You are here
Home > Analisi > Abbiamo bisogno di velocità

Abbiamo bisogno di velocità

Mentre gli incassi in sala rimangono su livelli bassi, non sembrano esserci iniziative all’altezza della situazione. Ma cosa stiamo aspettando?

Ovviamente spero di essere il solito pessimista. Ma credo che, dopo aver affrontato un ‘test’ importante come quello del ponte del primo novembre e in generale aver visto i dati di questo mese finora, bisogna ammettere che i risultati al box office italiano, seppure in crescita in questo autunno, non sembrano poter tornare alla (quasi) normalità in tempi rapidi. Chiuderemo sicuramente con una flessione superiore al 40% rispetto al novembre 2019, probabilmente vicina al 50%. E non c’è dubbio che novembre 2021 porterà a un incasso inferiore a quello di ottobre 2021 (33 milioni), un risultato decisamente inconsueto. In effetti, dal 2010 al 2019 la media degli incassi di novembre è di 64,4 milioni di euro, contro i 57 milioni di ottobre nello stesso decennio. Ovviamente, il periodo di Natale sarà fondamentale per valutare la ripresa, ma come ci arriviamo?

E non c’è il rischio di perdere un altro anno (soprattutto l’inverno, la stagione più redditizia) con risultati magari incoraggianti per qualche titolo, ma che in generale non permetterebbero all’industria (in primis, esercenti e distributori) di reggersi sulle proprie gambe?

In effetti, è indubbio che, da marzo 2020, il sistema si sia retto grazie a un notevole sostegno pubblico, che si tratti di forti ristori alle sale (162 milioni di euro), di un aumento del tax credit ai produttori (passato al 40% e che arriva al 100% per quanto riguarda le spese legate alla sicurezza Covid) e di ristori/tax credit migliorato in questi mesi per i distributori (quest’ultima comunque è decisamente la categoria meno sostenuta).

Se la nostra industria ha sicuramente lavorato bene per ottenere questi risultati, non sembra però che sia riuscita ad adottare strategie e promozioni adeguate per riportare in massa le persone al cinema, tanto che quest’anno si stimano (Michele Casula di Ergo Research) che siano tornati in sala circa 12 milioni di italiani, rispetto ai circa 30 milioni che frequentavano queste strutture prima della pandemia.

Nei mesi scorsi, sono state annunciate diverse iniziative, che però mi erano sembrate un po’ troppo rivolte agli appassionati (ossia il segmento di pubblico che ha minore bisogno di incentivi) e decisamente con un target benestante/over 40, forse dimenticando che il cinema è l’intrattenimento popolare per eccellenza. Si è puntato soprattutto su realtà già esistenti che rispecchiavano quel profilo di spettatore: Festival, premi cinematografici, promozioni con i quotidiani. Per essere chiari, non si sta criticando queste realtà: semplicemente non è il caso di aspettarsi un impatto sugli incassi da parte di chi non ha (e non può avere) il potere di modificare sensibilmente il botteghino.

Ma il vero problema non sono certe promozioni in sé, ma il fatto che spesso non si sanno neanche quali sono i risultati, magari con degli obiettivi stabiliti prima. Sarebbe interessante vedere che target di spettatori sono stati cercati e se gli obiettivi sperati sono stati raggiunti, ma come capita di solito per queste iniziative si rimane nel vago.

Il rischio paradossale in questi casi è di cantare sempre vittoria. In effetti, quando devono comunicare i loro risultati, ogni singola realtà italiana parla di forte crescita, ma poi quando si affronta la situazione del cinema in generale, la visione è molto meno rosea. Forse, dipende anche da un’idea generale, per cui siamo più interessati alla ‘nobiltà’ e al prestigio (la ‘Cultura’, la ‘formazione’ dei giovani, la ‘condivisione’ di un’esperienza con gli altri) di quello che facciamo che ai risultati effettivi. Insomma, l’importante sembra essere partecipare e non vincere.

E’ normale che nessuno dirà mai che stiamo sbagliando tutto (e, a scanso di equivoci, io non sto assolutamente sostenendo questo, per alcuni aspetti il modo dell’industria italiana di affrontare l’emergenza pandemica è stato interessante e meritevole), ma come fare a scegliere le strade giuste se non sappiamo neanche monitorare e valutare adeguatamente le precedenti esperienze? In questo, molti sembrano avere più paura di sbagliare che di rimanere in un limbo che al momento non promette nulla di buono. A questo proposito, mi sembra opportuno citare le parole di Daniel Ek, fondatore e amministratore delegato di Spotify, in questo articolo di Fast Company:

“Perché la velocità è così importante per Spotify? Perché credo che determinerà il nostro successo a lungo termine. Se sei lento, è meglio che tu abbia ragione la maggior parte delle volte. Ma se sei veloce, puoi testare e ripetere le cose più volte, il che crea una cultura dell’innovazione”.

D’accordo, la velocità non è sempre una cosa buona e il rischio di cadere nel facile slogan c’è. Però testare diverse soluzioni – quando possibile – è una buona idea. E allora, non è forse arrivato il momento di fare qualcosa di significativo e forte? Io personalmente ero già convinto che fosse cosa buona e giusta seguire il modello francese di far pagare il biglietto 4 euro ai minori di 14 anni, cosa che incentivava la frequentazione dei giovani e li portava a un’abitudine che poteva durare per altri 60-70 anni. A maggior ragione adesso, in cui fatichiamo a riportare larghe fasce di pubblico al cinema, sarebbe un bell’incentivo e aiuterebbe anche molte famiglie che magari si ritrovano in difficoltà a uscire di casa e spendere.

Ma non è tanto importante se questa che propongo sia la strada giusta o meno, quanto il fatto di provare a cambiare le cose, magari sbagliando più volte ma velocemente (come consiglia Ek), e continuando a testare nuove iniziative importanti. Alcuni test saranno un fallimento, ma cosa rischiamo in questa situazione di mediocre stasi? Se invece si ritiene che siano solo i film a incidere (ipotesi ovviamente fondata, perché poi sono i titoli forti a fare la differenza) allora possiamo decidere di dare un ulteriore sostegno (magari prolungando anche nei prossimi mesi un tax credit più favorevole alle distribuzioni) a chi investe ancora molto nel lancio di questi prodotti. Ma, per favore, facciamo qualcosa di significativo. E velocemente. Ricordandoci sempre che, come ha detto Roosevelt, “l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”…

Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.

One thought on “Abbiamo bisogno di velocità

Comments are closed.

Top