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“Il cinema e i cinema del prossimo futuro”: al convegno Anec, le tendenze e le priorità delle sale italiane

Quasi 2.500 schermi digitalizzati, pari al 61% del parco sale italiano: questo il bilancio attuale della transizione dei nostri cinema verso la nuova tecnologia, che finora ha attivato investimenti per 140 milioni di euro, cui hanno in parte contribuito anche la leva fiscale del tax credit, i sostegni regionali e gli accordi sul vpf con...

Quasi 2.500 schermi digitalizzati, pari al 61% del parco sale italiano: questo il bilancio attuale della transizione dei nostri cinema verso la nuova tecnologia, che finora ha attivato investimenti per 140 milioni di euro, cui hanno in parte contribuito anche la leva fiscale del tax credit, i sostegni regionali e gli accordi sul vpf con i distributori. Ciononostante il settore dell’esercizio si trova ad affrontare una serie di criticità, che vanno dal completamento dello switch off, alla pressione fiscale (stimata come superiore del 54% rispetto a quella nazionale), alla necessità di ripensare il ruolo della sala in un contesto in cui non solo l’aggiornamento tecnologico, ma anche il calo di pubblico, evidenziano la spinta verso nuovi modelli di sfruttamento non ancora esplorati. Tutto ciò mentre il settore affronta il possibile taglio al credito di imposta previsto dalla nuova Legge Stabilità. Di questo si è discusso martedì  al convegno Il cinema e i cinema del prossimo futuro, organizzato dall’ANEC (Associazione nazionale esercenti cinema) per riunire esponenti delle categorie e istituzioni nel confronto sui temi più rilevanti per il settore.

Infographic  I cinema italiani   Infogram

Il nodo centrale rimane sempre il sostegno pubblico, con particolare attenzione al ruolo sempre più rilevante giocato dagli enti locali. Uno spostamento sottolineato anche dal DG Cinema del MiBACTNicola Borrelli, secondo cui per l’esercizio cinematografico sarà cruciale il nuovo assetto dei rapporti tra Stato Centrale e Regioni. Un assetto su cui puntare per svincolare il contributo alle sale dagli stanziamenti al FUS e, allo stesso tempo, aiutarle nell’attingere in modo più sistematico alle risorse messe a disposizione dal livello comunitario. Lo ha poi ribadito Alberto Versace, direttore generale del Dipartimento Sviluppo Economico del MiSE, puntando però il dito contro i continui cambiamenti nelle amministrazioni locali che rallentano gravemente i meccanismi del sostegno, e che continueranno a farlo finché questi ultimi non diventeranno parte di un processo più strutturato. Per sopravvivere economicamente, inoltre, secondo Versace, la sala si dovrà trasformare in qualcosa di diverso, in una “sala tecnologica”, da aprire anche ad altre realtà come la scuola. Allo stesso modo, gli esercenti dovranno uscire dal ruolo esclusivo di gestore di cinema e attrezzarsi per diventare il gestore di un centro tecnologico di trasmissione e fruizione.

Infographic  I cinema italiani aperture

Parlando della crisi del consumo di cinema in sala, il presidente ANICA, Riccardo Tozzi, ha invece voluto sottolineare come a diminuire in modo significativo non sia stata la fruizione di prodotti audiovisivi, che prolifera attraverso nuove piattaforme, nuovi modelli di business e anche nuovi linguaggi, in particolare quello della serialità:

“Si tratta di un prodotto relativamente nuovo, esiste ormai da 10 anni, e molto avanzato. Se sia un linguaggio superiore o inferiore a quello di Roma Città Aperta per ora non lo sa nessuno, ma di sicuro è un linguaggio sofisticato e se non lo capiamo il rischio è serio. Non è affatto scontato che nel sistema audiovisivo di un Paese esista il cinema in sala e una produzione cinematografica nazionale. Esistono se si fanno le cose giuste, ma l’Italia è uno dei pochissimi Paesi insieme alla Spagna in cui il consumo di cinema in sala diminuisce, mentre la quota dei film italiani è passata dal 37 al 22%. Un tracollo dovuto al fatto che la produzione rimane ancorata a modelli vecchi, precedenti agli effetti della rivoluzione digitale. Se non agiamo di conseguenza la quota di cinema italiano può tornare tranquillamente al 10% come negli anni ‘90”.

