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Malucelli, credo nel futuro del grande schermo

L’esercente emiliano parla del successo del cinema Victoria di Modena. Fiducia rispetto al 2023 per i titoli in arrivo ma ci vuole anche un forte prodotto italiano per una completa ripartenza

«Credo molto al futuro della sala cinematografica; non ho mai avuto dubbi». Andrea Malucelli, gestore dei cinema Victoria di Modena, Cinedream di Faenza (RA) e CinePiù di Correggio (RE), non nega i problemi che sta affrontando il settore in questo periodo di difficoltà per la frequentazione al cinema, tuttavia si dice fiducioso anche grazie a un 2023 dove non mancheranno titoli forti. Malucelli – che ricopre le cariche di presidente Anec Emilia Romagna e presidente del consorzio Unici – parte però dai risultati del multiplex Victoria che, con i suoi 10 schermi per circa 2200 spettatori, da anni è uno dei principali cinema indipendenti per presenze e incassi: «Risultati che abbiamo conseguito grazie al rapporto instaurato con il nostro pubblico e con il territorio. Cerchiamo sempre di far sentire il nostro pubblico come se fosse a casa propria. Negli ultimi anni abbiamo investito in comfort delle sale e in tecnologia – ad esempio abbiamo dotato il cinema di una sala Dolby Atmos – per provare ad essere sempre più attrattivi per lo spettatore. All’interno del complesso abbiamo un’ampia offerta di ristorazione, sala giochi, libreria; siamo in grado di garantire una proposta di entertainment a 360° per chi vuole uscire di casa e venire al cinema Victoria».

 

Il multiplex Victoria di Modena ripreso dall’alto da un drone

Il rapporto con il pubblico passa anche attraverso la comunicazione.

«Abbiamo intensificato i contatti con i nostri spettatori attraverso i social; parliamo di un pubblico giovane che ha molta dimestichezza con questi media e che è ricettivo rispetto a quello che noi comunichiamo periodicamente. L’obiettivo è spingere la gente a uscire di casa e venire a scoprire che proposte ci sono al cinema. Questo è il tema principale che sta alla base del ritorno in sala».

Qual è il target di spettatori del Victoria? Quali film hanno funzionato bene?

«Un pubblico principalmente di famiglie e mediamente giovane; un target da multiplex. Su alcuni film possiamo intercettare spettatori più trasversali ma a Modena ci sono cinema che sul target senior lavorano molto bene e con continuità. Il fatto che la proposta più commerciale – penso ad esempio ai cinecomic – sia stata la più continua in questi mesi, ha agevolato quelle strutture più ricettive per quel prodotto come il Victoria. Per quanto riguarda gli outsider che hanno avuto riscontri positivi nelle nostre sale, citerei Corro da te con Pierfrancesco Favino ma anche alcuni eventi di anime giapponesi. Per quanto riguarda gli altri film, era abbastanza prevedibile che titoli come The Batman, Doctor Strange e Top Gun: Maverick andassero bene».

Avete fatto particolari lavori di ristrutturazione nei mesi di chiusura forzata?

«Più che altro ne abbiamo approfittato per fare lavori di manutenzione. Il sistema Dolby Atmos lo avevamo installato nel 2019 e abbiamo fatto lo stesso anche al Cinedream di Faenza».

Il Dolby Atmos è un valore aggiunto per il cinema?

«Malgrado un grande lavoro di comunicazione, non tutti gli spettatori conoscono questo sistema di proiezione. Tuttavia, abbiamo notato che su alcuni film come Top Gun la differenza di resa qualitativa è notevole e il pubblico lo nota e lo apprezza. Soprattutto i giovani, mentre alla famiglie interessa meno».

«Un film come Top Gun: Maverick si esalta con una proiezione in Dolby Atrmos», dichiara Andrea Malucelli

Per quali ragioni in Italia si sta faticando a tornare al cinema?

«È vero che negli altri mercati europei il ritorno in sala sta avvenendo con più convinzione rispetto a noi. Sulle motivazioni, si possono avanzare ipotesi. Magari ha inciso una maggior cautela negli spettatori indotta anche dalle restrizioni governative anti Covid che nel nostro Paese sono rimaste in vigore per più tempo rispetto agli altri mercati».

Si è parlato molto delle mascherine, il cui obbligo è caduto il 15 giugno. Sono state un fattore determinante per tenere lontano dai cinema?

«Secondo me non è stato determinante il fatto di essere obbligati a indossarle quanto l’immagine e il sentiment che è stato comunicato al pubblico sul cinema. La gente è stata portata a pensare che le sale non fossero un luogo sicuro. Noi sappiamo che questo non è vero; in tutto il mondo non ci sono stati casi di focolai Covid nei cinema. Ma conta quello che il pubblico percepisce. Insieme ai teatri siamo stati discriminati; avremmo dovuto essere trattati come tutti quei luoghi di socialità in cui era possibile entrare senza mascherina. Viste le restrizioni, perché le famiglie avrebbero dovuto portare i figli al cinema? Spontaneamente hanno optato per altri luoghi di svago».

