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L’accordo Sony con Netflix e Disney+ non dovrebbe stupirci: ecco perché

Nel mondo delle piattaforme streaming, il sistema delle finestre è “completamente ribaltato”

Dopo essersi accordata con Netflix per caricare sulla piattaforma i propri titoli per 18 mesi dopo la finestra cinematografica e quella PVOD, Sony Pictures Entertainment ha siglato un accordo analogo con i canali e le piattaforme Disney per la finestra successiva negli Stati Uniti. Ciò comprende, oltre ovviamente a Disney+, reti come ABC, Freeform, FX Networks e la piattaforma Hulu. L’accordo porterà su Disney+ i film di Spider-Man, che mancavano alla collezione Marvel. E varrà dal 2022 al 2026.

Un accordo che potrebbe stupire, considerando che quella Disney non sarà la prima finestra, quella esclusiva e quella a cui un colosso come la Casa di Topolino dovrebbe puntare. Ma, soprattutto, con una libreria che già comprende i titoli Disney, Pixar, Marvel e Fox, che bisogno c’era di mettersi anche d’accordo con Sony per ottenere, oltretutto, la seconda finestra di sfruttamento SVOD?

The Wrap ha cercato di fare luce sulle motivazioni, dipingendo uno scenario in cui l’esclusività o la priorità di una finestra stanno via via perdendo di importanza. Non conta arrivare primi, perché l’utente non vede le cose in questo senso. “Cosa sono le finestre oggi? Cosa sono, veramente, le finestre?”, afferma René Santaella, executive vice president dei media digitali e dello streaming di Estrella Media, una media company in lingua spagnola con sede a Burbank, in California. “La finestra è quando una persona, un consumatore, vuole guardare quello che vuole guardare, e quando lo guarderà. Non ha senso dire che sei mesi dopo è troppo tardi. Un anno dopo, [un contenuto] potrebbe essere nuovo per qualcuno perché stava guardando altri titoli, o seguendo un’altra serie”. Insomma, nell’era dello streaming il sistema delle finestre “è completamente ribaltato”.

“Vince il consumatore”

Sony ha già detto di non voler aprire una propria piattaforma SVOD sul modello di Disney+ e Apple TV+. Trovare accordi con le piattaforme è dunque la strategia scelta. E alle piattaforme conviene avere costantemente nuovi titoli da dare in pasto agli iscritti. Gene Del Vecchio, professore di marketing specializzato in entertainment presso la USC Marshall School of Business, spiega che “il patto Disney-Sony è un’accoppiata perfetta”. Sony ottiene un flusso costante di ricavi su licenza “necessari per sostenere una divisione cinematografica imprevedibile, le cui fortune crescono e crollano ogni anno”. Disney è sempre alla ricerca di nuovi contenuti e, avendo a disposizione i propri, è meno importante che arrivino prima lì piuttosto che su Netflix. Ciò che conta è che arrivino.

In mezzo a tutto questo c’è naturalmente l’affare Spider-Man. Disney+ ottiene i film co-prodotti con Sony e facenti parte del Marvel Cinematic Universe. Per Del Vecchio, questa condivisione “è vitale”, perché mostra agli utenti un MCU senza stacchi che, da solo, “vale miliardi di dollari per ciascuno studio”. Alla fine, conclude Santaella, “è il consumatore a vincere”.

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