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Nasce il Codice Fair Practices per i contratti tra piattaforme streaming e produttori indipendenti

Un codice in quattro punti per creare rapporti di lavoro più equi tra i produttori indipendenti e le compagnie streaming

Lo European Producers Club (EPC), associazione fondata nel 1993 che conta 130 membri, tra produttori cinematografici e televisivi, in tutta Europa, ha stilato un codice in quattro punti che mira a creare rapporti di lavoro più equi tra i produttori indipendenti e le compagnie streaming.

A quanto spiega EPC, la creazione di questo codice di ingaggio è stata ispirata al sentimento di paura crescente tra i produttori indipendenti che, sempre più spesso, si sentono ridotti al ruolo di “produttori a noleggio”, in quanto le piattaforme streaming richiedono la cessione totale dei diritti di un film o una serie in cambio del finanziamento. EPC sostiene che questo vada contro i valori dei produttori indipendenti, che investono tempo e denaro per sviluppare progetti, scoprire talenti e acquisire proprietà intellettuali, per poi perdere i diritti quando chiedono i finanziamenti alle compagnie streaming. Questo impedisce loro di costruire quelle librerie di diritti i cui ricavi vengono normalmente investiti in altri progetti.

Il codice nasce dunque per stabilire dei parametri base da applicare ai contratti tra le piattaforme e le compagnie di produzione indipendenti. Ed è pensato per tutti i produttori, non solo i membri di EPC. Verrà infatti spedito dall’associazione a tutte le piattaforme streaming in Europa, alle istituzioni nazionali del cinema e alle associazioni di categoria.

I quattro punti

Il primo punto sostiene che la remunerazione giusta e proporzionata e la partecipazione economica, che sono già previste dall’Unione Europea per autori, registi e altri detentori di diritti, dovrebbero essere estese ai produttori indipendenti. I contratti dovrebbero includere ragionevoli commissioni per i produttori e ulteriori ricavi in base al successo di un prodotto sulle piattaforme.

In secondo luogo viene detto che le proprietà intellettuali non dovrebbero essere interamente cedute alle piattaforme. La compagnia streaming dovrebbe detenere solo i diritti di sfruttamento del film o serie sul proprio servizio on demand, ma i produttori dovrebbero avere la possibilità di sfruttare la proprietà al di fuori dello streaming, come anche sulle reti in chiaro “dopo un ragionevole periodo di esclusiva”.

Il terzo punto si concentra sulla trasparenza e chiede che i produttori possano avere accesso ai dati delle performance delle loro opere sulle piattaforme. Infine, il quarto punto sostiene che, se una compagnia di produzione ottiene incentivi fiscali da parte di uno stato, ad esempio, questo contributo al budget di un progetto dovrebbe essere considerato come parte del contributo finanziario del produttore e venire quindi riflesso nel suo controllo dei diritti.

Alexandra Lebret, managing director di EPC, ha parlato della pandemia, spiegando quale impatto abbia avuto sulla decisione di stilare questo documento:

Il Covid ha accelerato il processo di cambiamento dell’industria e la predominanza delle piattaforme streaming, e questo cambia tutto in termini di rapporti d’affari con i produttori. Il modello dei “produttori a noleggio” si espanderà a tutta l’industria e sta mettendo in seria difficoltà il metodo di lavoro dei produttori indipendenti.

QUI il codice per intero.

Fonte: ScreenDaily

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