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Anche ANICA si rivolge al governo Draghi in un comunicato

"Sarà indispensabile", si legge, "che la riapertura dei cinema avvenga in una data certa" e "non a macchia di leopardo"

Dopo ANEC, ACEC e FICE, anche ANICA ha deciso di chiedere al governo Draghi la riapertura delle sale “in tempi e modi condivisi”. Si richiede soprattutto che un’eventuale data venga comunicata in anticipo in modo da poter pianificare il rilancio. “Sarà indispensabile”, si legge nel comunicato, “che la riapertura dei cinema avvenga in una data certa concordata e comunicata con adeguato anticipo e sull’intero territorio nazionale e non a macchia di leopardo”.

A seguire il comunicato ANICA

I distributori cinematografici italiani associati Anica sono al fianco di Anec, Fice e Acec nel richiedere al governo Draghi la riapertura delle sale cinematografiche italiane in tempi e modi condivisi che possano consentire non solo la riaccensione delle insegne ma anche e soprattutto la ripartenza del mercato cinematografico.

La chiusura imposta ai cinema italiani nel mese di marzo ha causato ingenti danni alle società di distribuzione a cui si sono sommate le gravi perdite generate dai bassi incassi dei film distribuiti dalla riapertura di giugno fino alla nuova chiusura di fine ottobre, in un mercato che perdeva anno su anno circa l’85%.

Il presidente Luigi Lonigro, a nome di tutti gli associati, ringrazia il Ministro Franceschini per il fondo di sostegno a favore delle società di distribuzione che consentirà la sopravvivenza di molte aziende e la salvaguardia di tanti posti di lavoro.

I distributori cinematografici italiani, come gli esercenti, generano i loro proventi dagli incassi del box office theatrical e sperano vivamente che i cinema possano riprendere al più presto la loro attività, ma ribadiscono che, per poter pianificare l’uscita di nuovi titoli dalle forti capacità commerciali sono necessarie alcune certezze e condizioni industriali sostenibili.

Sarà indispensabile che la riapertura dei cinema avvenga in una data certa concordata e comunicata con adeguato anticipo e sull’intero territorio nazionale e non a macchia di leopardo. Nel caso di limitazioni di orario, l’eventuale coprifuoco non dovrebbe arrivare prima della mezzanotte. Infine, sarà determinante che i protocolli sanitari, sempre nella salvaguardia primaria della salute pubblica, siano coordinati e non peggiorativi rispetto a quelli, già di per sé stringenti, vigenti prima della chiusura di fine ottobre.

Non solo “quando”, ma “come”

Da tempo stiamo seguendo la questione riapertura con un occhio non solo al “quando”, ma anche al “come”. Vi rimandiamo agli articoli di Robert Bernocchi per un’analisi approfondita del problema:

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