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Due o tre cose che ho capito a Ciné

Possiamo essere fiduciosi sulla ripresa del cinema americano. Ma sinceramente anche molto preoccupati per la produzione italiana…

Ci sarebbero un migliaio di cose da dire dopo essere stati a Ciné, le giornate professionali che si svolgono a Riccione, appuntamento sempre fondamentale per capire veramente dove va l’industria e parlare con chi ne determina le sorti. Qui sotto, trovate alcuni aspetti (grandi e piccoli) che mi hanno particolarmente colpito…

La cosa che mi ha reso più ottimista…
… è quella che non abbiamo visto. Mi riferisco al listino Disney del primo semestre 2023. Si tratta di una proposta di 7 film forti più la riuscita di Titanic (che, per San Valentino, potrebbe ottenere un bel dato). In questo 2022, ho segnalato diverse volte come la Disney avesse diversi film potenti, ma che proprio numericamente fossero pochi (a cui si aggiungevano prodotti Fox meno commerciali). Adesso, potremmo invece tornare nel 2023 al rapporto di uscite (magari non tantissime come altre major, ma comunque una quindicina e quasi tutte forti) che c’era nel magico 2019, quando la Disney ha battuto ogni record (11 miliardi di incassi nel mondo, più del 25% dell’intero botteghino). E’, senza dubbio, un’ottima notizia. E, in generale, è importante vedere nei listini delle major un panorama di titoli variegati e anche prodotti medi solidi. In questo senso, da segnalare sicuramente Universal, che ha portato a Riccione un listino per il secondo semestre 2022 veramente notevole…

Tanto cinema italiano non punta al pubblico (fuori dal Lido di Venezia)
D’accordo, il periodo è ovviamente ricco di prodotti che puntano al festival di Venezia. Ma mai come quest’anno a Riccione ho sentito la pesantezza di una (larga) parte della produzione italiana sconvolgentemente rivolta solo a un pubblico adulto interessato all’essai (pubblico adulto che, purtroppo, è anche quello che in generale non sta tornando in sala). Farò sicuramente un’analisi più elaborata nei prossimi giorni per vedere esattamente alcuni dati ‘statistici’, ma già adesso posso dire che così proprio non va.

Io capisco che tutto il sistema di contributi italiani invoglia i produttori (anche quelli che normalmente propenderebbero per la commedia e in generale per i film più commerciali) a lavorare molto con l’essai, sia per la possibilità di ottenere i contributi selettivi che quelli automatici (oltre ovviamente al tax credit standard e a tutto il resto), cosa che per esempio con il cinema di genere è molto più complicato. Ma così si sta fornendo una marea di risorse pubbliche per prodotti che non contribuiranno particolarmente a riportare il pubblico al cinema. E francamente alcuni titoli (visti nei loro materiali) rischiano di apparire respingenti (non semplicemente ‘difficili’, ma proprio in grado di allontanare il pubblico). In certi casi, all’inizio di un trailer/clip, ho avuto l’impressione che si potesse raggiungere un target interessante, ma poi – andando avanti nella visione – sentivo sempre di più che regista e sceneggiatori fossero più interessati a ricevere i complimenti da qualche critico per il loro ‘rigore’ e quindi facessero scelte che porteranno a restringere quel target iniziale. Mi dispiace, ma in generale, pur con diversi prodotti che potrebbero funzionare e/o sono artisticamente interessanti, temo che anche nella seconda parte del 2022 non vedremo un grande contributo del cinema italiano al botteghino. E ora che si rifletta attentamente a quello che i sostegni pubblici invogliano a produrre e pensare se debbano esserci dei cambiamenti. Altrimenti, se non si fa nulla, avverrà una frattura tra cinema italiano e pubblico (anche adulto e ‘impegnato’), che andando avanti sarà sempre più difficile da recuperare…

La comunicazione
Un aspetto che è assolutamente cruciale per la ripartenza del cinema in sala sarà la comunicazione, che purtroppo non è mai facilissima quando si tratta di lanciare qualcosa di ‘generale’ e non un film specifico. Penso per esempio al nuovo “Cinema in festa”, che permetterà a settembre di vedere per cinque giorni i film a 3,50 euro e che potenzialmente potrebbe fornire un apporto interessante, soprattutto per essere finalmente diventato un appuntamento fisso. O anche al nuovo spot (con tanti attori italiani importanti) che ha il compito di riportare la gente al cinema. In questo secondo caso, ovviamente, si spera che non passi solo al cinema, ma abbia anche un supporto forte da altri mezzi di comunicazione.

