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Netflix deve investire sul cinema in sala? No

In un momento di difficoltà, si rinnovano gli inviti per Netflix a puntare sul grande schermo. Ma non è una buona idea…

Visto che ormai la sento decenni, temo proprio che questa sciagurata idea di consigliare a Netflix di investire nelle sale sarà una di quelle voci ricorrenti che non morirà mai. In ogni caso, provo a spiegare perché la trovo strampalata.

Iniziamo dalla cosa più semplice: i film. Netflix, secondo alcuni commentatori, dovrebbe proporli in sala. E qui la mia risposta è semplice: ma lo fa già! Infatti, capita sempre con i titoli in corsa per gli Oscar, ma anche con prodotti più commerciali come Red Notice o Army of the Dead (che ha avuto una window di una settimana). O pensavate che E’ stata la mano di Dio sia l’unico prodotto arrivato in sala nell’ultimo anno? Se non vi siete accorti dell’arrivo sul grande schermo di Don’t Look Up o The Power of the Dog, ecco, questo fa parte delle ragioni per cui Netflix non dovrebbe neanche pensare seriamente a delle uscite in sala importanti. D’altronde, in America Red Notice è arrivato in contemporanea con l’uscita in piattaforma in un migliaio di sale e si stima che nel suo primo weekend abbia ottenuto circa 1,25-1,5 milioni di incasso (il nulla per un titolo con quelle star). Army of the Dead invece, nonostante il periodo di esclusività in sala, ha raggiunto il milione circa dopo una decina di giorni, con un primo weekend da meno di 800.000 dollari.

Il problema non è tanto far uscire i film (come se fosse solo una questione di ‘diritti’ e ‘licenze’), ma farli uscire con una finestra importante (minimo 45 giorni, ma per alcuni titoli anche di più) e soprattutto con un grande investimento economico, non solo sul singolo film, ma proprio sull’intera struttura mondiale, quindi magari avendo delle persone internamente che si occupano di questo (per ora magari affidano tutti a delle società di distribuzione già esistenti, nel nostro caso Lucky Red). In ogni caso, farlo bene significa proporre tanti titoli ogni anno (altrimenti, se si investe seriamente solo su casi specifici e isolati, come è stato da noi Sorrentino, si può continuare così) e quindi mettere anche dei P&A imponenti per questi lanci, altrimenti nessuno saprebbe neanche del loro arrivo sul grande schermo. Insomma, tirar fuori magari anche uno o due miliardi di dollari ogni anno (questo infatti un budget adeguato per lanciare una dozzina di film in maniera forte nel mondo). Conviene spendere tutti questi soldi in questo momento? Per una società che è sempre impegnata a focalizzarsi sul suo core business, come già avevo scritto qui? E come reagirebbero gli abbonati vedendo che diversi titoli fondamentali arrivano prima in sala e poi in piattaforma, con una window più lunga?

Le cose buffe sono due. Intanto, si chiede a Netflix (società che vive di una piattaforma online e di abbonamenti, più in là magari anche di pubblicità, ma che non ha mai investito nelle sale), di fare qualcosa che, semplicemente, dovrebbero fare le major, che di theatrical ci vivevano e anche bene, prima di decidere che lo streaming era l’alfa e l’omega della loro esistenza. Inoltre, si chiede a Netflix di spendere ancora più soldi per i loro film, nonostante non ci siano dubbi che – per i loro abbonati – la cosa veramente importante siano le serie. E francamente, se c’è un campo dove bisognerebbe apportare dei tagli, sono gli investimenti per i film da Oscar, che chiaramente sono sproporzionati all’interesse degli abbonati, invero piuttosto basso.

Per essere onesti, vi devo anche citare un articolo di Lukas Show (comparso sulla newsletter di Bloomberg, “Screentime”), in cui si parla di trattative tra Netflix e le grosse catene di esercenti, con l’idea di far uscire alcuni titoli (Shaw cita il sequel di Cena con delitto – Knives Out e il nuovo film di Iñárritu) con una window più lunga rispetto alle abitudini della piattaforma (e che probabilmente sarebbe di 45 giorni). L’idea è che, se questi esperimenti funzionassero, Netflix potrebbe poi far uscire stabilmente una dozzina di titoli nei cinema ogni anno e a queste condizioni ‘privilegiate’. Insomma, da una parte abbiamo il ‘solito’ titolo d’essai da Oscar, quello di Iñárritu, che tanto arrivava in sala anche prima. Poi magari il sequel di un successo a sorpresa, ma su cui servirebbero investimenti importanti per un lancio adeguato (e sinceramente non è facile capire se per questo titolo ci sia un’enorme attesa per vedere un sequel al cinema). Per ora, non mi sembra proprio una rivoluzione copernicana.

Non sono d’accordo quando Shaw sostiene “Nessuna società a Hollywood realizza più film di Netflix. Anche se la maggior parte di questi titoli non sono adatti alle sale, molti di essi lo sono”. Io invece non sono convinto che Netflix abbia tanti film che possano funzionare nelle sale, in particolare non credo che ce ne siano molti su cui valga la pena di investire cifre ingenti e che il pubblico non possa aspettare 45 giorni prima di vedere a casa (mi spiace, ma nessuno mi convincerà mai che 45 giorni non sia una window troppo breve, se poi significa avere un film su un servizio SVOD e sostanzialmente gratis per l’abbonato dopo quel mese e mezzo).

Sono invece d’accordo quando dice “I cinema chiuderanno un accordo con Netflix soltanto se la società prometterà di investire una considerevole quantità di soldi per dire alle persone di vedere il film in sala. Netflix raramente spende molti soldi per promuovere singoli titoli prima della loro uscita e non ritiene che sia il suo business dire alle persone di vedere un film al di fuori del suo servizio streaming”.

Sostanzialmente, il problema a mio avviso è questo: Netflix dovrebbe investire ADESSO nelle sale cifre importanti, con la speranza che IN FUTURO potrebbero portare ricavi interessanti (e che non danneggino gli abbonamenti alla piattaforma). E’ possibile che questo avvenga? Sì, non lo posso escludere. E’ probabile? A mio avviso, non tanto, considerando che su tanti altri aspetti Netflix parla ormai apertamente di ‘tagli alle spese’, che si tratti di personale interno o di produzioni (qui, invece, si tratta di tirar fuori più soldi). In ogni caso, è la cosa giusta da fare? Ritengo di no.

E veniamo alle sale fisiche. Qui siamo sul lisergico: in un contesto in cui le major limitano i loro prodotti che arrivano in sala (e restringono la window, con risultati ovvi), Netflix dovrebbe investire miliardi di dollari per comprare le sale (e tanti altri soldi per poi gestirle), un business che non sappiamo bene come andrà nei prossimi anni e che dipenderà soprattutto da scelte che faranno aziende concorrenti di Netflix. Se non fosse una cosa maledettamente seria, sarebbe da ridere.

E’ semplice: qualcuno confonde i propri desideri con la cosa giusta da fare. Visto che siamo in molti a preoccuparci della sorte delle sale, è naturale cercare di trovare delle soluzioni a questo stato di cose. Ma non significa che bisogna rivolgersi a realtà che non hanno nessun interesse a farsi carico di problemi che non sono i loro…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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