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Lorini: windows, legge cinema, film italiani e di qualità per aiutare il mercato

Il presidente Anec, in una nota in cui esprime soddisfazione per il decreto governativo che toglie l’obbligo di mascherine per il grande schermo, avanza una serie di proposte per il rilancio del mercato e la tutela della sala

Window equilibrata, revisione dei meccanismo di sostegno della legge cinema, più film italiani e prodotto di qualità. Sono queste alcune delle proposte per rinforzare il mercato cinematografico avanzate dal presidente Anec, Mario Lorini, in una nota in cui esprime soddisfazione per il decreto legge del governo che toglie l’obbligo di indossare mascherine al cinema: «Il pubblico ha voglia di tornare ad apprezzare la visione di un film senza restrizioni – dichiara Lorini – nel comfort di una sala tecnologicamente avanzata e con l’aria condizionata. Il cammino verso la ripresa tuttavia è ancora lungo e ha bisogno dell’attenzione del Governo nell’introduzione di giusti equilibri nella cronologia di sfruttamento dell’opera cinematografica e nella revisione dei meccanismi di sostegno della Legge cinema, oltre a una ritrovata competitività del mercato sala: mancano all’appello film italiani e d’autore e produzioni medie che – come ha dimostrato il recente buon esito di Nostalgia di Mario Martone – si confermano altrettanto rilevanti nel processo di riavvicinamento del pubblico».

A proposito delle mascherine, aggiunge il presidente Anec: «Si sancisce la liberazione da una misura che ha generato in molti spettatori perplessità, timori, di fatto un disincentivo a frequentare le sale cinematografiche. Il suo venir meno si va ad aggiungere ad altri fattori fondamentali per la ripresa del mercato, primo tra tutti la disponibilità di film di grande richiamo – come in queste settimane Top Gun: MaverickJurassic World – Il dominioLightyear – La vera storia di Buzz».

 

 

 

 

One thought on “Lorini: windows, legge cinema, film italiani e di qualità per aiutare il mercato

  1. Finché le dichiarazioni a supporto di tesi teoriche prevarrà sul pragmatismo riferito all’esigenza delle sale, perderemo tempo e…. Molti €. Da anziano, non salgo in cattedra con la presunzione di ricette magiche ma, alcune conclusioni, in vista di prossime convention con listìni fiume, occorre un minimo di chiarezza. La sala sta in crisi, più o meno ovunque, per covid in Cina e restrizioni con l’aggiunta di film di scarso richiamo altrove. Le restrizioni, riferite alla impossibilità di vendere pop corn e successivo obbligo di mascherine, non sono risultate deterrenti per almeno dieci film E , se l’Italia , endemicamente soggetta ad ogni spiffero, soffre e più di altri paesi, con particolare riferimento al resto d’Europa, le cause possono riassumerai in pochi punti cardine :
    I film italiani usciti , con qualche eccezione , sono risultati autentiche sofferenze , sia per l’esercente , pressato da difese del film programmati con argomenti , inconsistenti per i contenuti , di qualche distributore , che vive il momento come transitorio e si aggrappa dove puo, qualche flebile voce , più autorevole e recente del sottoscritto, dovrebbe assumersi la responsabilità di dire a tutti gli addetti ai lavori che, l’attuale e prevalente offerta dei film italiani è fuori mercato, nei contenuti del prodotto e quindi non gradita dal pubblico, evidentemente consapevole che non sono sufficienti i lauti contributi del ministero per giustificare decine di titoli inutili, usciti in centinaia di schermi , con inncassi inesistenti e teniture estive. L’andazzo pare continui con l’evidente convinzione che non tutti guardino il box office e la media giornaliera di certi film, usciti recentemente. Se oltre mille sale, ad oggi hanno preferito chiudere, qualche valido motivo dovrà esserci e andrebbe analizzato con le dovute attenzioni. Che ogni mercato, esclusa la Cina, che trova exploit nel prodotto locale , pari se non maggiore ai più importanti film americani e , in parte la Francia in Europa, tutti o quasi gli altri paesi vivono esclusivamente dei blockbuster made in USA , che raramente raggiungono i 15 titoli l’anno. Dovendo limitare l’analisi al nostro mercato, questo stato dei fatti, dovrebbe auspicabilmente portare ad un miglioramento del prodotto italiano , sia quantitativo che qualitativo. Poiché la seconda ipotesi, presuppone tempi e applicazioni abbastanza lunghe, non nascono sceneggiatori a comando, sarebbe auspicabile una maggiore attenzione e selezione del prodotto votato alla realizzazione. Gli invocati film di qualità, non sono margherite e necessitano di gestazioni abbastanza prolungate. Diminuiranno certamente gli schermi funzionanti ma, il tutto dovrebbe risultare propedeutico ad una più attenta e razionale scelta dei film da immettere sul mercato. Mi sono tenuto consapevolmente distante da piattaforme e streaming , ritenendo l’argomento totalmente subordinato al successo di un film in sala. Le miniseries sono un’altra pagina.
    Gld

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