Home > Analisi > Un possibile percorso di riapertura dei cinema

Un possibile percorso di riapertura dei cinema

Il resto del mondo sta cominciando ad uscire dal lockdown e presto avremo un piano anche per il nostro paese, ma il cinema, o almeno una parte del settore, sembra passivamente rassegnato ad una apertura dopo l'estate. Siamo sicuri che sia la soluzione migliore?

All’inizio di questa crisi avevo pubblicato una riflessione sul futuro del settore che forse avrei potuto riassumere più semplicemente con un niente sarà più come prima.

Mentre in quel caso riflettevo su dove potremmo trovarci superata la crisi, ora siamo ad un punto di svolta e ci troviamo nel momento in cui si inizia la riapertura -in altri paesi riaprono anche le scuole, in alcuni i cinema non hanno mai chiuso, negli USA c’è chi li vuole riaprire la settimana prossima ma con vincoli che sembrano impossibili- anche se si parla secondo me prematuramente di nuova normalità quando sarebbe più corretto parlare di una diversa emergenza, come era stato fin dall’inizio del lockdown ben raccontato in questo articolo dal titolo Il pugno di ferro e il balletto.

Come premessa rispetto a quello che scriverò più avanti bisogna tenere presente che a guardare le previsioni di alcune istituzioni cui bisognerebbe dare sicuramente ascolto, le riaperture generalizzate e/o premature possono avere un effetto devastante che nessuno si augura. Quindi l’invito non è a riaprire il prima possibile, come se nulla fosse e come se il cinema fosse un “genere di prima necessità”, ma a non ritardarle nella speranza che il settore non si debba “aiutare da solo”.

[EDIT: pochi minuti dopo la pubblicazione dell’articolo ho trovato online il seguito de Il pugno di ferro e il balletto citato qui sopra dal titolo Imparare ad applicare la danza. Anche se l’approccio di altri paesi con popolazioni, mezzi e regole diverse non può che essere lontano da ciò che potremo fare noi, penso che leggerlo sia fondamentale per prefigurare possibili scenari]

Non avremo una nuova normalità fino all’immunità di massa, auspicabilmente grazie a un vaccino e/o comunque fino a una convivenza col virus analoga a quella che abbiamo con l’influenza. Dopo due mesi di quarantena inizia però ad essere chiaro quanto l’impopolare Economist aveva scritto tempo fa, ripreso poi da Il Post: oltre un certo punto la crisi economica corre il rischio di fare più vittime del virus e con tutte le cautele del caso è necessario anche riavviare l’economia. E ogni economia ha le sue peculiarità, nel nostro caso ad esempio l’importanza del terziario, tra cui tutto ciò che riguarda la cosiddetta “industria del tempo libero”.

Nel parlare di riapertura quindi, una volta dettate le regole per riaprire in sicurezza, nessun settore dovrebbe essere lasciato indietro fino al punto di minacciare la sua esistenza: all’interno dell’economia conta il mantenimento del lavoro, che genera reddito anche di chi non lavora. Il rischio è quello di un effetto domino che nessuno si può permettere, nemmeno chi si sente al sicuro ironizzando sulle sfortune del pizzaiolo diventato brand o sul quanto gliene importa della moda.

Per questo è importante -ed è l’unica cosa che dovremmo fare qui tra l’altro- parlare anche di quando e come riapriranno i cinema. Per dare un contributo a questa discussione ognuno ha cercato la sua strada: ad esempio c’è chi ha cominciato con Andrea Occhipinti e Giampaolo Letta un percorso di interviste e chi, come noi, provando a ottenere delle risposte diffuse ed analizzare dei dati.

Dopo aver fatto i nostri approfondimenti abbiamo deciso insieme ai partner di Ergo Research di ascoltare in forma anonima quanti più addetti ai lavori possibile attraverso un questionario di cui abbiamo pubblicato sia i risultati aggregati che delle interessanti distanze emerse tra le diverse categorie: autori, produttori, distributori, esercenti.