L’interno del multiplex Victoria

Oltre alle famiglie, nei mesi scorsi nei cinema è mancato il pubblico più adulto.

«Vero ma nella prima settimana di programmazione di Top Gun: Maverick il target adulto è tornato. In questo momento, in Italia abbiamo il problema non secondario di capire cosa vorrebbe vedere della proposta italiana? Cosa interessa della produzione nazionale? Si dovrebbero fare ricerche per approfondire questi punti. In questo anni lo Stato ha investito molto nella produzione; e questo è un aspetto molto positivo. Però noto che in alcuni casi manca lo studio del pubblico. Sono stati prodotti film molto belli che perà gli spettatori hanno respinto».

Come vede le prossime settimane per il cinema?

«Il futuro nell’immediato è legato a tre o quattro film come Thor, Love and Thunder, Black Phone ed Elvis che si rivolge a un target più ampio rispetto ai ragazzi e sarà un film importante. Sono questi i film che dovranno reggere la scarsa offerta estiva fino a metà agosto, quando arriveranno i Minions. Ritengo però che gli incassi di Maverick e Jurassic World siano molto importanti in un periodo come questo e potranno contare anche su una lunga tenitura».

Jurassic World – Dominion ha superato i 6,3 milioni di euro al box office

Cosa pensa del dibattito sulle windows?

«Una finestra chiara sarebbe importante per l’esercizio. Però in altri mercati, dove non ci sono leggi sulle finestre – penso a Spagna, Gran Bretagna o Stati Uniti – il pubblico sta tornando in sala con meno resistenze. Le window possono essere un aiuto nel medio e lungo termine ma a breve termine possono influire meno sugli incassi. Ben venga, però, se riusciremo ad avere una normativa sulla cronologia dei diversi sfruttamenti; penso comunque che alla fine gli stessi distributori arriveranno ad allungare i tempi dei passaggi di film dal cinema ad altri sfruttamenti. In questi anni le major americane sono passate dal day and date a window di 45-60 giorni; il mercato si sta autoregolando. Gli studios hanno verificato che un film disponibile sulle loro piattaforme non in modalità premium 10 o 20 giorni prima del previsto non porta vantaggi economici».

L’autunno come si prospetta?

«Dopo un’estate difficile con pochi film forti, dopo i Minions vedo un settembre-ottobre al momento senza film americani forti, ma questo vale per tutto il mondo. Bisognerà capire quali titoli italiani avremo, come saranno lanciati, magari aiutati dalla vetrina della Mostra del Cinema di Venezia. È ancora da definire la proposta di qualità anche delle altre cinematografie che è stata apprezzata a Cannes. Torno però a ribadire che per l’esercizio italiano la mancanza di spettatori per i film nazionali è un grosso problema. A parte Ennio, non ricordo nostri film che si sono segnalati in modo particolare. Un titolo come Corro da te cinque anni fa avrebbe ottenuto un incasso superiore ai 2,4 milioni registrati quest’anno ma nel 2019 il box office non sarebbe stato molto diverso; lo scollamento tra proposta italiana e pubblico è iniziata prima del Covid. I Me contro te sono un’altra rara eccezione italiana nel prodotto family che si è distinta quest’anno».

Corro da Te con Pierfrancesco Favino e Miriam Leone, è uno degli outsider che al Victoria ha ottenuto importanti riscontri (foto C.Iannone)

Ci vorrebbe una comunicazione più incisiva…

«Le aziende dovrebbero tornare a investire sul marketing dei film italiani molto in anticipo, come fanno per i film di Hollywood. Viceversa non si riesce ad accendere l’interesse del pubblico».

Quali strumenti potrebbero essere utili per indagare i gusti del pubblico?

«Dovremmo sfruttare di più la rete delle Università per conoscere soprattutto cosa pensano i giovani; non sempre sono necessarie ricerche di mercato dispendiose e che non è detto che offrano risposte chiare. Invece, partire dai corsi universitari di cinema, molto seguiti dai ragazzi, potrebbe fornire spunti interessanti. Anche il Mibac potrebbe creare un osservatorio permanente che faccia questo tipo di studi e che veda la partecipazione di istituzioni pubbliche e private».

Sarà il 2023 l’anno della ripresa?

«Il 2023 fa ben sperare perché sono previsti titoli internazionali forti che spostano il pubblico; penso ad esempio ai nuovi film su Aquaman o Spider-Man, a Mission Impossibile: 7, Fast & Furious 10 o Avatar 2, solo per citarne alcuni. Questo indurrà negli spettatori una maggior abitudine ad andare al cinema. Per arrivare ai dati del 2019 (104 milioni di presenze, dato Siae ndr), però, occorreranno alcuni anni e ci riusciremo solo se anche il cinema italiano farà la sua parte con film di appeal; meno titoli ma commercialmente più forti».

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