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Streaming batte tutti: Apple apre alla formula Spotify, Netflix si compra il film di Brad Pitt

Anche all’interno della “casa” del video on demand, e più in generale dell’intrattenimento online,  non mancano i tumulti. Netflix, il portale di streaming ad abbonamento è pronto a dare impulso a questo particolare modello di business in tutto il mondo, comprese  Spagna, Portogallo e Italia, dove ha da poco ufficializzato l’arrivo entro ottobre. Ma a fare...

Anche all’interno della “casa” del video on demand, e più in generale dell’intrattenimento online,  non mancano i tumulti. Netflix, il portale di streaming ad abbonamento è pronto a dare impulso a questo particolare modello di business in tutto il mondo, comprese  Spagna, Portogallo e Italia, dove ha da poco ufficializzato l’arrivo entro ottobre. Ma a fare la forza di questo brand non è solo la pervasività del servizio nel pubblico mondiale, quanto le stesse caratteristiche della formula SVOD (subscription video on demand): un’offerta che si basa sì sulla ricchezza delle library, perciò sulla semplice quantità, ma che per distanziare gli altri concorrenti necessita anche di investire sulla qualità. E nel caso di film e serie tv questo si traduce, primo, nell’estrema cura della user experience e,  secondo (o forse soprattutto), nella spinta alla realizzazione di prodotti originali di alto livello, simili a quelli delle pay-tv, o ad accordi anche molto arditi sui diritti dei titoli “tradizionali”. L’ultimo colpo messo a segno da Netflix è War Machine, la nuova commedia satirica di David Michod con protagonista  niente meno che Brad Pitt, acquistata a Cannes e coprodotta dalla piattaforma in vista di una distribuzione day-and-date in sale e online.

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Non si tratta della prima volta che la compagnia di Reed Hastings imprime il proprio marchio su un titolo cinematografico di un certo richiamo: già con il sequel de La Tigre e il Dragone ha sollevato un caso tra gli esercenti americani e ora, con una star come Pitt in portfolio e un’operazione di dimensioni hollywoodiane, il servizio di SVOD si prepara a premere ancora di più per lo scardinamento delle regole della distribuzione analogica dei prodotti cinematografici (nonché televisivi).

Su un altro fronte, quello musicale, Apple ha dovuto cedere alla concorrenza dei servizi che offrono un ascolto illimitato a fronte di un costo forfettario mensile. Dopo aver scardinato tutti gli equilibri del mercato della musica con iTunes, anche il colosso di Cupertino è rimasto investito dalla trasformazione indotta dal digitale e ha annunciato la partenza, il prossimo 30 giugno, di un servizio musicale ad abbonamento del costo di 9,99 dollari al mese. Già prima della notizia ufficiale, l’istituto di ricerca PricewaterhouseCoopers ha stimato che il sorpasso dello streaming sull’abbonamento arriverà nel 2018, quando il primo mercato varrà negli USA 1,8 miliardi di dollari contro gli 1,7 miliardi del download musicale. La rivoluzione digitale, insomma, è appena iniziata.

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