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Perché il rallentamento nella crescita degli abbonati a Netflix non è un problema secondo Reed Hastings

Il gigante dello streaming non ha raggiunto la quota di iscritti prefissata per il terzo trimestre del 2020. Ma bisogna guardare il lungo periodo

Le azioni di Netflix sono scese intorno al 6,6% dopo che la compagnia ha diffuso i dati del terzo trimestre del 2020 ai propri azionisti. Dati che rivelano come l’obbiettivo previsto di aggiungere 2,5 milioni di nuovi abbonati nel corso del trimestre non sia stato raggiunto: Netflix ha invece raccolto 2,2 milioni di utenti da luglio a settembre, un risultato inferiore anche alle previsioni degli analisti di Wall Street, che si aspettavano dai 3 ai 3,3 milioni di nuovi iscritti.

Le stime di Netflix tenevano conto di un probabile calo nella crescita degli abbonamenti, dopo il picco di 26 milioni di nuovi iscritti nella prima metà del 2020, dovuto anche ai vari lockdown in giro per il mondo. La polemica su Cuties, film accusato di pedofilia che ha portato a una campagna social al grido di #CancelNetflix, non sembra aver avuto un grande peso, specialmente al di fuori degli Stati Uniti.

Nella lettera agli azionisti, la compagnia ha confrontato questo dato con quello del terzo trimestre del 2019, quando i nuovi abbonati erano stati 6,8 milioni. “Pensiamo che questo [rallentamento] sia dovuto principalmente ai nostri risultati record nella prima metà e alla spinta che abbiamo descritto nelle nostre lettere di aprile e luglio. Nei primi nove mesi del 2020, abbiamo aggiunto 28,1 milioni di membri paganti, ben oltre i 27,8 milioni di tutto il 2019”. Ora Netflix ha raggiunto i 195,1 milioni di abbonati nel mondo.

L’importante è il lungo periodo

Si tratta dunque di un calo momentaneo e che va inquadrato nel lungo termine. Netflix prevede di raggiungere 34 milioni di nuovi iscritti totali nel 2020, un dato che sarebbe il migliore mai registrato dalla compagnia. I CEO Reed Hastings e Ted Sarandos hanno tenuto a specificarlo in seguito alla diffusione del dato.

Secondo Hastings, ci sono dati altrettanto importanti da tenere in considerazione, come la conservazione degli iscritti, il tempo e la frequenza di visione. “Negli ultimi cinque anni abbiamo capito che non ci sono trucchi”, ha detto, nel corso di un’intervista su YouTube. “Tutto sta nella soddisfazione dei membri. Se ti soddisfiamo un mercoledì sera, è più probabile che tu tornerai il giovedì sera. Si possono spremere determinati titoli, ma questa cosa la pagherai nel lungo periodo, perché non tutti avranno avuto il titolo che volevano”. Lo scopo è quello di produrre una “diffusione per passaparola”, più facile da ottenere quando si hanno serie di successo come Stranger Things (assente quest’anno per colpa del Covid), ma la misura più importante resta il lungo periodo.

Non è una battaglia contro le sale

Interessante quello che ha aggiunto Ted Sarandos. La chiusura delle sale, in America e nel mondo, ha certamente fornito maggiori “opportunità a breve termine”, specialmente nella possibilità di acquisire dagli studios titoli destinati originariamente alle sale. Ma ha aggiunto che questa situazione non durerà per sempre e che i cinema torneranno nell’equazione. “Non ritengo questo un cambiamento così radicale”. “La necessità dei consumatori di vedere film a casa è aumentata e siamo stati in grado di soddisfarla. Ma, a un certo punto, i cinema riapriranno e la gente ci vorrà tornare. Io stesso intendo farlo”.

Fonti: TheWrap, Deadline

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