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Copyright: il sito Piracydata vuole dimostrare i danni delle window

Un sito mette a confronto la top 10 dei film più piratati delle ultime settimane con la loro presenza su portali per il noleggio o l’acquisto online. Il risultato? Solo la metà si trova in vendita, mentre appena il 20% si può affittare online.

Uno dei vantaggi più volte citati per sostenere l’urgenza di una solida offerta legale di prodotti audiovisivi in Rete, è la sua centralità nel combattere le forme illecite di sfruttamento di titoli cinematografici e televisivi. In un contesto in cui gli spettatori sono sempre più connessi ed esigono maggior flessibilità nella distribuzione dei contenuti, di cui vogliono fruire in qualsiasi momento e su qualsiasi tipo di dispositivo, la disponibilità di servizi di video on demand è fondamentale per impedire che una parte della domanda resti insoddisfatta e si rivolga, con grande probabilità, alla pirateria. Ma cosa succede quando tale disponibilità viene limitata dalle logiche distributive tradizionali, che prevedono delle finestre temporali ancora piuttosto lunghe in cui il prodotto non può essere offerto al di fuori delle sale? Ha provato a mostrarlo con chiarezza il sito Piracydata.org, mettendo a  confronto la top 10 dei film più piratati delle ultime settimane (regolarmente fornita dal sito TorrentFreak) con la loro presenza su portali per il noleggio o l’acquisto online. Senza grande sorpresa, è emerso come molti dei titoli in questione non fossero disponibili per essere affittati, e praticamente nessuno fosse presente su siti dedicati solo allo streaming.

piracydata

Qui in alto la tabella di confronto elaborata per le opere più piratate al 14 ottobre. Più in generale, il sito ha messo in evidenza come, nelle ultime tre settimane, solo il 53% dei film considerati fosse acquistabile legalmente sul web. Quota che scende al 20% per quanto riguarda il noleggio e, appunto, allo 0% per quel che concerne la disponibilità su siti di streaming legale.

piracydata istogramma

L’analisi, condotta servendosi del sito per la ricerca di destinazioni legali Can I stremi.it?, è stata in realtà contestata dalla MPAA, la Motion Pictures Association of America, che ha messo in dubbio l’accuratezza nella ricostruzione dell’offerta legale di alcuni titoli come Pacific Rim. In altri casi, inoltre, è stata sottolineata la permanenza di alcuni di questi film in un limitato numero di sale. La questione posta da Piracydata sembra però molto chiara: esiste una correlazione, magari non automatica ma comunque molto diretta, tra il mantenimento delle window per la distribuzione del prodotto cinematografico sul web e la sua fruizione in modalità illegale? La risposta in questo caso  sembra positiva, a conferma di quanto sostenuto per altro con regolarità da tutti gli operatori del video on demand.

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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