iger è uscito dal Board di Apple visto che ormai le due compagnie avevano troppe aree di conflitto (proprio sullo streaming ovviamente, mentre io sognavo una cosa più Disney+Apple che Disney+ e Apple TV+).

“This is the first giant step to making more content available to more people online, […] It is the future as far as I’m concerned. It’s a great marriage between content and technology and I’m thrilled about it.”

Bob Iger, 12 ottobre 2005

Pochi mesi dopo, a gennaio 2006, la Disney annunciò di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione della Pixar, un’operazione che tra le altre cose portò la famiglia Jobs e la Apple ad acquisire una importante quota di azioni Disney e John Lasseter e più in generale il management Pixar a prendere la guida di tutta la produzione animata Disney che infatti ricominciò a sfornare titoli interessanti, tra cui Frozen.

Iger arrivò quindi in un momento in cui Disney rischiava di perdere la sua spinta creativa più forte, i talenti della Pixar, e sembra aver dato, in tutti questi anni di enormi successi, un primato importante proprio alla capacità di raccontare storie, il vero motore di tutta la giostra costruita negli anni successivi, compresa la capacità di eseguire più rapidamente degli altri una strategia di conversione allo streaming una volta che il mercato a dimostrato di voler andare decisamente in quella direzione. Al di là delle critiche di un fandom spesso troppo estremista, che ha sempre esagerato la topolinizzazione della Pixar prima, della Marvel dopo e della Lucasfilm infine, è evidente quanto le compagnie di produzione acquisite da Disney abbiano avuto modo di sviluppare i loro percorsi in autonomia e quanto oneri e onori dei percorsi narrativi degli ultimi anni siano da ricercare più in chi ha guidato i diversi Studios che fuori. E’ chiaro che il brand Disney non è un marchio che va bene per tutto il prodotto e infatti è stato Bob Iger stesso a dire quanto pure l’acquisizione della 20th Century Fox (e Searchlight) ora Studios apra la possibilità di produrre storie che prima non avrebbero mai trovato posto in Disney. Un distinguo che ha le sue ragioni e che troviamo rispecchiato anche nella decisione di sviluppare la strategia di streaming non attraverso un solo brand, Disney+, ma anche attraverso Hulu.

Il mandato di Iger scade(va) tra poco meno di due anni e con questa storia di successi alle spalle ha stupito tutti l’annuncio di martedì che nei suoi primi rilanci sembrava sottintendere una interruzione brusca del rapporto. In realtà è bastato poco per leggere la precisazione di Iger stesso in base alla quale il suo nuovo ruolo di Executive Chairman è tutt’altro che privo di poteri, visto che il nuovo Bob, suo successore, riporta a lui e che Iger conserva la delega alla gestione della produzione del contenuto mentre a Chapek viene affidata le gestione più operativa. Letta così sembra più che altro l’avvio dell’esecuzione di un piano di successione già predisposto e forse anticipato per cause a noi ignote, anche se potrebbe essere non un caso che Iger abbia lasciato prima di una delle settimane più nere della storia della borsa USA, con minacce all’orizzonte (parchi chiusi, l’uscita di Mulan a rischio nel paese che avrebbe dovuto farne un record) che non gli avrebbero permesso di chiudere il suo magico regno con il “grafico che merita”.

Nell’infografica qui sotto abbiamo raccontato alcune delle tappe fondamentali di questi 15 anni di Iger che, per usare le parole dell’Economist in un articolo uscito pochi giorni fa, “turned the American entertainment company from a moderately profitable business threatened by digital upstarts like Netflix and Amazon into one of the world’s most formidable content-and-technology powerhouses” quadruplicandone i profitti e portando la capitalizzazione da 48 a 230 miliardi di dollari. Non si tratta comunque della fine del regno di Iger, che sicuramente ha ancora tanto da dire in quel ruolo mentre Bob Chapek si troverà a gestire uno straordinario momento di passaggio e Kevin Mayer, che era tra i più accreditati per la successione, il lancio globale di Disney+ e il consolidarsi di un’era la cui parola chiave è direct-to-consumer .

Clicca qui se non riesci a visualizzare l’infografica.

Hey Bob!

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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