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Perché le serie italiane sulle piattaforme costano così tanto?

Scopriamo quali sono le serie più costose che si producono in Italia e facciamo un confronto tra le realtà che le realizzano…

A novembre dello scorso anno, ho fatto un’analisi dei budget dei film cinema, utilizzando i dati del Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e audiovisivo. Questa volta, mi concentro sulle serie italiane e sulle notevoli discrepanze di costi a seconda di dove escono, non tanto per concentrarci su singoli casi (che possono avere storie e spiegazioni diverse per i loro budget), quanto per capire in che direzioni è andato il Mercato italiano in questi anni. Prendiamo, in questo senso, i dieci maggiori budget relativi alle serie passate su Sky, Netflix e Amazon, come potete vedere qui:

E qui sotto invece il costo per minuto di ciascuna di queste serie:

8 titoli su 10 sono di Sky, una a testa per Netflix e Amazon Prime Video (per queste due realtà, sono stati specificatamente indicati). Spero di non essermi perso titoli importanti e costosi, se così fosse, segnalatemelo e correggo (non ho volutamente inserito delle cifre relative a prodotti ancora non usciti, per esempio il nuovo Suburra e la seconda stagione di A casa tutti bene). Dove non indicato, si tratta di prime stagioni.

Vanno ovviamente fatte alcune precisazioni, in particolare per i primi due budget in lista (The New Pope e We Are Who We Are), che sono delle coproduzioni con HBO (che comunque rimangono molto costose, ma a scanso di equivoci è importante sottolineare come Sky non si sia fatta carico dell’investimento da sola). Peraltro, è evidente che i numeri di questi due prodotti sembrano un retaggio del passato e che altri lavori più recenti sono su cifre più basse.

Ci sono, sul fronte Sky, anche tante operazioni più economiche. Per esempio, Petra, che vede la presenza di una star come Paola Cortellesi e che ha visto un costo al minuto inferiore ai 25.000 euro. O per esempio la lunghissima serie de I delitti del barlume (arrivata ormai alla decima stagione), che in sostanza sono dei film e che costano poco più di due milioni ciascuno (anche in questo caso, sotto ai 25.000 euro al minuto).

Interessante come sia per Romulus che per I Diavoli (coprodotto dagli Sky Studios europei con i francesi di Orange Studio, a distribuirlo in America c’è il CW Network) si sia passati da 10 a 8 episodi nella seconda stagione, ma senza un concreto risparmio economico (anche nel budget assoluto per quanto riguarda I diavoli, nel costo a puntata per Romulus). Va detto comunque che I diavoli aveva una star internazionale come Patrick Dempsey. Spiccano anche i 63.119 euro di costo al minuto per una miniserie come Anna.

Per quanto riguarda Amazon, è evidente l’alto costo di Bang Bang Baby (serie che, da quando ne so, non è stata rinnovata per una seconda stagione), ma anche la recente The Bad Guy aveva un budget importante, 17,4 milioni per 315 minuti complessivi (sei episodi), con un costo per minuto di 55.393 euro. Va detto che, per tutte le altre serie di Amazon Prime Video Italia, si sta sempre sotto i 30.000 euro al minuto (in alcuni casi, anche sotto i 20.000).

Per Netflix, il maggiore budget di questi anni (in attesa del nuovo Suburra) arriva dalla recente serie La vita bugiarda degli adulti, che come possiamo vedere sopra è arrivata a 18 milioni e con un costo per minuto di 61.445 euro. Segnalo anche Zero (8 episodi per 192 minuti), costata 10.760.958 euro e con un prezzo al minuto di 56.046 euro. Da notare come i migliori dati di ascolto (da quando Netflix li fornisce, poco più di un anno e mezzo) li hanno ottenuti Mare fuori (acquisizione da Rai e non un Netflix Original) e Strappare lungo i bordi, costato solo 2.404.224 euro (20.906 euro al minuto).

Nota importante: va ricordato che qui stiamo parlando soltanto di budget produttivi, che non comprendono le fee che solitamente Netflix e Amazon pagano per acquisire tutti i diritti di questi prodotti. Insomma, la spesa totale per gli streamer è maggiore del budget indicato.

