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Usa: i dispositivi di streaming raggiungeranno il 40% delle famiglie entro il 2017. E Apple brevetta il file sharing legale

Uno studio della società di ricerca internazionale NPD Group riporta che negli Stati Uniti i device che offrono servizi di streaming (come Roku, Apple TV, Google Chromecast e Amazon Fire TV) raggiungeranno entro il 2017 il 40% di penetrazione nelle famiglie americane. All’inizio del 2014 la percentuale di diffusione di questi dispositivi era del 16%...

Uno studio della società di ricerca internazionale NPD Group riporta che negli Stati Uniti i device che offrono servizi di streaming (come Roku, Apple TV, Google Chromecast e Amazon Fire TV) raggiungeranno entro il 2017 il 40% di penetrazione nelle famiglie americane. All’inizio del 2014 la percentuale di diffusione di questi dispositivi era del 16% e si ritiene che ad oggi sia intorno al 24%. Le prime cinque applicazioni attualmente utilizzate per lo streaming dei contenuti sono, nell’ordine, Netflix, YouTube, Amazon Prime Movies, Amazon Prime Instant Video, Hulu Plus e HBO Go. Sempre secondo lo studio il numero di dispositivi in grado di fornire servizi di streaming raggiungerà i 211 milioni di unità entro il primo trimestre del 2017.

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«Nei prossimi anni continueremo ad assistere a un pubblico crescente di spettatori televisivi per servizi di streaming video, app, e offerte come quella di CBS All Access che non richiedono più una sottoscrizione a una pay tv di un provider via cavo o satellite» ha dichiarato John Buffone, executive director of connected intelligence di NPD.

Nel frattempo, sul fronte dell’offerta di contenuti digitali si registra una importante novità proveniente da Apple. La società starebbe infatti dando via libera al file sharing legale (per ora limitatamente alla musica), permettendo a un utente di scaricare contenuti direttamente da un altro utente amico. Apple avrebbe infatti messo a punto un brevetto che consente all’utente di scaricare un album non da iTunes, ma da un amico che lo ha già comprato: l’album è comunque criptato e per ascoltarlo l’utente finale dovrà pagare un prezzo inferiore al prezzo originale. Un sistema che permetterebbe a iTunes di risparmiare sulla larghezza di banda necessaria per erogare i contenuti, e più in generale di risparmiare sui costi di distribuzione e inoltre dovrebbe  ridurre la condivisione illegale di contenuti.

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