Cineguru Podcast – Predator: Badlands è la prima sorpresa di novembre Cineguru Podcast by cineguru - Novembre 10, 20250 Nel nuovo appuntamento con il Podcast di Cineguru parliamo degli incassi del weekend e della coda di un ottobre particolarmente difficile Loading the Elevenlabs Text to Speech AudioNative Player...Nel nuovo appuntamento con il podcast di Cineguru, Davide Dellacasa e Andrea Francesco Berni commentano i risultati del weekend al box office italiano e americano. In Italia Dracula conquista la vetta superando La vita va così di Milani, mentre Predator: Badlands debutta in linea con le attese. Negli Stati Uniti, invece, lo stesso Predator: Badlands sorprende con un’apertura da 40 milioni di dollari, segnando una ripresa dopo un ottobre debole. Nella seconda parte, i due analizzano le tendenze del mercato e il dibattito sui finanziamenti pubblici al cinema italiano, riflettendo sulle cause strutturali di un settore in trasformazione e sulla necessità di una distribuzione più equilibrata dei titoli. Ed ecco anche l’intera trascrizione del podcast: Questo testo è stato generato tramite un servizio di trascrizione. La versione attuale potrebbe non essere definitiva e potrebbe essere soggetta ad aggiornamenti Davide: Buongiorno Andrea, buon lunedì. Andrea: Buongiorno a te e anche a chi ci segue. Davide: Non so se si sente che sono raffreddato… la pioggia che ho preso tornando da Lucca forse è la causa. Andrea: Io invece mi ero già raffreddato prima di partire, quindi direi che ci siamo passati il testimone. Davide: Esatto, un passaggio di testimone. E di passaggi ce ne sono anche in vetta alla classifica di questa settimana: Milani scende al secondo posto e Dracula sale al primo. Andrea: Sì, considerando che sono usciti in momenti diversi è tutto nella natura delle cose. Devo dire che sono stupito in positivo dalla performance di Dracula. Davide: Anche a me sembra che stia andando molto bene, soprattutto tra il pubblico giovane. Ha un buon passaparola. Andrea: Esatto, e ha anche incrementato il numero di sale rispetto alla settimana scorsa. Ha chiuso il weekend con poco più di un milione: in calo, ma abbastanza da tornare in testa. È stato un weekend non brillantissimo come incassi, ma siamo all’inizio di un novembre promettente. Direi che possiamo considerarlo un weekend di transizione. Davide: Sì, con alcune nuove uscite interessanti, ma sul podio troviamo ancora Dracula e La vita va così. Dracula è ormai vicino ai tre milioni e mezzo, ottimo risultato. La vita va così è arrivato a poco meno di un milione — 950 mila euro — e si sta comportando esattamente come pensavamo. Andrea: Ha superato i cinque milioni e sta seguendo la traiettoria del film precedente. Questo conferma che Milani ha un suo pubblico affezionato per questo tipo di commedia sociale. Il film precedente aveva superato gli otto milioni, quindi immagino che anche questo continuerà a mantenere un buon ritmo nelle prossime settimane. Davide: Al terzo posto c’è Predator: Badlands, anche qui in linea con le aspettative: 745 mila euro in quattro giorni. Un buon risultato, di cui parleremo meglio tra poco quando passeremo al box office americano. Andrea: Sì, anche secondo me terrà bene nei prossimi giorni. È uno stand-alone reboot che funziona, e per fortuna non si preoccupa troppo della coerenza narrativa della saga: lo si va a vedere per l’esperienza popcorn. Davide: Esatto. E come dicevamo, ne parleremo meglio quando arriviamo agli Stati Uniti, dove ha esordito al primo posto e in proporzione è andato ancora meglio. Mi sembra un film con buone gambe anche per i prossimi giorni. Andrea: Gambe ce le ha anche 5 secondi, che si mantiene sugli stessi livelli degli ultimi film di Virzì: 621 mila euro al quarto posto, ha superato il milione e sei. Anche questo continuerà il suo percorso in modo convincente. Davide: Al quinto posto Bugonia, con 259 mila euro. Ha superato il milione e mezzo e tiene bene. Andrea: Sì, e direi che è un buon risultato per Lanthimos. Non ci aspettavamo i dieci milioni di Povere creature! — è un film completamente diverso — ma il suo pubblico l’ha trovato. Davide: Concordo, è in linea con gli