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Il delicato equilibrio tra cinema e piattaforme

La prendo un po’ alla larga. A luglio, quando si è ricominciato con lo sport professionistico negli Stati Uniti, ci si aspettava una grandissima audience televisiva. D’altronde, molta gente era ancora a casa e dopo mesi di ‘astinenza’, era ovvio che gli spettatori non aspettassero altro, come dimostrava la grande attenzione rivolta a un prodotto come The Last Dance sulla Espn. Incredibilmente, le finals dell’Nba (basket) e della MLB (baseball) sono state le meno viste nella storia. La mia impressione è che mancasse qualcosa, forse il pubblico allo stadio (la NBA ha vissuto i playoff letteralmente in una bolla, nel baseball il distanziamento ha portato a una riduzione notevole degli spettatori presenti). E forse mancava la sensazione che quelle fossero le condizioni normali per un evento sportivo.

Temo che qualcosa del genere avvenga anche nel mondo del cinema, in questo momento in cui molti sembrano voler fare tranquillamente il passaggio dalle sale allo streaming senza troppi rimpianti. E ho pensato di fare alcune considerazioni, spero non troppo sparse e confuse.

Ultimamente ci si è concentrati sulla mossa di Warner di far uscire tutti i film del suo listino 2021 in contemporanea in sala e su HBO Max. Decisamente una scelta forte (anche se penso che verrà cambiata in corsa e resa meno traumatica per alcuni film, a cominciare dai due titoli della Legendary), ma che arriva alla fine di un anno di cambiamenti e polemiche. Allora, personalmente lo dico senza problemi: al di là degli specifici casi, di una major o un’altra, ritengo che ridurre drasticamente le finestre (ben sapendo che poi non si torna facilmente ai 90/105 giorni di prima), che sia con 17 giorni di esclusiva o con un’uscita in day and date, significa condannare a morte una buona fetta di cinema. Basti pensare che, ogni volta che vengono fatte operazioni di questo tipo, immediatamente in Rete arrivano copie perfette dei film in questione. Non dico che, così facendo, non esisteranno più le sale, ma che il numero di queste strutture rischia di ridursi sensibilmente, diventando più simile al teatro di Broadway (biglietti costosi e pochi spettacoli/titoli) che a quello che è stato per più di un secolo.

La realtà è che il cinema ha due vantaggi. Un’esperienza di grande schermo e grande tecnologia, perfetta per molti blockbuster moderni e per un’esperienza condivisa. E il fatto di proporre titoli in esclusiva per un periodo temporale ‘importante’, che stimola le persone a uscire di casa per andare a vedere un film che altrimenti non potrebbero vedere prima di qualche mese. Se togliamo il secondo vantaggio, rimane solo il fatto di voler vedere determinati titoli (neanche tutti i blockbuster, alcuni dei quali francamente non è che perdano tanto dalla visione casalinga, anzi) nelle condizioni ottimali di una sala. Decisamente troppo poco per consentire a tutti i cinema del mondo di sopravvivere e forse neanche al 50% di essi.

