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I’ts Apple Show Time e James Gunn in questo Cineguru Matinée #11

Il 25 marzo è show time per Apple che presenterà il suo nuovo servizio per rivoluzionare la televisione. Nel frattempo è arrivato il momento in cui diventerà operativa l'acquisizione della Fox da parte della Disney che nel frattempo ha fatto pace con James Gunn.

Buona domenica e bentornati a questo appuntamento con il mio Cineguru Matinée, notizie e commenti sullo showbiz e le streaming wars. Il prossimo 25 marzo la Apple ha dato appuntamento a “giornali”, addetti ai lavori, curiosi e fan per la ormai da tempo rumoreggiata presentazione della sua offerta streaming. Il payoff è quasi identico a quello dell’evento in cui nel 2006 presentò la Apple TV, ma in questo caso è chiaro che il focus sarà tutto sui servizi e anche se potrebbe esserci la presentazione a sorpresa di qualche hardware l’annuncio più atteso riguarda la piattaforma che dovrebbe rivaleggiare con Netflix, Amazon Prime, Disney+ (anche se personalmente ho sempre visto una collaborazione Disney/Apple come definitiva), At&T/Warner, NBC/Universal e tutte le altre. Di ufficiale sul funzionamento del servizio non si sa ovviamente niente ma sono mesi che vengono pubblicate indiscrezioni o previsioni di ogni genere su come dovrebbe funzionare.

Apple è praticamente da sempre protagonista della distribuzione digitale di audiovisivi con il suo iTunes Store, che negli Stati Uniti distribuisce anche serie tv, e che solo negli ultimi anni è stata raggiunta da Google Play. Ma l’Electronic sell-through (EST) e anche il Video On Demand (VOD) transazionale, non hanno mai realmente conquistato il cuore dei consumatori e non hanno mai realmente sostituito le abitudini del mondo fisico che sono andate a sostituire: l’acquisto o il noleggio del DVD/BluRay e della videocassetta prima ancora. La rivoluzione digitale nella distribuzione audiovisiva è arrivata solo con lo streaming e soprattutto con la formula ad abbonamento “inventata” da Netflix che prima di diventare quello che è la utilizzava proprio per il noleggio di supporti fisici che usavano i corrieri invece di internet. In realtà Apple parla di qualcosa di più che di un solo servizio di streaming. Ancora una volta si parla di reinventare la TV ed è chiaro che dovrebbero essere diversi i servizi che entreranno a far parte della sua offerta così come già oggi sono molte e diverse le applicazioni cui è possibile accedere attraverso la Apple TV. Che Apple abbia già fatto il passo in avanti di creare dei “bundle” di servizi di terzi e quindi offrire degli abbonamenti cumulati che raggruppino servizi diversi? Non so se sia così ma l’idea di avere un “bundle to rule them all”, che poi è analoga a quello che accade sulle paytv, mi affascina pure se forse è un po’ prematura per un mercato in cui sembrano tutti sul piede di guerra. Di sicuro sappiamo che Cupertino ha investito per presentarsi a questo appuntamento anche con una nutrita lineup di produzioni originali Apple, tra cui titoli che sulla carta sono veramente appetibili e per i quali si è contesa con budget fenomenali personaggi come Steve Carrell, Oprah Winfrey, JJ Abrams e Jennifer Garner. Non poco interessante poi il fatto che queste produzioni dovrebbero essere gratis per i possessori di un device Apple. Secondo gli analisi, anche se non gli stessi dei 160 milioni di abbonati di Disney +, il servizio Apple potrebbe puntare a 100 milioni di abbonati nei prossimi 3/5 anni.

Disney, Fox e James Gunn

La settimana non ha portato particolari novità sul fronte Disney, se lasciamo da parte notizie più squisitamente cinematografiche e la bomba di venerdì relativa al ritorno di James Gunn alla regia di Guardiani della Galassia 3. La notizia è esplosa venerdì nel nostro tardo pomeriggio e la cosa impressionante è che è stata accolta con un entusiasmo che non vedo di molto inferiore a quello con cui era stato accolto, il giorno prima, il trailer di Avengers: Endgame che pure ha ottenuto risultati importantissimi.

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La cosa interessante è che adesso James Gunn finirà di girare il secondo capitolo di Suicide Squad prima di tornare in Marvel ad occuparsi dei Guardiani della Galassia e potrebbe venirne fuori una sequenza di titoli davvero interessanti. Tra i commenti online si possono leggere decine di versioni diverse sulle ragioni di questo riavvicinamento, ma alla fine penso abbia prevalso l’analisi puntuale di quanto accaduto rispetto ad una over-reaction verificatasi in un momento particolare e di fronte ad accuse pretestuose anche difficili da ricostruire. Secondo alcuni l’allontanamento sarebbe stato così repentino anche perché la questione scoppiò in una fase delicata della chiusura dell’acquisizione di Fox e ora che ormai il momento è vicino, tutto dovrebbe sbloccarsi il prossimo 20 marzo, può prevalere il buon senso. A inizio settimana Bob Iger si era complimentato con il suo team per il grande risultato di Captain Marvel.