A questo punto, è fondamentale fare un confronto con le serie Rai e in questo caso ho preso i dieci maggiori risultati della stagione 2021-2022, che nel caso di prodotti che non sono alla prima stagione, sarebbero anche legittimati a un budget importante, derivato magari da un successo già riscontrato in precedenza. Questi i relativi budget:

E questi invece i costi al minuto:

In alcuni casi, per serie che sono composte da episodi lunghi un’intera serata (come Don Matteo e Blanca), ho diviso per comodità di lettura e confronto quell’episodio unico in due, in modo da avere dei paragoni più semplici tra tutte queste serie. Va precisato (analogamente a quanto fatto sopra) che l’operazione L’amica geniale è realizzata assieme a HBO, quindi l’alto budget (un’anomalia rispetto alle altre produzioni Rai) si divide tra più soggetti.

Intanto, viene subito fuori la conferma di una differenza di modello produttivo. Infatti, un broadcaster tradizionale come Rai lavora su tanti episodi/minutaggio, mentre le altre realtà seguono il nuovo modello di puntare su poche puntate, ma molto costose. Un modello che rivelerà tutti i suoi problemi nei prossimi anni, quando si cercherà di monetizzare questi contenuti e la limitatezza di puntate e ore totali sarà un bell’handicap. Tuttavia, anche così la differenza di costi (sia in termini di budget assoluti, che di costo al minuto) rimane evidente.

E qui, sorge una domanda. La Rai ha il canone e la ricca pubblicità per serie che fanno anche 7-8 milioni di persone in prima serata. Tuttavia, tende a mantenere il costo per minuto sotto i 20.000 euro. L’unica eccezione, a parte la già citata L’amica geniale, è La sposa, poco sopra quella soglia a causa di un minutaggio relativamente breve (ma anche così, fa segnare un ottimo rapporto costi/risultati).

Se l’azienda che può massimizzare al meglio gli investimenti in serialità fa comunque grande attenzione ai costi (riuscendo peraltro a ottenere una serie di successi notevoli e spesso poco riconosciuti dai mass media), come fanno le altre realtà a poter pagare quei prezzi, potendo puntare a risultati molto inferiori (con qualsiasi parametro li si valuti, anche nella possibilità di acquisire nuovi abbonati grazie a quei prodotti)? O, domanda molto più importante, come potranno continuare a pagare quei prezzi anche nei prossimi anni? O meglio, potranno continuare?

Rai viene spesso attaccata per le sue spese e di base sarebbe comprensibile essere più ‘attenzionata’, visto che si parla (anche) di soldi pubblici. Tuttavia, questi dati indicano chiaramente che i costi Rai per la serialità, se confrontati a quelli di Sky, Amazon Prime Video Italia e Netflix, sono decisamente molto oculati. E portano a risultati migliori…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

2 thoughts on “Perché le serie italiane sulle piattaforme costano così tanto?

  1. A mio avviso mi sembre un grosso omissis la partecipazione di altri coproduttori come HBO nella valutazione totale della spesa e del minutaggio. Credo inoltre che sia diverso l’obiettivo tra rete pubblica e rete privata, Mi sembra che la rete privata tenti maggiormente la strada internazionale, sia nella vendita del format che del prodotto al di fuori del confine italiano. C’è anche la questione di brand: sky non credo abbia convenienza a fare le cose che fa rai, e lo spettatore medio che paga Sky si aspetta cose diverse rispetto a Rai.

  2. Perché omissis, visto che la partecipazione di HBO ad alcune serie è stata chiaramente segnalata due volte (per tre prodotti) nell’articolo? Peraltro, non è che se HBO è coinvolta, il budget deve diventare automaticamente molto più alto (conta secondo me quello che si vede sullo schermo). Sullo spettatore medio di Sky, secondo me c’è un’idea fuorviante, ricordo sempre che lo spettatore Sky era quello che viveva di partite di calcio e di commedie italiane, che magari su Sky facevano più ascolti dei film Marvel…

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