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VOD in Europa: perché Netflix non apre in Francia?

Ecco gli ostacoli che si frappongono tra la piattaforma di video on demand e uno dei più floridi mercati europei dell’audiovisivo.

Con 8 milioni abbonati in 40 Paesi al di fuori degli Stati Uniti, Netflix non rappresenta solo il leader americano dello SVOD [subscription video on demand], ma anche un potenziale concorrente di primo piano in tutti quei mercati dove il noleggio di film e serie tv online non ha ancora raggiunto il suo pieno sviluppo. Anche per questo sono ormai diversi anni che si vocifera del possibile sbarco della piattaforma di Reed Hastings in Italia, così come in altri importanti territori europei. Per ora invece l’operatore ha esteso le proprie attività solo a Regno Unito, Irlanda e Paesi Scandinavi, con la recentissima aggiunta dell’Olanda. Qual è il motivo per cui l’espansione di Netflix non ha ancora colpito altri territori di primo piano per il consumo cinematografico e televisivo? Variety ha stilato una lista di motivi che riguardano la Francia.

 Family in living room 4 - Netflix Logo on Red

Grazie  a più di 200 milioni di biglietti staccati l’anno scorso e a una quota di mercato di prodotto nazionale oltre il 40%, quello francese è senza dubbio un esempio a cui guardano molti vicini europei, compresa l’Italia, almeno per quanto riguarda la filiera cinema. Il settore gode di una regolamentazione stringente, responsabile di alcuni meccanismi chiave come il prelievo di filiera con cui si finanzia gran parte del CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée), gli obblighi di investimento in prodotto indipendente per le emittenti nazionali, le finestre che regolano il passaggio dei film dalla sala agli altri suoi canali di sfruttamento. Ma potrebbero essere proprio queste caratteristiche a dissuadere Netflix da tentare l’ingresso nel VOD francese.

Il rigido sistema di windows è il primo e più evidente ostacolo: attualmente il periodo obbligatorio che deve trascorrere tra l’uscita di un film in sala e su un servizio on demand ad abbonamento è di 36 mesi. Nonostante siano in corso trattative volte a dimezzare questo lasso temporale, sia gli esercenti che le emittenti nazionali spingono affinché il modello resti intatto, avvalendosi anche della giustificazione di preservare il complesso sistema di sostegno al comparto cinema. Il timore paventato da queste categorie è che le eventuali modifiche al sistema gravino solo sugli operatori nazionali, a esclusivo vantaggio delle piattaforme internazionali quali appunto Netflix.

Il problema finestre potrebbe tuttavia essere superato dal portale, soprattutto grazie alla centralità dell’offerta di contenuti originali (ricordiamo a proposito i successi del serial House of Cards). Rimane però la questione fiscale e soprattutto gli obblighi di investimento in produzione francese ed europea. Questione quest’ultima che, tra l’altro, deriva da norme comunitarie e dovrebbe perciò valere anche per gli altri Stati membri UE, salvo discrasie nel recepimento all’interno delle rispettive legislazioni nazionali. Per adempiere a tale previsione normativa, in ogni caso, dal 2011 gli operatori francesi di SVOD devono reinvestire il 21% dei loro profitti annuali in film europei e francesi, anche sotto forma di coproduzione o di pre-acquisto dei diritti sui titoli.

Una possibile soluzione potrebbe consistere nel mantenere al di fuori della Francia la sede dell’azienda e sottrarsi così a parte di tali imposizioni, ma questa pratica è esattamente quella contro cui si battono strenuamente diversi player locali, su cui ad esempio pesa un’imposizione IVA di quasi il 19,6% contro il 7% pagato invece da piattaforme estere quali iTunes e Google. A questi costi bisogna inoltre aggiungere quelli per il doppiaggio e i diritti da acquistare per i titoli locali. Un nodo non indifferente e troppo poco spesso considerato, tuttavia, è quello della forza dei braoadcaster nazionali.

Le pay-tv Canal Plus e Orange Cinema Series hanno già lanciato i propri servizi on demand e hanno tutto il tempo di implementarli prima di un eventuale lancio di Netflix. Orange vanta anche un accordo con HBO, “storico” rivale del portale di Hastings negli USA, mentre il responsabile della programmazione cinema di Canal Plus, Manuel Alduy, non vede chance che il competitor americano possa avvantaggiarsi in Francia del ruolo pionieristico ricoperto nel mercato USA.

Ciò significa che Netflix non aprirà mai in Francia? Non necessariamente: secondo Richard Broughton di Screen Digest, una condizione di mercato simile è già stata affrontata con successo in Olanda e Svezia, caratterizzate da una forte penetrazione della pay-tv e dalla presenza di servizi VOD già ben avviati. In ogni caso, quello francese rimane un contesto da tenere d’occhio anche per capire qualcosa di più sul settore dell’on demand in Italia.

 

Fonte: Variety

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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