altri film di Lanthimos. Povere creature! resta un fenomeno a parte, anche nel nostro paese, dove ha fatto numeri proporzionalmente altissimi. Andrea: Io sono Rosa Ricci ha superato il milione di euro. Da lì in poi, nella seconda metà della top ten, troviamo solo nuovi film. Davide: Io vorrei segnalare Un semplice incidente, che ha la miglior media per sala della classifica. È il vincitore della Palma d’Oro, ha incassato 253 mila euro ed è al settimo posto. Andrea: Sì, e secondo me avrà una buona tenuta nelle prossime settimane anche grazie a una distribuzione “platform”, come direbbero in America: non ampia, ma che gli garantirà ottime medie. Davide: Non è partito benissimo invece Una famiglia sottosopra, ottavo posto. Probabilmente anche perché La vita va così ha un po’ cannibalizzato quel tipo di pubblico da commedia. Andrea: Esatto. E chiudono la classifica Fuori la verità con 183 mila euro e poi Ne Zha… tu ti aspettavi che facesse 200 milioni di euro in Italia? Davide: (ride) No, non mi aspettavo che facesse 200 milioni… neanche due milioni, in realtà. Però è interessante. Tu l’hai visto il film? Andrea: Non ancora, purtroppo. A Lucca c’era una proiezione ma non sono riuscito a vederlo. Davide: È un film da 2 miliardi di dollari, comunque. Certo, se sei un film cinese che va bene in Cina è più facile raggiungere cifre così, ma rimane impressionante. Andrea: Già. È difficile parlarne senza averlo visto, però il decimo posto non è male. In top ten non c’è un titolo davvero per famiglie, e subito dopo, all’undicesimo posto, c’è Heidi. Direi quindi che non è partito male: è un tentativo riuscito di offrire qualcosa per le famiglie. Davide: Sì, anche se chiude la top ten. Devo dire però che ho visto pochissima comunicazione su questo film. Andrea: Nemmeno io. Ed è comprensibile: è un film cinese, e negli ultimi anni abbiamo parlato spesso di film d’animazione di genere, ma perlopiù di anime giapponesi, che sono un altro tipo di fenomeno con un pubblico e una comunicazione propri. Questo invece era un po’ “orfano”, senza una viralità naturale né una campagna tradizionale forte. Davide: Messa così, e rielaborandola, sì — è vero che il risultato è comunque ottimo, viste le premesse. Andrea: Passiamo agli Stati Uniti: Predator: Badlands debutta al primo posto con circa 40 milioni di dollari. Le stime oscillano tra i 39 e i 41, ma in ogni caso è ben oltre le previsioni, che parlavano di 30 milioni. È esploso, sostanzialmente. Davide: Sì, e ora tutti si chiedono cosa abbia funzionato. Secondo me ci sono diverse spiegazioni. La prima è che arriviamo da un ottobre disastroso, pieno di film che non hanno funzionato — Tron, per esempio. La seconda è che il film è piaciuto: alla critica, al pubblico, con un ottimo passaparola. È cresciuto nel weekend, sabato e domenica, e ha avuto un’ottima performance. Andrea: E poi c’è il lavoro fatto da Disney. Dopo l’acquisizione della Fox, molte proprietà intellettuali si sono perse, ma su due o tre hanno investito davvero bene. Predator è una di queste. Dopo il successo in streaming di Prey — che all’epoca ci fece disperare perché non era uscito al cinema — hanno continuato a costruire la fanbase. Sei mesi fa è uscito un film d’animazione su Disney+, accolto benissimo da pubblico e critica. Questo Badlands è, per così dire, la “messa a terra in sala” di quel percorso. Davide: Esatto, è un caso opposto rispetto al solito: di solito si dice “il film va bene al cinema e poi anche in streaming”, qui invece il successo in streaming ha rilanciato il brand fino al successo in sala. E il passaparola è ottimo. Andrea: Sì, e anche se non possiamo farne una statistica, devo dire che nel weekend mi sono imbattuto in tantissimi contenuti TikTok con il cast di Predator: Badlands: video ironici, challenge, clip. Il cast si è prestato molto, cosa non scontata per un film del genere. Davide: Esatto, e anche se non stiamo parlando di un cast “da Oscar”, quei contenuti hanno funzionato: hanno portato divertimento e curiosità intorno a un film pensato per intrattenere. Andrea: Viene da fare il paragone opposto con Christy, il biopic sportivo con Sydney Sweeney: debutto