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Per Disney+ Iger è pronto ad aprire il forziere; ancora Netflix e Oscar; Cineguru Matinée #10

Aggiornamenti su Disney+, Fox e Fox Searchlight dall'ultimo meeting annuale degli investitori Disney. Netflix, Spielberg e gli Oscar. WarnerMedia e alcuni commenti brevi in questo matinée numero 10.

Buona domenica e bentrovati a questo appuntamento con il matinée di Cineguru. Dopo un ottimo avvio di anno riesco ad essere meno costante di quel che vorrei, ma arrivare al 10 appuntamento è già una soddisfazione. Visto che alcuni lettori me lo hanno chiesto a cominciare dalla prossima domenica aggiungerò alla segnalazione delle notizie sull’evoluzione dell’industria cinematografica e affini e relativi commenti anche alcune segnalazioni sul settore tech/digital che penso possa avere impatto sul cinema. Questa settimana comincio parlando del meeting annuale degli investitori Disney, proseguo poi con lo scambio di battute tra Spielberg e Netflix sugli Oscar, qualche breve news tra cui qualche commento su Warner.

Il meeting annuale degli investitori Disney 2019

Si è svolto lo scorso 7 marzo l’annuale Meeting of Shareholders della The Walt Disney Company e noi fan ci siamo emozionati innanzitutto perché è stata confermata la data dell’apertura della prima attrazione della nuova area dedicata a Star Wars delle due Disneyland americane. Star Wars: Galaxy’s Edge, la prima attrazione di questa enorme espansione dedicata alla saga di Lucas, gemella in entrambe i parchi, aprirà il 31 maggio in California e il 29 agosto in Florida, e per chi è un fan di Star Wars penso sia un motivo sufficiente per pianificare un viaggio oltreoceano, magari più avanti nell’anno quando le aree saranno completate. Gli azionisti sono fan del ritorno dei loro investimenti e il completamento di queste attrazioni è indubbiamente una buona notizia, essendo i parchi una delle aree più redditizie della Disney.

Non sono questi comunque gli annunci più interessanti usciti dall’evento. Con l’avvicinarsi del compimento dell’acquisizione della Fox (la settimana precedente è arrivato l’ok condizionato dell’antitrust del Brasile e manca ora solo quello del Messico) si avvicina il momento in cui l’integrazione tra le due società, che Iger dice di aver pianificato ormai per più di un anno, diventerà rapidamente operativa e oltre ad arrivare le notizie che tengono con il fiato sospeso i lavoratori delle due aziende si cominceranno anche a svelate i piani operativi con effetto sulla produzione e distribuzione cinematografica. Da questo punto di vista non mi ha particolarmente sorpreso, soprattutto dopo l’intervista ad Alan Horn di cui ho scritto nel matinée numero 9, l’annuncio che i marchi Fox e Fox Searchlight continueranno ad essere operativi nella produzione cinematografica, come ha detto Horn:

With Fox, we can make movies that right now I say no to. […] The audience for a Disney movie may not know what they are going to see, but they know what they aren’t going to see.”.

La notizia più interessante riguarda però the service, ovvero Disney+. Nelle scorse settimane ho spesso parlato di come Disney stesse mandando ad esaurire i suoi vari accordi di licenza con operatori via cavo, televisioni tradizionale e non, tra cui ovviamente anche Netflix. Anche qui niente di sorprendente, visto che Iger ne aveva parlato nella sua intervista di inizio anno. In sostanza Topolino si sta riappropriando di tutta la sua library per poter schierare all’inaugurazione del suo servizio di streaming tutto il suo arsenale (è anche il motivo per cui quest’anno escono così tanti titoli “pesanti”) ed affrontare con tutta la sua forza la corsa alla conta degli abbonati che inizierà al lancio di Disney+. La cosa che non era ancora stata detta però è che col lancio della piattaforma, ricordiamolo prevista per novembre, Disney metterà a disposizione degli iscritti al servizio l’intera sua library di classici d’animazione e non solo quella parte che lascia ruotare normalmente fuori dal suo cosiddetto vault. Il riferimento è alla pratica di Disney di non mettere a disposizione contemporaneamente tutto il suo catalogo home-video (anche se la policy è diversa per le piattaforme EST/VOD), ma di ruotarlo redendo indisponibili alcuni titoli per lunghi intervalli di tempo. La disponibilità di tutto il catalogo dei classici Disney in esclusiva insieme a tutto il resto del contenuto su Disney+ viene considerata un asset di enorme importanza anche dagli analisti, tanto che JP Morgan si è lasciata andare a una previsione secondo la quale la piattaforma potrebbe arrivare ad avere nel 2020 160 milioni di abbonati, oltre i 139 milioni di abbonati attuali di Netflix. Certo in Italia la strada di Disney+ potrebbe essere meno scontata di quel che stiamo pensando, almeno a leggere i commenti a questo post con cui Open condivideva questa notizia.