Le distanze sono più interessanti del dato a totale, perché evidenziano le difficoltà che gli addetti ai lavori dovranno superare per andare in una direzione di ripartenza del settore. La dicotomia esercente-distributore è facilmente riconoscibile nella polarizzazione delle risposte. Resta innegabile che, solo attraverso il dialogo tra le categorie, si potrà delineare un percorso di ritorno in sala sia per la diversa emergenza che per la futura nuova normalità che dipende in misura determinante da quello che si farà nei prossimi mesi.

Per cominciare non si può far finta che da quando sono stati chiusi i cinema non siano successe delle cose, in parte già state metabolizzate dal settore, evidenziate dal grafico sul Futuro delle Windows che vede solo un certo numero di esercenti convinti, o desiderosi, che tutto tornerà come prima.

In questo periodo molti titoli sono stati costretti, penso sia il caso di dirlo, dal fatto di dover rispettare dei conti economico/finanziari, a sperimentare l’uscita in TVOD ed altri la sperimenteranno prima della riapertura dei cinema. Per quanto non ci siano dati pubblici, la sensazione è che il lancio almeno del titolo più importante uscito fino ad ora sia andato, in termini di revenue, decisamente bene, tanto da essere paragonato al risultato netto che avrebbe portato nelle casse del distributore, almeno nel suo weekend di esordio.

All’opposto, però, non può essere sfuggito anche a chi non ha i dati tra le mani ma semplicemente legge i commenti del pubblico sui social media che il lancio dei titoli in TVOD con un prezzo adeguato è molto difficile da comunicare, da raccontare e da far percepire (indipendentemente dalla crisi).

La sensazione è che il TVOD possa funzionare come alternativa per i titoli molto importanti ma che l’uscita diretta in digitale, ancor di più sulle piattaforme SVOD, e senza il supporto di una campagna di comunicazione adeguata avvilisca il prodotto medio.

Titoli che sono stati lanciati con una campagna importante, analoga a quella che li aveva cominciati ad accompagnare al cinema, come ad esempio Trolls World Tour, possono puntare a significativi risultati anche sulle piattaforme digitali nonostante la concreta difficoltà di spiegare al pubblico una forma di “prima visione” che nel suo percepito non esiste.

Ma in assenza di un “engagement” significativo, di un coinvolgimento della filiera, il film scompare nel rumore di fondo di un’offerta di contenuti enorme in cui titoli vecchi e nuovi, sconosciuti allo spettatore, sono indistinguibili in base a scansioni temporali e diritti che hanno senso solo per gli addetti ai lavori.

Leggendo i commenti è evidente come il prodotto medio che non passa al cinema sia immediatamente catalogato come mediocre, aprendo quindi la strada a un confronto su quello che è da sempre un tabù delle uscite in sala: ovvero la differenziazione del prezzo e abbattendo contestualmente il valore dei successivi sfruttamenti.

E’ forse in questo punto cruciale non della retorica di chi parla di cinema ma proprio della sua dinamica economico-contrattuale che viene fuori quanto i film e le sale aggiungano uno valore all’altro in un rapporto di amore-odio di cui l’economia del cinema no può fare sistematicamente a meno.

Per portare un film al cinema deve valerne la pena e da qualche parte c’è chi deve crederci abbastanza, rischiandoci anche dei soldi, per farlo, lanciarlo e programmarlo.  E il garante di questa valorizzazione, prima che gli algoritmi spazzino tutto via, è la dialettica conflittuale tra chi i cinema deve programmarli, da una parte e dall’altra, realizzando una sorta di scelta editoriale che attribuisce un valore a un film superiore alla media, quasi come quando una galleria d’arte decide di esporre le opere di un artista. Se non ci crede per primo chi lo ha prodotto e chi deve distribuirlo, allora perché dovrebbe vederlo diversamente il pubblico?

