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Alcune cose da fare per i cinema

In questo momento difficile, bisognerebbe iniziare a migliorare la comunicazione legata alla sale. E a cambiare una norma autolesionista come il vincolo destinazione d’uso…

Partiamo da questo articolo del Corriere della Sera, purtroppo molto simile a tanti altri letti in questi decenni.

Il problema di base di questi pezzi, ovviamente, è che fanno sempre un elenco delle sale ‘morte’ (inserendoci purtroppo anche il cinema Caravaggio, che invece aveva soltanto sospeso l’attività per qualche settimana e ha ripreso lo scorso giovedì con Assassinio sul Nilo). Non solo questo dà un’idea tristissima del settore, che sembra non interessare più a nessuno, ma è anche poco equilibrato. Infatti, non capita quasi mai di segnalare le realtà che in questi 15-20 anni hanno aperto a Roma e dintorni, che si tratti della recente Sala Troisi, ma anche i tanti multiplex nuovi che sono arrivati in questi decenni (buon ultimo e con un livello tecnologico/comfort molto alto, l’UCI Luxe Maximo e i suoi sette schermi). Poi, certo, è difficile fare paragoni tra cinema con pochi schermi in centro e grandi multiplex di periferia, ma prima della pandemia il bilancio chiusure/aperture in una città come Roma non era certo un disastro (se non magari per chi vive nel cuore del Centro storico, una zona evidentemente a cui le redazioni locali dei quotidiani fanno molta attenzione).

Ma i problemi che possono riscontrare sono anche altri. Per esempio, la colpa è sempre delle nuove generazioni. Sempre. La ragione di questa percezione è semplice: certe sale d’essai metropolitane sono frequentate soprattutto da un pubblico molto maturo, tra cui, al di là dell’età, anche chi scrive questi articoli. Ma questo non significa che i giovani non vadano in altre strutture, magari multisale di periferia (ma anche realtà più ‘urbane’ come il cinema Adriano o il Lux). E chiaramente vedere quali film hanno incassato in questi due anni di pandemia, rende evidente che sono i giovani quelli che stanno sostenendo le sale (dando per scontato che il target principale di Venom e Spider-Man non sono gli ottantenni).

Ancora. E’ sempre una questione culturale/sociale, in cui si descrive un “pubblico eletto” di amanti del cinema, ma con il risultato di risultare snob per un’ampia fetta della popolazione (che magari rimane chiusa in casa solo perché non ha i soldi per uscire, non per scelta). Peraltro, mi chiedo se delle volte non risultiamo troppo retorici: davvero gli individualisti sono quelli che stanno a casa, mentre quelli che comunicano sono quelli che vanno al cinema? Ma quando vanno al cinema, parlano con tutti quelli che stanno in sala? Poi con questi sconosciuti ci vanno a cena? In ogni caso, andare al cinema è un parametro che indica che una persona è buona e giusta? Per alcuni è così, a me sembra una forzatura ‘poetica’ che serve solo a farci stare bene con la coscienza. In generale, come in altre situazioni, sembra che si voglia parlare soltanto a un pubblico ‘colto’ e impegnato di Roma e Milano.

E veniamo a un punto che colpisce particolarmente la città di Roma: i cinema abbandonati. Per chi non è pratico della questione, lascia molto perplessi che in alcune zone di ‘prestigio’ della capitale ci siano cinema chiusi e che non vengano almeno convertiti ad altre attività.

La ragione si chiama “Vincolo destinazione d’uso” ed è legato al piano regolatore urbanistico del comune di Roma. Questa norma impedisce che quelle che erano sale cinematografiche, in alcune zone, possano trasformarsi in altro. Di base, le intenzioni sono buone, ossia stimolare i proprietari a non abbandonare l’attività dei cinema, soprattutto al Centro di Roma, dove ovviamente sarebbe molto più conveniente aprire un negozio di abbigliamento o comunque un’attività più redditizia.

Tuttavia, come spesso succede, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Il risultato finale è infatti vedere tanti spazi chiusi e che non portano vantaggi a nessuno, né ai proprietari delle mura, né agli appassionati di cinema e di sicuro non ai semplici cittadini, che si ritrovano con dei luoghi abbandonati e tristi, dove invece potrebbe esserci qualcosa che genera ricchezza (non solo economica) e migliora la vita sociale di quel quartiere.

Nel tempo, ci sono stati comunque ex-cinema che hanno ottenuto la possibilità di essere convertiti, come l’Etoile (è diventato un punto di vendita della casa di moda Vuitton), l’Holiday (un supermercato) e il Rouge et Noir (una sala bingo). Ma tanti altri cinema storici (come il Fiamma a Via Bissolati – a due passi da Via Veneto – e l’Empire, per fare solo due nomi) continuano purtroppo a essere delle “non entità”.

Inoltre, è evidente che un imprenditore che volesse (con enorme coraggio in questo momento storico) investire in un cinema in queste zone della città, ci penserebbe due volte, di fronte all’ipotesi che – se le cose per la sua sala andassero male – poi sarebbe impossibilitato a farla diventare un’altra attività commerciale.

Da una parte, quindi, con una certa retorica che purtroppo conosciamo bene, si ‘difende’ il Cinema e la Cultura in generale con una norma che dovrebbe sostenere le sale, ma che viene applicata quando la sala in questione è sostanzialmente ‘morta’. Dall’altra, non si aiutano in maniera seria i cinema ‘vivi’ e che avrebbero bisogno di supporto.

Per queste ragioni, mi permetto di suggerire una modesta proposta, che porterebbe benefici per tutti. Non sarebbe meglio che il proprietario delle mura fosse autorizzato a fare quello che vuole con il suo ex-cinema, ma pagando una percentuale (il 5%? Il 10%? Parliamone) della vendita (o comunque del valore dell’immobile, qualora semplicemente rimanesse una sua proprietà e modificasse l’attività) a un fondo destinato a sostenere i cinema esistenti e/o a incentivare le aperture di nuove sale nella città?

Con questa semplice norma, tutti avrebbero un vantaggio, a partire da chi detiene la proprietà, dalle sale cinematografiche di Roma (e dagli appassionati/consumatori di film) ai semplici cittadini, che non si troverebbero più di fronte a realtà abbandonate. Inoltre, anche chi vuole investire nelle sale, sarebbe più tranquillo nel farlo. Sarebbe insomma una scelta di semplice buon senso: perché non farla?

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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