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Esiste un vero sistema cinematografico italiano?

E’ ormai impossibile evitare la questione: il nostro sistema cinema è totalmente diviso e con obiettivi contrapposti. Di sicuro, non è fatto per sostenere la sala come dovrebbe. E, in alcuni casi, è totalmente autoreferenziale…

C’è una cosa che mi ha colpito molto nelle recenti candidature ai David di Donatello. No, non è la solita, poca varietà dei film in lizza, che francamente conferma ancora una volta come l’industria che vota per i maggiori premi del cinema italiano, poi di cinema italiano ne veda mediamente pochino, nonostante abbia la possibilità di farlo in una piattaforma comoda e gratuita. Di quello magari ne parleremo un’altra volta. Partiamo dai candidati al David per il miglior film negli ultimi tre anni (tra parentesi, trovate la data di uscita di quei titoli):

2022 (Cerimonia che si svolgerà il 3 maggio)
Ariaferma (14/10/2021)
È stata la mano di dio (24/11/2021)
Ennio (17/02/2022, con anteprime a fine gennaio)
Freaks out (28/10/2021)
Qui rido io (09/09/2021)

2021 (Cerimonia avvenuta l’11 maggio)
Favolacce (15/06/2020, ma in realtà era uscito prima sulle piattaforme TVOD l’11 maggio)
Hammamet (09/01/2020)
Le sorelle Macaluso (10/09/2020)
Miss Marx (17/09/2020)
Volevo nascondermi (04/03/2020, vincitore)

2020 (Cerimonia avvenuta l’8 maggio)
Il primo re (31/01/2019)
Il traditore (23/05/2019, vincitore)
La paranza dei bambini (13/02/2019)
Martin Eden (04/09/2019)
Pinocchio (19/12/2019)

Notate qualcosa di interessante? Su, è facile. Al di là delle problematiche di questi anni pandemici, è evidente come sia molto raro che i film in lizza siano ancora nelle sale al momento della cerimonia. Ci sono state delle eccezioni: era capitato per esempio nell’edizione del 2016, quando Perfetti sconosciuti e Lo chiamavano Jeeg Robot ottenevano ancora incassi considerevoli in sala anche dopo le candidature (ovviamente, più per il passaparola che i premi, ma comunque i David magari una mano l’hanno data, soprattutto al film di Mainetti, che ha raddoppiato gli incassi dopo le nomination).

Ma prendiamo il caso di quest’anno: 4 dei cinque titoli in lizza per il David come miglior film 2022, sono usciti prima di dicembre 2021. Li potete trovare adesso nei servizi in abbonamento, come Netflix (E’ stata la mano di Dio, d’altronde è un prodotto Netflix), Amazon Prime Video (Freaks Out, da questo lunedì 4 aprile è compreso nell’abbonamento a Prime) e Sky/Now (Ariaferma e Qui rido io sono presenti ormai da tempo, ovviamente li trovate anche in TVOD su diverse piattaforme). Unica eccezione è quella di Ennio, che comunque ormai è arrivato in sala da fine gennaio (non so sinceramente se sarà disponibile su qualche piattaforma al momento della cerimonia).

E’ interessante valutare l’effetto che hanno avuto le candidature dei David a Ennio (nomination decisamente notevoli, considerando che è un documentario), notando le differenze tra la giornata di lunedì scorso (in cui sono state annunciate) e quella di martedì, quando avrebbero dovuto mostrare qualche effetto. Martedì l’incasso generale è stato di 403.369 euro, con Ennio che faceva 2.907 euro, il giorno prima 353.540 euro di incasso generale, con Ennio a 2.435. Quindi, all’interno di un aumento fisiologico da un giorno all’altro di quasi il 15%, Ennio migliora di poco meno del 20%. Ricordo anche che lunedì e martedì 28-29 marzo (la settimana prima quindi) Ennio incassava rispettivamente 6.240 e 5.393 euro. Insomma, alla meglio l’impatto dei David per il documentario di Tornatore è intorno ai 100-150 euro di incasso in quella giornata (che è comunque quella in cui può aver influenzato di più, poi ovviamente la notizia gradualmente viene dimenticata). 100-150 euro. Per la cronaca, ieri ha incassato 2.493 euro.

In ogni caso, visto che si stanno celebrando 4 film su 5 che al momento non sono in sala ma su pay tv/piattaforme, se anche volessimo vedere un effetto commerciale positivo da parte dei David di Donatello, non sarebbe per le sale, ma per il consumo di cinema a casa (come è normale che sia, considerando la distanza tra le date di uscita e l’annuncio delle candidature). ERRATA CORRIGE: ho scoperto che Ennio sarà disponibile su Timvision dall’8 aprile, quindi fate pure 5 su 5 per quanto riguarda i film candidati e dove trovarli.

Ora, capisco che questo possa sembrare un attacco ai David di Donatello, ma in realtà è il contrario. Vuole semplicemente far capire che in Italia abbiamo tante iniziative culturali (alcune meritorie, altre forse meno), ma che queste non hanno nessun impatto serio sul Mercato. Il caso dei David è soltanto l’ultimo in ordine di tempo. Purtroppo, questa semplice verità (e i numeri sono indiscutibili, per chiunque voglia impegnarsi a leggerli) viene sostituita da una tonnellata di retorica, che vuole spingerci a pensare che queste iniziative siano utile per spingere le persone ad andare al cinema. Ma se c’è un piccolo aspetto positivo nella pandemia e nei cambiamenti che ha portato, è che tanti nodi sono venuti al pettine. Portando alla luce un difetto fondamentale del sistema cinematografico italiano: quello di non essere un sistema.