In fondo il cinema è una fabbrica di sogni e se nemmeno chi li fabbrica, dimostra di crederci, perché dovrebbe farlo il pubblico? Vuol dire che sta bene in una piattaforma dove, come abbiamo avuto modo di dire più volte, il valore percepito di ogni minuto è tendente allo zero e al momento girano tanti soldi per chi produce solo perché c’è una guerra da vincere, ma poi il prezzo lo faranno i vincitori.

Il fatto che l’importanza economica del binomio film-sala sia forse più importante delle frasi meno prosaiche con cui raccontiamo la bellezza dell’esperienza della visione collettiva in sala e così ben narrata da Nolan o esemplificata da Kevin Feige non vuol certo dire che il cinema non abbia da portare avanti una riflessione significativa sul suo funzionamento. Sono argomenti di cui si discuteva all’infinito anche prima, ma forse la ripartenza può essere una occasione per affrontare alcuni nodi irrisolti ora che sono più che mai necessari.

Voglio chiudere questa lunga riflessione partendo dai risultati del questionario per provare a delineare lo scenario di una ipotetica riapertura dei cinema.

Anche se la maggior parte dei partecipanti colloca la riapertura per il periodo che potremmo definire back-to-school -con una prevalenza di esercenti preoccupati dall’assenza di prodotto forte durante un’estate che certo non è entrata nelle abitudini degli italiani e una diffidenza nel confronto del prodotto di library che vede più favorevoli le altre categorie- penso che, compatibilmente con le disposizioni in proposito, i cinema dovrebbero riaprire non appena sarà ritenuto possibile dalle autorità sanitarie e con qualsiasi vincolo si ritenga necessario, e non puntare ad una apertura ritardata per paura di una estate senza titoli importanti, sicuramente determinanti, e quindi ipoteticamente già durante l’estate.

Ho già detto che il problema del contingentamento è un falso problema perché i cinema hanno già, tranne che in rari momenti di punta, un tasso di occupazione medio già da abbondante “distanziamento fisico”. Si tratta piuttosto di organizzare diversamente l’accesso, magari con un maggior uso di prevendita che permetta di pianificare meglio non solo l’occupazione delle sale, ma anche la programmazione delle medesime con una multiprogrammazione in grado di assecondare meglio la domanda.

Su questo inevitabilmente ci vuole non solo la capacità degli esercenti di gestire questi aspetti (con evidenti problemi per le monosale) ma anche la disponibilità dei distributori a una programmazione più flessibile. Una flessibilità che dovrebbe essere facile in una fase in cui il prodotto che arriva in sala sia in qualche modo già sfruttato e che dovrebbe aumentare in un secondo momento in cui, all’arrivo di titoli più importanti, sarà fondamentale assicurare ai film la disponibilità di tutte le sale necessarie al loro sfruttamento senza superare i vincoli di affollamento.

Questo potrà anche voler dire che se prima un film importante puntava ad avere due o più sale in un multiplex ora potrebbe volerne anche quattro o cinque, ma su questo punto sarebbe fondamentale andare oltre il concetto di programmazione per sale e passare finalmente ad una programmazione per spettacoli, trovando modalità adeguate a gestire una flessibilità tutta nell’interesse dell’incontro della domanda del pubblico con l’offerta nei cinema. Tra parentesi con l’uso delle prenotazioni abbinate a una programmazione più flessibile il cinema si troverebbe anche con un indubbio vantaggio rispetto ai ristoranti e ad altre forme di intrattenimento che devono condividere gli spazi, come i ristoranti. Un cinema può infatti garantire affollamento e file attraverso la prenotazione in orari differenziati e con regole di riempimento delle sale approvate dalle autorità.