Penso, peraltro, che un altro tema da comunicare in maniera importante sia quello delle window, soprattutto se ci saranno novità dal parlamento e una legge in merito (ma anche se così non fosse, visto che comunque i film italiani sono tornati a 90 giorni ed è una notizia importante). In un contesto in cui non è stato semplice, in questi due anni, far sapere per esempio che i cinema erano riaperti (concetto in fondo abbastanza facile da capire), come spiegare bene come funzionano le window, considerando che anche tanti addetti ai lavori faticano pesantemente a capire alcuni concetti? Ma a proposito di comunicazione…

Carrisi può fare una masterclass per i talent italiani?
Non so se vi è mai capitato di ascoltare Donato Carrisi presentare un suo film. Io ho avuto la fortuna di vederlo promuovere tutti i suoi tre film (compreso quest’ultimo, Io sono l’abisso) ed è assolutamente uno spettacolo. Poi il film può piacere o meno, ma lui intanto ti ha affascinato e ha fatto tutto il possibile per farti andare al cinema. Cosa che dovrebbero fare tutti i talent italiani che promuovono (si fa per dire, il problema è proprio questo) i loro film e che invece raramente riescono a fare.

Voi direte: ma Carrisi è un grandissimo narratore, è normale che sia così bravo. No, non è questo il punto. Il fatto che Carrisi si prepara con grande attenzione e vuole coinvolgere il pubblico e incuriosirlo/catturarlo. Lo fa raccontando le cose giuste e nella maniera migliore. Tanti talent italiani sono invece più propensi ai sermoni, che però in ogni caso non si preparano. Magari ti raccontano un aneddoto divertente, ma che non ha lo scopo di vendere il film (non sia mai che loro vendano il loro film, non si abbasserebbero a una cosa così immonda). D’altronde, vi ricordate i discorsi di premiazione ai David di Donatello? Ecco, avete capito…

Gli attori… questi autori
C’è una cosa che ormai – sarà l’avvicinarsi ai 50 anni – non sopporto proprio più. A dire la verità, sono tante, ma quello che non riesco più a reggere sono quegli attori italiani che recitano sempre allo stesso modo (uno in particolare a Riccione mi ha dato molto fastidio…). Espressioni, tono delle voci, pause sempre uguali: non sono attori, ma autori, che pensano di dover personalizzare la loro interpretazione e non ritengono che personaggi diversi debbano essere rappresentati in maniera diversa. Insomma, non è una provocazione: così come un regista-autore ha un suo stile personale, anche tanti attori italiani ritengono di dover apparire e parlare in maniera identica. Vallo a spiegare agli interpreti americani, che magari cambiano radicalmente la loro voce e la loro pronuncia da film a film…

Window di 15 giorni?
Non c’è dubbio che anche a Riccione si sia parlato molto di window. E hanno fatto discutere le parole di Giancarlo Leone, presidente dei produttori APA, che ha proposto una window di 15 giorni per i titoli italiani.

Ammetto che la prima reazione è di una certa incredulità, perché la proposta è talmente forte e inconsueta che sicuramente si rimane sorpresi. Non è solo la durata che ha proposto Leone (15 giorni è veramente un’anomalia), ma anche le modalità, dopo che ormai per i titoli italiani si è semplicemente tornati alle regole della Bonisoli dei 90 giorni (e sempre con la scorciatoia dell’uscita evento, con dieci giorni di window, che rende la vita facilissima a chi in sala ci vuole stare poco).

Ovviamente, a me la proposta non piace proprio e credo che non ci sia molto da discutere. Ma penso sia utilissima e ringrazio Leone per averla fatta. Credo infatti abbia permesso di svelare un’ipocrisia generale del nostro sistema, per cui di solito non ci si ‘rompe‘ le scatole a vicenda su cose che non riguardano direttamente il proprio settore (e i produttori Apa, in effetti, si dedicano più alla serialità). Ognuno si prende i suoi sostegni e gli altri non li criticano anche quando sono discutibili, mentre poi la tendenza generale è di non pensare a lavorare come se facessimo parte di un sistema, ma di concentrarsi solo sull’interesse della propria azienda (cosa assolutamente legittima, è lo Stato che elargisce i soldi quello che dovrebbe regolare e far funzionare il sistema, non è compito di una società privata). In assoluto, si pensa che il sostegno dello stato sia un diritto e mai collegato a doveri verso gli altri, perché da quel punto ognuno pensa ai propri interessi.

La dichiarazione di Leone mette in evidenza proprio questa tendenza. Non si pensa infatti “se prendo dei soldi pubblici – e prendo dei sostegni destinati al ‘cinema’ – poi devo fare qualcosa per il bene pubblico”. No, ho il diritto di prendere i fondi pubblici e poi lo Stato non mi deve mettere i bastoni tra le ruote e impedire di massimizzare i profitti come meglio credo. E’ la mancanza di un sistema Italia di cui parlo spesso e che credo vada evidenziata sempre. Meglio essere così onesti, in effetti, che parlare sempre di ‘unità’, che nei fatti è sempre più una chimera. La realtà è che non siamo per niente uniti e che – visto che le istituzioni non hanno lavorato in tal senso e non sembrano intenzionate a farlo – c’è da essere preoccupati per il futuro…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

One thought on “Due o tre cose che ho capito a Ciné

  1. Non sono del tutto d’accordo. Film come “il principe di roma”. “otto montagne” “Siccità” “Chiara” “Dante” “la stranezza” “vicini di casa” il nuovo diabolik… (e altri che non ricordo dopo l’indigestione di questi giorni a Riccione) mi danno l’idea di film che vogliono uscire dai soliti chichè di film troppo pretenziosi e muovono idee nuove.

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