all’undicesimo posto, un milione e tre di dollari, ma con una media per sala bassissima — circa 600 dollari. È uscito in duemila cinema, distribuito da Black Bear, che sta provando a costruirsi una reputazione da distributore indipendente. Davide: Sì, e Sydney Sweeney in queste settimane ha fatto tantissima stampa: interviste ovunque, dichiarazioni anche un po’ polemiche, presenza costante su siti di cinema e testate industry. Eppure il film non ha funzionato. Andrea: Non bisogna essere troppo severi, comunque: per Black Bear è un esperimento, e finire in top 10 al primo film non era scontato. Ma è interessante notare la differenza: da un lato un cast che si presta a contenuti TikTok virali, dall’altro una comunicazione più tradizionale che non ha portato pubblico. Davide: Esatto. E in più, Sweeney negli ultimi mesi è stata trascinata in varie polemiche politiche, anche un po’ cercate da lei, diciamolo. Andrea: Sì, infatti. E un po’ “poverina”: viene spesso criticata per puntare solo su certe qualità — diciamo così — ma in realtà qui ha tentato un ruolo più serio, ha messo il cuore oltre l’ostacolo. Davide: Esatto, in altri casi la leggerezza l’ha premiata. Qui no. Quando un film apre così male, significa che qualcosa non ha funzionato già prima dell’uscita. Andrea: Giusto. Va detto che lei è anche produttrice, e tra pochi mesi tornerà con l’ultima stagione di Euphoria, quindi potrà riprendersi e magari riprovare con il cinema indipendente più avanti. Davide: Per il resto della classifica americana, al secondo posto c’è Regretting You (Tutto quello che non ti ho detto), che tiene benissimo: perde meno del 9%, incassa altri 7 milioni e supera i 38 milioni complessivi. È l’adattamento del romanzo di Colleen Hoover, e ha trovato il suo pubblico. Andrea: Sì, anzi lo sta alimentando. Se non ricordo male, è già al terzo weekend. Davide: Esatto, terzo weekend. Ottima tenuta: non da primo posto, ma comunque ottima. Andrea: Leggevo che negli ultimi mesi i film indipendenti stanno soffrendo tantissimo: pochi riescono a funzionare. I film “medi”, invece, stanno dando qualche soddisfazione, e questo ne è un esempio. Davide: Concordo. Si riparte dai film medi, diciamo così. È quello che molti auspicavano. Il problema sono i blockbuster, ma speriamo che novembre e dicembre ci diano qualche soddisfazione. Andrea: Per il resto, la classifica prosegue con alcuni titoli stabili. Sarah’s Hoyle di MGM debutta al quarto posto con 4,4 milioni: risultato modesto, ma è un film indipendente a basso budget. Bugonia tiene bene al settimo posto con 3 milioni e mezzo, per un totale di 12 milioni. Davide: Tra le nuove uscite, al quinto posto c’è Nürnberg, che apre con 4,1 milioni. All’ottavo Dai My Love, con 2,8 milioni: ha avuto un cinema score tremendo, ma pare che il film divida molto il pubblico. È una release di MUBI, che sta puntando sempre di più sulle uscite in sala. Andrea: Sì, e il cast è importante: Jennifer Lawrence e Robert Pattinson. Non ha intercettato un pubblico ampio, ma questa strategia di MUBI potrebbe ripagare nel momento in cui uscirà in streaming o se dovesse ottenere qualche nomination agli Oscar. Davide: In generale, direi che è un inizio di novembre incoraggiante rispetto a un ottobre su cui abbiamo già detto molto. Andrea: Esatto, anche nel nostro articolo su Cineguru abbiamo analizzato l’ottobre americano: il peggiore degli ultimi 27 anni, se non ricordo male. Anche il nostro ottobre non è stato brillante, ma nemmeno così catastrofico. Direi in linea con quelli del periodo post-Covid. Davide: Sì, lasciando perdere il 2020 che non fa testo, peggio di questo ottobre c’è stato solo il 2022. È un ottobre “basso”, ma coerente con l’andamento post-pandemia. Parlare di catastrofe è un po’ ingeneroso. Andrea: Concordo. È vero che questo ottobre è arrivato in un momento di forte dibattito in Italia sul finanziamento pubblico al cinema, quindi il dato è stato subito strumentalizzato. Però resta ingeneroso definirlo disastroso. Davide: Qui divento un po’ polemico: secondo me il dibattito sui finanziamenti non può essere collegato direttamente agli incassi. È una coincidenza che un ottobre debole coincida