Prevendite e quindi uso della tecnologia, multiprogrammazione e passaggio da una programmazione per sala a una per spettacoli, teniture più lunghe, complementarietà (di fatto è già così) con altre forme di sfruttamento, potrebbero essere le parole chiave di questa fase di diversa emergenza che dovremo affrontare per andare verso la nuova normalità.

Sono tutti argomenti che hanno sempre causato conflitti, ma che possono essere risolti rompendo degli schemi e trovando nuovi equilibri economici.

Dal questionario emerge anche quanto sia forte il bisogno di una campagna di comunicazione rilevante per il cinema al cinema, mentre la maggior parte sembra concordare sul punto di non avvilire il cinema lavorando sulla leva dell’abbassamento del prezzo. Da comunicatore non posso che essere contento che si senta questa esigenza e, sempre da comunicatore, credo che questa volta si debba provare davvero a fare una campagna diversa, innovativa, diffusa e condivisa. Ma tanto si dice tutte le volte e poi si prendono i soliti ignoti! Speriamo che questa volta cambi qualcosa.

Annovero tra le iniziative di comunicazione importanti già avviate, anche se non tra i modelli significativi per l’economia dell’intero settore, pure il ritorno dei drive-in con l’iniziativa di CNA Roma, CineDrive , così come spero che durante l’estate si assista ad un fiorire di arene cinematografiche all’aperto che possano appunto far respirare l’aria di cinema in una condizione magari più favorevole per il pubblico che avrà bisogno di un riavvicinamento più prudente e di ogni iniziativa che sia in grado di favorire il rodaggio del settore.

Anzi, rilancio, dicendo che forse si dovrebbe pensare ad organizzare un grande evento come la domenica di Cinema agli Champs-Élysées (via dei Fori Imperiali a Roma non mi sembra avere nulla da invidiare ed è larga abbastanza da garantire un buon distanziamento) di cui scrissi qui su Cineguru e che Paolo Protti definì appunto un “bellissimo spot per il cinema da vivere insieme”. Tanto che un tale evento potrebbe essere proprio l’occasione per provare a “definire” il diverso modo di stare al cinema insieme fino alla soluzione della nuova normalità.

Si tratta di iniziative importanti, utili per non interrompere ma, anzi, rilanciare il legame del pubblico con il cinema e attraverso i quali gli esercenti coinvolti e il settore più in generale possono ricominciare ad alimentare i propri flussi finanziari, ma non di fenomeni che possono avere una valenza macroeconomica e sostituirsi quindi all’andare nei cinema che non potranno riaprire dal giorno alla notte come se niente fosse.

I cinema vanno aperti e “riavviati” con nuove modalità di funzionamento che andranno metabolizzate da un pubblico da accompagnare nel suo ritorno in sala con tutta la serenità possibile. Anche la promozione dei film ha bisogno di un calendario di lungo respiro su cui dispiegare, con la relativa certezza su cui si potrà contare in questo periodo, la comunicazione di titoli che nell’interesse di tutti non potranno essere lanciati dall’oggi al domani.

Restare troppo indietro rispetto alla riapertura del resto delle attività analoghe, non per un rischio sanitario o una minore necessitò, ma per resistenze di settore a un periodo che sarà difficile per qualsiasi attività commerciale, non è una soluzione. Sembra di più volersi condannare a uno scenario di totale emarginazione del settore cinematografico nel nostro paese.

Per continuare a dare il nostro contributo al dibattito sulla ripartenza del cinema in sala abbiamo organizzato un Webinar per il prossimo lunedì 27 aprile alle ore 16:59. Durante l’incontro, che abbiamo chiamato “Cinema Reloaded: incontro virtuale tra addetti ai lavori per il futuro del cinema in sala”, Michele Casula di Ergo Research, interrotto da Davide Dellacasa, presenterà ulteriori analisi sui dati raccolti, e si discuterà sui possibili scenari per la riapertura delle sale. E’ possibile registrarsi al webinar seguendo questo link.

Avatar
Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
Top