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Gli esercenti americani fanno appello agli studios: “Ci servono i vostri film”

Secondo gli esercenti, serve un nuovo modello di distribuzione per far fronte all'emergenza causata dal coronavirus

Il picco di contagi da coronavirus negli Stati Uniti sta spingendo sempre più in là le uscite cinematografiche. Alcuni studios hanno da poco rimesso mano ancora una volta ai propri calendari: Paramount ha fatto slittare A Quiet Place II e Top Gun: Maverick ad aprile e luglio 2021. Disney ha rimandato di un anno i sequel di Avatar e Star Wars, e a data da destinarsi Mulan. E poi naturalmente c’è il caso di Tenet, che Warner ha spostato un paio di volte prima di toglierlo dal calendario.

Una situazione che non migliorerà certo a breve, eppure gli esercenti americani iniziano a scalpitare: servono i film, e servono subito. Altrimenti il rischio di un disastro per la maggior parte delle sale è dietro l’angolo.

“Il problema è che ci servono i loro film”, afferma John Fithian, presidente della National Association of Theater Owners (N.A.T.O.). “I distributori che vogliono che i loro film escano in sala non possono aspettare che il 100% dei mercati sia aperto, perché questo non accadrà finché non sarà disponibile un vaccino in buona parte del mondo”. La soluzione? “Il vecchio modello distributivo dei grossi blockbuster deve essere ripensato”.

Un nuovo modello

È qualcosa di cui si parla da un po’. Tornando a Tenet, Warner non ha specificato se l’uscita verrà rimandata al di fuori degli USA. Anzi, il presidente del consiglio di amministrazione di Warner Bros. Pictures Group, Toby Emmerich, ha detto che lo studio “non tratterà Tenet come una tradizionale uscita globale day-and-date”.

Un modello che esiste praticamente dal 1975, quando Lo squalo di Steven Spielberg fu lanciato contemporaneamente in tutti gli Stati Uniti. L’anno scorso, Avengers: Endgame ha incassato oltre un miliardo di dollari in un paio di giorni. Ma ora come ora non si può fare. Quello che molti stanno invocando è il ricorso, per lo meno momentaneo, a un modello alternativo: l’uscita dei grossi film all’estero, in Europa ad esempio, e poi una distribuzione dilazionata negli stati americani con il minor rischio di contagio.

Le riaperture

D’altro canto, le sale stanno pian piano riaprendo in diverse parti del mondo. Nel nostro Paese hanno cominciato a riaprire dal 15 giugno (e noi stiamo monitorando quotidiamente il box office). In Corea del Sud, l’horror Peninsula ha incassato 13,2 milioni di dollari al suo debutto. Anche in Cina si stanno riaprendo le sale, pur se con la capienza ridotta al 30%. In Nord America invece si sta facendo più fatica: persino a New York, nonostante il successo nella strategia contro il coronavirus, i cinema devono ancora riaprire. In California sono chiusi. Eppure Fithian è convinto che il 75% dei cinema americani potrebbe riaprire in pochi giorni, se ci fossero i film.

“Se la cosa andrà avanti ancora per molto, ci saranno nuove istanze di fallimento, riorganizzazioni e operatori che saranno costretti a chiudere”, afferma ancora Fithian. “Ma se non usciranno nuovi film prima che arrivi un vaccino, la situazione si farà grave per molte compagnie”.

Fonte: Associated Press

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