Prima del lancio del servizio Disney starebbe pianificando un test in Olanda, questo perché ovviamente c’è grande attenzione anche su un tema, quello tecnico, che troppe volte in passato è stato trascurato dalle aziende di contenuto lanciando servizi tutt’altro che funzionali sia dal punto di vista dell’infrastruttura che della user experience. Secondo altre indiscrezioni pubblicate da The Information la società guidata da Iger starebbe anche valutando l’opportunità di fare degli accordi di distribuzione con altri operatori, per accelerare l’acquisizione di abbonati. Il problema di questo tipo di accordi, come l’essere inclusi nel bundle di un canale via cavo o distribuiti da un servizio come Amazon Channels è che darebbero un boost di abbonati ma, inserendo tra il servizio e il consumatore un intermediario (che si tratterrebbe sia una fee che alcuni dati dell’utente), sono in contraddizione con il modello dello streaming diretto di Netflix che è il principale avversario della casa di Topolino (e che comunque ha accordi di questo genere).

Disney nel frattempo sta anche cercando di acquistare il 10% di Hulu in mano a WarnerMedia per far salire ulteriormente la sua quota che già arriverà al 60% una volta completata l’acquisizione di Fox. Hulu, dal canto suo, pur se lontana dai numeri di Netflix, va bene anche in segmenti come il live streaming di canali TV, segmento interessantissimo nel momento in cui parole come il bundling diventeranno sempre più importanti in futuro, mentre i conti del 2018 consuntivano che negli Stati Uniti il cord-cutting è raddoppiato su base annua e solo dove non arriva internet sopravvive l’ultimo Blockbuster.

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Spielberg, Netflix, Coppola e Gli Oscar 2020

Non era ancora terminata la notte degli Oscar che subito l’industria cominciava a discutere della prossima edizione e il tema è ovviamente sempre Netflix. La giornata del primo marzo è cominciata con alcuni articoli relativi all’importanza dei festival nel preparare la corsa all’Oscar. Ne è uscita bene Venezia, mentre ovviamente c’è da prestare attenzione a cosa ha intenzione di fare Cannes, baluardo della difesa della sala che rischia però così di escludersi dalla possibilità di presentare film importanti, a cominciare da The Irishman di Martin Scorsese.

Mentre Spielberg si schierava in modo netto dalla parte di chi vorrebbe escludere dagli Oscar i film che non hanno una reale distribuzione in sala e Neflix gli rispondeva con un Tweet molto apprezzato e condivisibile nel momento in cui sostiene che una modalità distributiva non esclude l’altra. Ma intanto è stato proprio il trailer di The Irishman a lasciare adito ad altre interpretazioni, dato che si chiude con una dicitura che non è sfuggita ai più attenti tra gli addetti ai lavori.

Quindi Netflix distribuirà normalmente e non in una uscita limitata il film di Scorsese? Secondo me l’intenzione è proprio quella di scardinare il meccanismo delle window e puntare a quello che l’industria cinematografica non ha mai avuto il coraggio di fare, puntare a una contemporaneità tra distribuzione in sala e distribuzione sulle piattaforme, lasciando la scelta allo spettatore.

WarnerMedia e altre news in breve

Le prime due settimane di marzo hanno visto importanti news provenire anche dal fronte WarnerMedia. Nonostante Donald Trump sembri non volersi arrendere all’idea che ogni eccezione che cerca di sollevare sull’acquisizione venga in qualche modo rigettate e ora ne stia pensando un’altra, l’AT&T è entrata nel vivo del suo piano di ristrutturazione annunciando una serie sostituzioni ai vertici e di nuove nomine e cominciando così a dispiegare l’organizzazione della futura WarnerMedia. Tra queste spicca, proprio nei giorni in cui veniva rilasciato il trailer della stagione finale di Game of Thrones, l’opera più rappresentativa della strada seguita da HBO sotto la sua guida, la notizia della sostituzione di Richard Plepler alla guida di HBO. La notizia non ha particolarmente sorpreso, soprattutto da quando AT&T aveva lasciato intendere di voler assomigliare più a Netflix, ma non tutti sono convinti che per farlo la strada sia cambiare il modo di HBO di produrre serie TV.

Intanto su Screenweek abbiamo fatto il conto di quanto costa la dieta dello streaming, che come ci siamo detti può arrivare a presentare un conto salato per l’appassionato, mentre un’analisi ti The Information sancisce una cosa di cui ci eravamo già accorti, ovvero che Netflix ha ampi margini per continuare a incrementare i prezzi dei propri abbonamenti.

Infine torno a segnalare qualche interessante discussione su Facebook. In particolare questa settimana, a partire da un post di Robert si è aperta una discussione sul rapporto tra il cinema d’autore e commerciale chiusa da un commento di Nicola Giuliano che, misurando i like presi, ha messo tutti d’accordo con un po’ di buon senso:

Se posso dire la mia, credo che la discussione abbia davvero poco senso. Come poco senso hanno tuttte le distinzioni. Soprattutto la dicotomia cinema d’autore /commerciale. Cos’è il cinema commerciale se non quello che ha incassato una cifra che gli permetta di essere definito tale? Chi certifica poi l’autorialità di un film? Non capisco nemmeno poi a chi si riferisse Moretti. Molti ce l’hanno a morte…. ma chi? Critici? Addetti ai lavori? Se anche fosse che importanza avrebbe? L’unico referente possibile è il pubblico, non necessariamente rispetto alla sua quantità ma soprattutto rispetto al gradimento che esprime. Qualunque genere di film si voglia fare da autori a produttori conta soprattutto che lo si faccia con il massimo impegno e passione per ottenere il gradimento e l’apprezzanento del pubblico che incontrerà, senza ovviamente tralasciare la sostenibilità economica di ciò che si realizza. Il resto, patenti attribuite o autoattribuite conta davvero poco.
(Nicola Giuliano)

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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