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Qual è il vero problema di Netflix a Venezia?

Sta creando polemiche lo scontro tra associazioni di esercenti e Festival di Venezia sui film di Netflix in concorso. Ma il rischio reale è un altro...

La scorsa settimana, le associazioni di esercenti hanno mostrato il proprio disappunto per alcune scelte del Festival di Venezia legate a Netflix. Qui sotto, un estratto del comunicato:

“La decisione presa dalla Mostra del Cinema di Venezia di presentare in concorso ben 3 film che rischiano di non uscire in sala è controversa e inopportuna. [… ] Fice, Anac e Acec, sono convinte che alla base stessa della Mostra ci sia ancora l’idea di fruizione in sala delle opere presentate in concorso, il che non solo in omaggio all’arte cinematografica che trova la sua migliore riproduzione sul grande schermo e in un contesto di condivisione collettiva, ma anche nel rispetto della libertà dello spettatore che per vedere uno o più film premiati avrebbe altrimenti come unica scelta la sottoscrizione dell’abbonamento alla piattaforma che ne abbia la visione esclusiva”.

Chi scrive nel 2016 si era occupato di acquisire per Microcinema i diritti di The Woman Who Left di Lav Diaz, che al Festival di Venezia aveva vinto il Leone d’oro. Poi, qualche mese dopo, questa società di distribuzione ha chiuso e quindi il film da noi è stato acquistato solo successivamente da Fil Rouge Media e proposto in una serie di eventi, fuori dalle sale/circuiti tradizionali. Insomma, sarebbe così grave che un eventuale Leone d’oro nel 2018 uscisse solo su Netflix, visto che due anni fa quel Leone d’oro il pubblico italiano ha avuto enormi difficoltà a vederlo? Così come, inutile negarlo, vedrà sempre meno i film del concorso di Venezia, Cannes e Berlino, sia perché non vengono proprio acquistati, sia perché spesso hanno una tenitura limitata a poche grandi città.

Il problema vero è un altro ed è il caso di parlarne: che futuro vogliamo per il cinema? La legge Franceschini, non c’è dubbio, punta enormemente sulle sale, tanto da dedicare ingenti risorse (alcune, addirittura, a fondo perduto), in un sistema che continua a prevedere l’uscita nei cinema per ricevere i contributi statali. Ma per chi stiamo facendo questi investimenti, solo per Avengers e Mission Impossible?

Perché, diciamocelo chiaramente, i grandi blockbuster non usciranno in contemporanea, almeno nei prossimi anni. Basti pensare che la Disney è l’unica delle major che non ha fatto pressioni per ridurre le window, considerando che per il suo modello di business vanno benissimo. E’ quindi, con l’acquisizione di 20th Century Fox, oltre a quelle classiche della Disney (Marvel, Star Wars, Pixar, principesse Disney) tante property fondamentali (X-Men, Avatar, Deadpool, ecc.) continueranno a seguire questo modello.

Ne parla anche il giornalista Ben Fritz nel suo libro The Big Picture, che analizza in maniera molto interessante i grandi cambiamenti nel mondo dell’industria cinematografica, e che in merito non ha dubbi:

“I film che non sono adattamenti di property esistenti, con budget medio-piccoli e per un pubblico adulto, rimarranno sempre di più in poche sale e per poche settimane, in poche decine di cinema. Nella maggior parte dei casi, vedremo questo tipo di film nello stesso modo in cui guardiamo la televisione, le clip su Youtube e le esperienze di realtà virtuale: a casa e in movimento. […] La frequentazione delle sale diminuirà, così come il numero dei multiplex e dei film che le major faranno uscire. Gli spettatori che continueranno ad andare pagheranno prezzi sempre più alti, anche se per un’esperienza più lussuosa, con poltrone reclinabili, cibo ordinato con una app e consegnato a mano, e i migliori sistemi video e audio possibili”.

Non c’è dubbio che i grandi eventi sono pochi e che quindi, se la maggioranza dei film medio-piccoli veramente uscisse in contemporanea tra sale e piattaforme online (in particolare, se questo avvenisse in Svod e quindi all’interno di un abbonamento che l’utente paga già), sarebbe molto, molto difficile pensare che la struttura (e il numero) dei cinema esistenti non subirebbero delle conseguenze importanti.

E arriveremmo all’assurdo: lo Stato aiuta chi vuole costruire le sale a farlo in maniera tangibile. Ma le presenze in sala rischiano – con una strada del genere – di diminuire. Insomma, nei prossimi anni avremo più sale (questo è sicuro), ma potenzialmente meno spettatori. Pensiamoci…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
Story editor & Data Analyst at Pepito Produzioni e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

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