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Ma la legge sulle window si farà veramente?

Se ne parla ormai da mesi, con opinioni contrastanti e società profondamente divise. Ecco perché sono molto scettico sulle sue possibilità…

Ancora una volta, parliamo di window. E, più precisamente, della legge sulle window.

Dal 2021 in poi, la questione è diventata molto complicata. Siamo passati dal limite (cortissimo e decisamente punitivo per le sale) di 30 giorni per i film italiani del 2021, ai 90 giorni (per i film italiani) che sono diventati la norma ufficiale con un decreto da pochissimo. In seguito, si è iniziato a pensare a una Legge (visto che un decreto non può regolare i film stranieri, considerando che questi non ricevono contributi pubblici), per cui si è parlato prima di 180 giorni (proposta dagli AD di Rai Cinema Paolo Del Brocco e di Medusa Giampaolo Letta), infine negli ultimi tempi addirittura si è vociferato di 45 giorni per tutti (se lo state pensando… sì, c’è una certa confusione in merito).

Da quello che so da diverse fonti, la proposta dei 45 giorni è ormai stata accantonata. Questa sarebbe stata un’assurdità, perché avrebbe significato sostanzialmente fissare un termine breve (e allora che legge è?) in primis. Ma anche perché si sarebbe cambiata dopo pochissimo la legge per i film italiani (e allora perché fare quel decreto, se poi lo si cambia subito?) e poi si sarebbero fissate delle regole per i film stranieri che altro non avrebbero fatto, che accertare lo stato delle cose nei fatti (anzi, Universal in Italia ha una politica di window di 60 giorni, Disney e Warner invece effettivamente aspettano almeno 45 giorni, ma Disney non ha accordi con gli esercenti). Insomma, si sarebbe fatto lavorare il Parlamento per qualcosa di completamente inutile e fuorviante (una legge che promette di regolare e sostanzialmente non regola).

Poi c’è stata una novità. SWG ha recentemente vinto una gara per un’analisi del pubblico cinematografico italiano e fornirà i suoi risultati non prima di settembre (sperando che non ci siano ritardi). E’ stato detto chiaramente da Nicola Borrelli, direttore generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, che è il caso di aspettare per avere una maggiore comprensione in merito all’effetto delle window sul cinema in sala e quindi (mi pare evidente e non credo di sbagliarmi) la legge non andrà avanti in questo periodo, prima appunto di sapere cosa ne pensa la ricerca sull’utilità (o meno) di window lunghe/corte.

Nel frattempo, il panorama politico è in fibrillazione. Conte e Salvini hanno fatto capire chiaramente che non sono innamorati persi di questo governo e la possibilità che stacchino la spina c’è. E di sicuro questa possibilità aumenterà dal 24 settembre, quando i parlamentari avranno maturato il vitalizio e, a quel punto, avrebbero molti meno problemi a far cadere il governo e ad andare a nuove elezioni. In ogni caso, la fine naturale della legislatura è marzo 2023. Insomma, anche con un governo che ci tenesse molto a fare questa legge e a scontentare sicuramente qualcuno (ma hanno tutta questa voglia di far arrabbiare aziende importanti, da una parte o dall’altra della ‘barricata’?), i tempi sembrano veramente stretti per una legge che, come detto, non vede certo pareri e spinte unanimi.

E allora, quale mi sembra l’esito più probabile? Come ricorda Julia Galef nel suo fondamentale Esploratori e soldati. Vedere le cose come sono e non come le vorremmo, uno degli errori che facciamo spesso, è quello di voler dare delle opinioni certe e definitive, per cui una cosa accadrà sicuramente al 100% (o invece ha lo 0% di accadere). Lei invitava invece, in ogni cosa su cui diamo la nostra opinione, a esprimere un valore numerico preciso (e, nella grandissima parte dei casi, quelli in cui non possiamo essere certi, ad allontanarci dalla dicotomia 0/100%). Per questo, mi sento di scommettere al 70% che la Legge sulle window non si farà e che la situazione rimarrà quella attuale. Spero di sbagliarmi, perché una mancata Legge significa anche una mancata assunzione di responsabilità del governo e ritengo che, qualsiasi sia la vostra opinione sulla questione, non volerla regolare sia un problema e una mancata opportunità. Ma certi segnali e le troppe incertezze nel panorama politico non mi fanno essere ottimista…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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