Ieri, in occasione della 69. Mostra del Cinema di Venezia, sono stati resi noti i dati relativi ai primi sei mesi dell’ultima edizione di Schermi di Qualità: un’iniziativa del Mibac volta a sostenere il prodotto cinematografico di particolare valore attraverso l’incentivo alla sua programmazione nelle sale. Un intervento che, come ha sottolineato il presidente dell’Agis, Paolo Protti, è stato e dovrà essere mantenuto anche in una fase critica e  di spending review, quale “esempio consolidato di investimento positivo di denaro pubblico,  per la crescita di un settore specifico”, che in questo caso viene a coincidere con l’intera filiera del cinema in Italia. Schermi di Qualità, d’altra parte, si presenta come una realtà in crescita, con circa 800 sale aderenti e una quota di presenze realizzata nel proprio “circuito” che, nell’ultimo semestre, è stata di 8,4 milioni di spettatori, pari a oltre il 18% di quelli complessivi registrati da Cinetel.

Nel nostro speciale su ScreenWeek dedicato alla 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, potete trovare il resoconto della presentazione dei dati parziali riguardo alla settima edizione di Schermi di Qualità, mentre qui vi proponiamo la nostra intervista a Cristina Loglio, coordinatrice del progetto.

Cristina Loglio, nonostante le cifre presentate oggi si riferiscano solo al primo semestre, lasciano emergere l’importanza dell’iniziativa per il cinema di qualità, in particolare italiano.

Quest’anno, nonostante la tendenza del mercato sia globalmente negativa, emerge ancora una volta come i film di qualità, italiani ed europei in particolare, richiedano una competenza speciale, cioè una “voglia” particolare di andarli a scoprire, di proteggerli, di presentarli e anche di spiegarli al pubblico. Una competenza che, in effetti, appartiene solo a una parte delle nostre sale. Quest’anno inoltre, si è distinto per importanza non solo il cinema di qualità italiano, ma anche quello europeo: un aspetto che ci proponiamo di approfondire in un prossimo incontro, previsto per il 25 ottobre a Roma, presso la sede del Mibac.

Un altro tema che promette di assumere sempre più rilevanza è il sostegno all’esercizio cinematografico in questa fase di transizione al digitale.

In Italia siamo circa al 50% degli schermi: non solo è una media leggermente inferiore rispetto agli altri grandi Paesi europei, ma bisogna considerare anche che oltre alle medie ci sono delle realtà. I multiplex hanno affrontato tutti e globalmente la sfida della digitalizzazione, chi ancora non ha provveduto sono perciò prevalentemente le monosale e le piccole multisale, che magari sono riuscite a convertire uno solo degli schermi dei loro complessi. Chi non digitalizza è però destinato a chiudere, ecco perché questa operazione va fatta presto, altrimenti il fenomeno di desertificazione delle sale cinematografiche sarà molto grave. Soprattutto, sarà a danno delle piccole comunità, dei cinema “intelligenti” che sanno essere anche un punto di aggregazione. Il problema perciò è anche sociale, culturale, identitario e, non da ultimo, di libertà di espressione.  Questo perché esiste un forte nesso tra le opere diciamo “più piccole”, e il modo in cui vengono distribuite e fruite.

 Schermi di Qualità dimostra, tra l’altro, che anche per queste opere cosiddette “difficili”, esiste un mercato. Magari più di nicchia ma comunque un mercato. Tanto che si è proposto perfino di considerare gli Schermi di Qualità come un circuito virtuale.

Sì, il presidente dell’Anec, Lionello Cerri, ha ipotizzato che una via di uscita dalla crisi possa essere proprio un collegamento più stretto tra questi schermi che hanno delle affinità profonde. Se queste affinità sfociassero anche nella sottoscrizione di un contratto per impegnarle ad alcuni acquisti comuni, sarebbe una risposta pratica ad alcuni problemi. Ma sappiamo che non è facile arrivare a un passo commerciale di tale importanza.