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Facebook, la crociata della Warren e come YouTube ha combattuto i troll contro Captain Marvel

Come promesso la scorso settimana proverò da questa edizione del matinée a commentare anche qualche notizia sul mondo digitale. Anche se l’idea è andare più nel concreto e concentrarsi su informazioni con un potenziale impatto su quello che mi riguarda più da vicino, il marketing digitale e del cinema in particolare, ci sono notizie destinate ad avere un grande impatto o a disegnare delle tendenze molto importanti destinate inevitabilmente a riflettersi anche nel concreto. Tra queste c’è l’annuncio fatto due settimane fa da Mark Zuckerberg sull’evoluzione di Facebook in una direzione più attenta alla privacy. Più che un semplice annuncio si tratta di un lungo, lunghissimo, post sul suo profilo personale in cui annuncia una serie di azioni che saranno portate avanti nei prossimi messi per garantire, appunto, un Facebook più “privato”, in tutti i sensi. I principi intorno a cui si andrà a costruire questo social network più privato (l’approccio riguarda tutte le loro piattaforme, quindi oltre a Facebook anche Instagram e WhatsApp e a lui piace quindi dire in sostanza che riguarda i social network in generale) sono in parte tecnici, ad esempio quando parla di encryption e data storage, e in parte più legati al funzionamento stesso dei social nel momento in cui parla di un maggior peso dei messaggi effimeri (quelli che spariscono, cosa che avrebbe aiutato James Gunn ad esempio, ma anche chi commette online reati) e di una dimensione più familiare, da salotto di casa piuttosto che piazza di paese, che intenderebbe dare alla piattaforma. Oltre a questo un punto chiave, che secondo i maligni sta a sottolineare solo quanto Facebook invidi quello che WeChat ha costruito in oriente, riguarda l’unificazione, l’interoperabilità, delle varie funzionalità di messaggistica delle varie applicazioni. Per quanto rivoluzionario nei toni e in parte dettato dall’esigenza di dimostrare un maggior senso di responsabilità verso la privacy dato che le polemiche su come la ha gestita fino ad ora non si sono mai spente, sono tra quelli che non hanno trovato particolarmente convincente il nuovo approccio raccontato da Mark. Alla fine i nostri dati sono il valore di cui ogni piattaforma social si vuole appropriare, non importano come ce la raccontano e dubito che data la scarsa alfabetizzazione digitale degli utilizzatori ci sarà mai una vera consapevolezza sul tema. Ovviamente la messaggistica unificata è un’applicazione fantastica, una chimera in realtà che su internet si insegue da anni, ma sarebbe tale solo se le chat diventassero come le email (o come gli SMS) ovvero in grado di comunicare con tutti indipendente dalla proprietà del servizio utilizzato.

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Merita attenzione, perché rischia di impattare davvero in modo significativo sull’evoluzione del settore, la crociata iniziata dalla senatrice Warren contro i bug della tecnologia. Anche qui tutto parte da un post, su Medium in questo caso, e da noi ben raccontato da Riccardo Luna su AGI, che sembra la reazione populista a qualcosa che, ricordando l’audizione proprio di Mark di fronte al senato americano, la politica non capisce e che quindi ha deciso bene di cominciare a strumentalizzare. Non che nello strapotere delle grandi tech company ci sia necessariamente del bene, però purtroppo quello che abbiamo scoperto lavorando su internet fin dall’inizio è che per quanto sia un mezzo estremamente democratico nell’offrire a tutti la possibilità di avviare un proprio progetto, è anche un sistema che favorisce la concentrazione e il monopolio. Che la soluzione più favorevole ai consumatori e al pubblico più in generale sia di frammentare queste società è tutto da dimostrare, mentre è chiaro che sia la miglior storia da raccontare agli elettori che vedono il mondo intorno a loro cambiare, devono aver qualcuno da incolpare e non sono certo i politici che ne capiscono ancora meno. Insomma prima o poi qualcuno che leggesse fino in fondo The Circle ci doveva essere.

Chiudo infine con una notizia più specifica e interessante. Il lancio di Captain Marvel ha sofferto anche di numerosi, importanti e vergognosi attacchi alla protagonista e al suo essere la prima super-eroina Marvel ad avere un film tutto suo. Evidentemente a qualcuno che esista un super-eroe così POTENTE e che non sia un maschio crea dei problemi, come ne ha creati Black Panther per altri evidenti motivi. Tutto questo ha fatto sì che la sua protagonista, Brie Larson, sia stata nei giorni precedenti l’uscita del film vittima di massicci attacchi di cosiddetti “troll” online particolarmente efficaci nel “tappezzare il web” di messaggi che invitavano a boicottare (nella migliore delle ipotesi) il film. Essendo tra i siti “vittime” di questi attacchi YouTube ha reagito con una piccola ma significativa azione sul suo algoritmo classificando alcune parole chiave, come Brie Larson appunto e il titolo del film, come termini relativi a notizie. Questa classificazione privilegia i risultati di ricerca provenienti da fonti considerate (classificate così) autorevoli, escludendo così fonti diverse, molto abili nel manipolare l’algoritmo, ma che portano avanti battaglie discutibili. Per quanto questo intervento ci possa far piacere, come ce ne sono altri ad esempio sul tema della diffusione di notizie no-vax, si tratta probabilmente della prima applicazione al nostro settore di una battaglia che vede opposti due punti di vista altrettanto validi e che va alla radice della natura stessa della rete e anche del business di YouTube nello specifico: privilegiare certe fonti a discapito di altre è un gesto arbitrario, ma visto il fallimento del meccanismo di autoregolarsi è meglio che si impari a introdurre negli algoritmi questi correttivi, come dimostra anche la terribile cronaca recente.

Anche i siti di recensioni sono stati vittime di attacchi di questo genere, mirati a far crollare il rating dei film non certo per demeriti artistici. Tra questi anche Rotten Tomatoes che ha trovato a sua volta modo di porvi rimedio.

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Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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