Mi spiego: il sistema francese funziona perché, grazie ad alcune regole coerenti, porta tutti i rappresentanti della filiera a dover remare nella stessa direzione, partendo non tanto dalla “centralità della sala” (espressione retorica e che sembra quasi un obbligo arcaico a cui costringere i produttori), ma da qualcosa che invece è molto meglio, ossia “la straordinaria efficacia della sala” (nel suo sfruttamento e nell’impatto che ha per quelli successivi).

Da noi, invece, si crea un sistema in cui i produttori spesso possano guadagnare senza preoccuparsi dei dati della sala e, anzi, sono spinti (soprattutto in questi due anni di pandemia) a non uscire o a passare rapidamente e/o con il minor investimento possibile. D’altronde, le regole attuali lo permettono (e non pensate che con il decreto sulle window cambierà molto, ci sono ancora troppe scappatoie, come le uscite evento con window di dieci giorni). Ai cinema viene detto che sono centrali e magari sono quelli che ricevono più ristori durante l’emergenza pandemia, ma poi – tra regole restrittive e mancanza di prodotto – non vengono messi in condizione di lavorare bene (o forse, sarebbe meglio dire: di lavorare tout court).

In tutto questo, ai distributori arrivano pochissimi ristori e non vengono sostenuti adeguatamente (forse con l’idea che i film in sala ci arrivino sulle loro gambe… peccato che non sia proprio così), cosa che ovviamente significa che – nei momenti difficili, come a gennaio e febbraio di quest’anno – siano portati a dover scegliere tra far uscire i film (cosa economicamente insostenibile) o a rinviarli (cosa che ovviamente danneggia il Mercato, perché costringe a costanti stop & go, in cui si riparte più volte, con tutte le difficoltà del caso). Insomma, o si fa male a se stessi o si fa male al Mercato, veramente una bella alternativa.

Volete una prova incontestabile non solo della mancanza di un sistema coerente ed efficace, ma anche di come tanti addetti ai lavori neanche si rendano conto della sua inefficacia? Bene. Pensate a quanto è stato sbeffeggiato dai commentatori italiani il Festival di Cannes per aver deciso di non prendere i film Netflix, a meno che questi non facciano un regolare passaggio nei cinema (con tanto di finestra tradizionale). Che ‘stupidi’, ‘sono rimasti al secolo scorso’, ‘non capiscono le novità’, sono stati detti tanti argomenti molto ‘elaborati’ come questi.

Peccato che tutto questo permetta di difendere un sistema che nel 2019 produceva 213 milioni di biglietti in patria e rendeva il cinema francese uno dei più popolari anche nei mercati esteri. Per carità, in una situazione in cui ognuno pensa al proprio orticello, Venezia fa benissimo a non farsi scappare i film di Netflix. Ma questa, appunto, è una delle tante dimostrazioni che in Italia non esiste un sistema cinema, perché la legge non prevede la maniera di regolarlo al meglio e tutto è lasciato alla buona volontà dei protagonisti della filiera.

E poi si racconta la favola che i Festival debbano spingere la gente al cinema (e non entro nei danni che fanno diverse iniziative gratuite per diseducare lo spettatore, convincendolo che la cultura debba essere gratuita). Ma quando mai? Se già un palcoscenico come Venezia, che presenta in anteprima mondiale diversi titoli che poi si fanno notare agli Oscar (ed effettivamente li lancia bene), riesce raramente ad avere un grande impatto per i film nostrani (anzi, viste certe accoglienze ad alcuni film italiani, ogni tanto ha un’influenza negativa), figuriamoci gli altri festival quanto possono (non) incidere. E infatti, cosa leggiamo nei loro comunicati stampa finali (in particolare dei festival con poche ragioni di esistere), in cui si fa il bilancio della manifestazione? Soltanto i dati (quasi sempre positivi, basta scegliere i numeri giusti) dell’evento in sé e mai nessuno che provi a monitorare effettivamente se incidono sulle visioni in sala in generale.

La realtà è che dobbiamo ammettere che certe realtà istituzionali possono sicuramente fare cultura, ma non fanno Mercato. Magari possiamo difenderle nelle discussioni con il Ministero e sicuramente danno lavoro a un numero importante di persone. Ma quando il mondo degli esercenti e delle distribuzioni fatica tantissimo e rischia di affrontare una crisi senza ritorno, arriva il momento di smetterla di raccontarci le favole e di dover dire verità spiacevoli, anche a costo di offendere qualcuno, per sottolineare come ci sia bisogno di iniziative di Mercato, che riescano a rendere più commercialmente attraente il cinema in sala a un pubblico che si è disabituato ad andarci. E ovviamente c’è bisogno di un sistema cinema che sia effettivamente tale. Comunque, nel caso, sempre meglio offendere, che rischiare di vedere tra qualche mese tante persone che potrebbero perdere il posto di lavoro…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

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