Oltre alle problematiche legate al prodotto, Tozzi ha poi sottolineato la necessità che le amministrazioni locali vengano coinvolte in prima fila nel rilancio dei circuiti e delle sale cittadine. Non solo attraverso l’eliminazione degli ostacoli di natura fiscale e burocratica, ma anche integrando il cinema all’interno dei piani urbanistici in virtù della sua capacità di aggregare e di rivitalizzare il tessuto urbano.

Infographic  I cinema italiani   presenze

Interessante a proposito la testimonianza di Jean-Pierre Decrette, vicepresidente della Federazione nazionale dei cinema francesi, che ha descritto alcuni dei meccanismi di sostegno al settore esistenti nel Paese d’oltralpe e molto invidiati dai nostri operatori. Oltre a un parco di 5.500 sale, grazie a cui ciascun francese ha una struttura a meno di 20 minuti dalla sua abitazione, grazie a un prelievo dell’11% sul costo dei biglietti il CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée), riesce a erogare un contributo automatico, basato sul gettito fiscale, e ben due di tipo selettivo, che tengono invece conto del tipo di struttura e di programmazione. Si tratta di 140 milioni di euro all’anno, destinati per metà al contributo di tipo automatico, per il 20% a quelli selettivi e per il resto reindirizzati verso il settore della produzione. Per quanto riguarda la digitalizzazione, invece, la Francia ha scientemente deciso di non lasciare indietro nessun cinema, emanando una legge per rendere obbligatorio il vpf e attivando un fondo speciale per gli esercizi più piccoli che non potevano garantire le teniture necessarie per ricevere il contributo della distribuzione. Il risultato è stata una conversione del 100% del parco sale, con netto anticipo rispetto alla scadenza per l’abbandono della pellicola, prevista per l’inizio del 2014. Oltre a tali misure, sono da notare il taglio dell’aliquota IVA previsto nell’ultima finanziaria francese e la  possibilità per gli enti locali di finanziare le sale fino a 30% del fatturato, nonché di coprire i minori introiti dovuti a eventuali iniziative promozionali rivolte al pubblico.

Infographic  I cinema italiani   prezzo biglietto

L’eccessiva pressione fiscale sulle sale è stata criticata anche dal nuovo presidente dei distributori ANICA, Andrea Occhipinti, che ha ricordato invece un caso di “non-eccellenza” come quello spagnolo. Un mercato in cui meno di 10 anni fa si contavano oltre 120 milioni di spettatori e dove l’anno scorso ce ne sono stati 33 milioni, per effetto della chiusura di sale e distribuzioni. Il colpo di grazia, secondo Occhipinti, è da individuare proprio nel raddoppio dell’IVA, passata dal 10 al 20%. Dello stesso tono l’intervento del presidente degli esercenti multiplex, Carlo Bernaschi, quasi un appello a uno sforzo comune da parte di tutte le amministrazioni pubbliche, affinché aprire o rinnovare un cinema diventi più conveniente che trasformarlo in un parcheggio o in una banca.

Infographic  I cinema italiani  contributi

Le linee d’azione dell’ANEC, esposte infine dal presidente Lionello Cerri, si riassumono dunque nell’intento di valorizzare la doppia natura delle sale, tanto economica quanto culturale, nel riavvicinamento del pubblico tramite iniziative promozionali quali la Festa del cinema, nella sensibilizzazione alla fruizione legale, nella formazione di una nuove leve professionali, sensibili ai canali del web e dei social network. Alle istituzioni si chiede invece  l’adozione del regolamento Agcom contro la pirateria, l’estensione del tax credit, un indirizzamento verso le sale di parte dei fondi del FUS, misure sui rimborsi IVA e per la piena fruibilità dei crediti di imposta. Oltre che le già citate norme urbanistiche mirate alla per permanenza e alla riattivazione della sala cinematografica nei centri urbani.

 

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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