con la discussione politica, ma non è un rapporto di causa-effetto. Anche negli Stati Uniti, il parallelismo è chiaro: è il prodotto americano che sta mettendo in difficoltà le sale, non il cinema locale. Andrea: Esatto. E lo stesso vale in Francia: anche lì ottobre è andato malissimo, ma con la differenza che il cinema francese è in crisi. In Italia, invece, non possiamo dire lo stesso: il cinema italiano ci ha letteralmente salvato nella prima parte dell’anno. Davide: Già. Mi chiedo se, quando novembre e dicembre andranno bene — magari grazie al cinema americano e poi a Zalone — si farà il discorso inverso: “bisogna aumentare i fondi e il tax credit perché gli incassi vanno bene”? Ci vorrebbe un’analisi più profonda, e invece spesso chi scrive o chi cavalca il tema politicamente resta in superficie. Andrea: Sì, bisogna guardare ai numeri veri, alle origini e alle cause. Io ritengo che, viste le condizioni, questo ottobre non sia stato drammatico. La situazione è difficile, ma il cinema italiano ha dato tanto, anche in questi mesi. Davide: Sono d’accordo. Forse, però, dovremmo anche distribuire i titoli in modo meno affastellato: troppi film italiani usciti insieme finiscono per togliersi pubblico a vicenda. Andrea: Sì, lo abbiamo detto anche la settimana scorsa. Il nuovo film di Genovesi, ad esempio, è uscito mentre Milani era ancora fortissimo: due commedie che si sovrappongono sullo stesso pubblico. Tanti film tutti insieme non aiutano, anzi si cannibalizzano. Davide: È vero. E comunque, il nostro ottobre non è stato drammatico come quello americano. Anche qui ci sono titoli che non hanno funzionato, Tron tra tutti. E ricordiamo che Warner ha spostato alcuni film del 2025 al 2026: questo ha pesato, da noi e negli USA, sulla seconda metà dell’anno. Andrea: Sul tema dei finanziamenti, io dico che non bisogna legarli troppo poco agli incassi, ma nemmeno troppo. È giusto che il risultato economico sia un fattore da considerare, ma non l’unico. Davide: Giusto. L’equilibrio economico di un titolo non si esaurisce con il risultato in sala, soprattutto in Italia. È un tema che è emerso anche nelle ultime audizioni e nei confronti istituzionali. Contestare l’intero sistema perché ci sono stati abusi o irregolarità è sbagliato: bisogna controllare meglio, caso per caso. Andrea: Esatto. Più che “tutto sbagliato”, direi “tutto strumentalizzato”. Il tono punitivo con cui si parla di questi temi mi colpisce: stiamo parlando di un’industria che dà lavoro e che serve al Paese, anche per attrarre investimenti internazionali. Fare queste sparate, con toni punitivi, è come farsi male da soli. Davide: Già. E tutto questo arriva alla vigilia della parte finale della stagione, in cui usciranno titoli importanti, sia internazionali che locali. Finora, direi che l’anno è andato in modo simile al 2024, in Italia come negli Stati Uniti, con cicli e motivazioni diverse ma un andamento analogo. Andrea: Esatto, siamo più o meno in linea. Il distacco è minimo, a volte in negativo. Gli Stati Uniti hanno beneficiato di un’estate migliore, noi invece di un ottimo inizio d’anno. Vedremo come andrà l’ultima parte. Davide: In generale, il mercato oggi è stabile. Non c’è stato quel “rimbalzo” pre-Covid di cui si parla da due anni: siamo ancora sotto del 20% rispetto al 2019, se non di più, sia da noi che negli Stati Uniti. Andrea: Sì, e quel 2023 post-Covid è stato probabilmente una mosca bianca. Il 2024 e il 2025, invece, chiuderanno in modo simile, salvo sorprese. Vedremo se il prossimo anno sarà davvero quello del rimbalzo, anche se qualche titolo è già stato spostato al 2026. Davide: In ogni caso, è chiaro — e vale sia per l’Italia che per gli Stati Uniti — che il pubblico va al cinema quando trova qualcosa che lo interessa davvero. Può sembrare banale, ma la classifica parla chiaro: i film che funzionano si riconoscono subito. Andrea: Sì, e il mese di ottobre è stato debole proprio perché mancava quel tipo di prodotto. Alla fine, i blockbuster restano il motore che tiene accesa la macchina. Davide: Esatto. Vedremo come andrà. Andrea: Vedremo. Davide: Buona settimana a tutti. Andrea: Buona settimana a tutti.