  • A costo di dirlo per la millesima volta, si fanno confronti che non hanno senso. Paragonare gli incassi theatrical di un film con i risultati che si fanno su una piattaforma (anche semplicemente considerando gli abbonamenti che fa quella piattaforma) significa dimenticare tutto quello che è stata finora la filiera del cinema. Si inizia dagli incassi della sala, che valorizzano (e non è retorica sentimentale, semplicemente pura economia) tutti gli sfruttamenti successivi. Gli abbonamenti di una piattaforma sono invece il punto di partenza e di arrivo di quel modello economico. Le piattaforme non hanno pubblicità esterne (a parte il modello AVOD, che a questo punto inizierei a valutare con molta più attenzione, come dimostrano i buoni numeri di Peacock), i loro prodotti rimangono quasi sempre in esclusiva (e quindi non faranno passaggi televisivi) e anche sull’home video non è il caso di aspettarsi miracoli (perché dovrei comprarmi il dvd di qualcosa che è sempre disponibile in streaming?). Per una realtà come Netflix può anche andare bene; per una major è molto più complicato prendere un modello fatto di tante finestre ed entrate diverse e accentrarle in un’unica direzione (lo streaming), facendo quadrare i conti alla perfezione. Ripeto, per qualcuno funzionerà. Ma almeno una decina (numero destinato ad aumentare) tra major e realtà indipendenti di streaming riusciranno a far quadrare i conti e ad avere un business ragionevole, tutti senza doversi preoccupare dei risultati al cinema? Dubito fortemente.
  • A proposito, parliamo di come vengono fatti i film. Soprattutto in Europa, senza i finanziamenti statali il 95% dei film non verrebbero fatti, almeno non con quei budget. Certo, si difende “un’eccezione culturale”, ma si sostiene anche un’industria che dà lavoro a milioni di persone nel continente, grazie a una filiera composta da tante realtà di sfruttamento molto diverse tra loro. Se anche, per assurdo, le piattaforme si facessero carico della produzione di migliaia di film europei (200 circa all’anno sono quelli italiani), non pensate che i governi dei rispettivi Paesi dovrebbero iniziare seriamente a riconsiderare se sostenere in maniera forte la produzione di piattaforme che magari in quei Paesi non hanno neanche un ufficio (e anche dove ce l’hanno, magari danno lavoro a poche decine di persone)? Chi ritiene che sia ‘comodo’ andare direttamente in piattaforma (magari basandosi su prezzi di acquisto che in futuro potrebbero diminuire sensibilmente) ed evitare di spendere i soldi di un lancio nei cinema, dovrebbe rifletterci seriamente…
  • Andrebbe sempre ricordato che il modello Netflix, oltre ad avere un numero di abbonati enorme, è fatto anche di costi altissimi, con un debito che in questi anni non ha smesso di crescere. E’ evidente che seguirlo è molto pericoloso, perché se i costi altissimi diventano quasi obbligatori, i risultati enormi non sono scontati. Disney+ è sulla strada perfetta per ottenerli quei risultati (e anche superarli), Amazon Prime Video può anche utilizzare l’audiovisivo come un loss leader/strumento pubblicitario. Ma gli altri?
  • Ora un film ‘cinema’ gioca su due piani: il tempo libero delle persone fuori casa e il tempo libero in casa. Se decidiamo di mollare il ‘fuori casa’ a ristoranti, locali, bowling, negozi dei centri commerciali, ci rimane solo il domestico. E lì ci giochiamo la partita dei contenuti audiovisivi solo su quel tempo libero, ricordandoci che già ora la ‘fatica’ di vedere centinaia di serie si fa sentire molto. E, così facendo, molliamo anche l’unico settore (la sala) che ha convinto per più di un secolo a pagare un prezzo importante (anche se, a mio avviso, sempre molto conveniente) per un singolo contenuto. Ci conviene? Io non credo. Il problema è che un premium price forte (di almeno 20-30 euro) per i film in anteprima a casa non sembra funzionare. Ipotesi mia: ci sarà sempre una forte resistenza di un pubblico vasto a pagare tanto un singolo contenuto che si consuma nelle mura domestiche. Un conto è farlo al cinema, magari con una struttura tecnologica di altissimo livello (come l’Imax), un conto è la casa con altre centinaia di alternative offerte da Netflix, Amazon o Disney+ (che essendo in abbonamento, danno l’impressione che il singolo contenuto sia ‘gratuito’).
  • A proposito. Per chi pensa che i cinema potrebbero sfruttare i contenuti delle piattaforme, ammetto di non condividere questa speranza. Intanto, le piattaforme dovrebbero consentirlo e finora non lo hanno fatto, tranne per alcuni film che puntavano ai premi. Se anche accettassero, non sarebbe una situazione molto diversa dai contenuti Rai (L’amica geniale) o Sky (Gomorra) che hanno organizzato un evento al cinema prima della diffusione televisiva. Certo, qualcosa che stimoli molto a uscire di casa per cose che si vedranno dopo poche settimane in televisione ci sarebbe sicuramente, ma in generale perché il pubblico dovrebbe andare a vedere qualcosa che costa più dell’intero abbonamento mensile? Insomma, se gli esercenti si aspettano una grande fonte di guadagni da questi prodotti, temo rimarranno delusi…
  • E sempre a proposito di probabili delusioni, anche adesso (come già avvenuto all’inizio della pandemia) illustri commentatori continuano a parlare dei cinema come delle realtà che si risolleveranno grazie all’importanza che hanno nelle nostre vite e in generale per l’impatto sociale/culturale/storico/affettivo che hanno le sale. Mi dispiace, ma questa teoria elitaria (sempre molto in voga, anche in periodi normali) può valere al massimo per il 5% delle persone che vanno al cinema. Magari è il 5% che compra più biglietti, ma non è certo sufficiente per risollevare la situazione, come è stato ampiamente dimostrato nel periodo agosto-ottobre 2020, in cui gli appassionati sono tornati in sala, ma gli spettatori ‘medi’ no, facendo crollare gli incassi. E’ semplicissimo: per risollevare le sale ci vogliono film importanti e in esclusiva per un periodo di tempo ben più lungo di due o tre weekend. Poi certo, una bella campagna promozionale per far capire che i cinema hanno riaperto sarà utile. Ma c’è bisogno che ci siano cose forti da promuovere…

Infine, conviene ricordare sempre dei dati che tanti giornalisti, analisti e (purtroppo) anche addetti ai lavori (che l’audiovisivo lo creano) spesso dimenticano. In primis, la sala non è in crisi. Magari in occidente (che consideriamo troppe volte come il nostro unico punto di riferimento) i numeri sono sostanzialmente stabili (ma comunque importanti), ma nel mondo il 2019 ha fatto segnare un record assoluto (42,5 miliardi di dollari di incassi e questo solo dai biglietti, non considerando le altre entrate dei cinema). Tanto per dire, in Giappone Demon Slayer The Movie: Mugen Train è appena diventato il maggiore incasso di sempre, battendo La città incantata di Miyazaki. Il mercato home video a inizio di questo secolo, grazie all’esplosione dei dvd, valeva decisamente più di quello theatrical. Ora non è ovviamente così. Adesso però si continua a fare paragoni sostenendo che il cinema è morto e lo streaming è il futuro.
La realtà è che non c’è nessun motivo per cui lo streaming debba cannibalizzare la sala e non c’è neanche nessuna convenienza. Basta che non decidiamo di fargliela cannibalizzare…

Robert Bernocchi
Robert Bernocchi
E' stato Head of productions a Onemore Pictures e Data and Business Analyst at Cineguru.biz & BoxOffice.Ninja. In passato, responsabile marketing e acquisizioni presso Microcinema Distribuzione, marketing e acquisizioni presso MyMovies.
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