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QUANTE STORIE!?

Durante il Premio Solinas si è tenuta la tavola rotonda “SONO LE STORIE IL MOTORE DELL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA”. Alcune considerazioni...

Ludi numerici a cura di Michele Casula

“SONO LE STORIE IL MOTORE DELL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA” è il titolo della tavola rotonda tenutasi a margine del Premio Solinas, con prima sessione venerdì 20 settembre e ripresa nella mattinata del 21.

Il sottoscritto è stato invitato ad aprire la sessione serale (cosa di cui ringrazio Annamaria Granatello e Nevina Satta, che dirigono rispettivamente il Premio Solinas e la Fondazione Sardegna Film Commission), immeritatamente accanto a Francesca Cima, Riccardo Tozzi, Stefano Sardo, Michael Hoffman e Francesco Nardella, con l’arguta moderazione di Nick Vivarelli.

A me è piaciuta subito la scelta della metafora industriale per il titolo, che spinta nel territorio dall’auto, si presta ancora di più ad essere estesa e declinata in diversi modi nel dialogo fra autori, produttori, broadcaster e piattaforme.

La metafora automobilistica impone un ragionamento sistemico che, riconosciuto il ruolo imprescindibile del motore, deve necessariamente interrogarsi sui tipi di motorizzazione che ha senso sviluppare, tenendo conto dei diversi segmenti di auto, delle legislazioni vigenti, del tipo di clientela cui si rivolgono, e delle modalità di utilizzo.

E’ decisamente rischioso avventurarsi nella progettazione dei motori se non si ha un’idea del “cosa si deve spingere”, del “chi dovrebbe guidare”, su “quale tipo di strada” e “con quale destinazione”.

Uscendo dalla metafora, il mio contributo ha evidenziato alcuni elementi legati alla DINAMICA DI FRUIZIONE DELLE STORIE. Al Solinas si ragiona principalmente (ma non solo) di “storie per il cinema e per la serialità”, ed in questo contesto mi è parso utile ricordare:

  1. una cosa che tutti sanno (è un vezzo tipico dei consulenti) come i 100 milioni di biglietti scarsi staccati mediamente ogni anno dalle sale cinematografiche, evidenziando che…
    • a contendersi questi “atti di visione” abbiamo ogni anno circa 500 STORIE (comprese alcune delle vostre), ma sulle prime 20 (nel 2018) si concentra quasi il 40% degli ingressi (il resto della torta è molto frammentata…una sbrisolona…)
    • le “teste” che esprimono questi 100 milioni di atti di visione theatrical sono circa 25 milioni (meno della metà degli over14); in media qualcosa meno di 4 film all’anno a testa tra chi al cinema ci va
    • gli italiani che vanno a vedere almeno un film italiano al cinema sono meno di 10 milioni (poco più di 1/3 di chi va al cinema), ed esprimono meno di 20 milioni di ingressi (anno 2018), suddivisi su oltre 200 titoli/STORIE (comprese alcune delle vostre), con scelte che, anche in questo caso, sono molto concentrate sulla top 20 Italia…

Il mercato theatrical ci propone sfide davvero problematiche come: l’esiguità del bacino di moviegoer (con rischio di ulteriore contrazione), l’agguerrita concorrenza internazionale, e l’elevato numero di STORIE autoctone messe in circolo.

Le macchine spinte dal motore delle STORIE che vorranno cimentarsi nel circuito cinematografico, troveranno una pista affollata e dovranno conquistare l’attenzione di un pubblico che consuma relativamente poco, e che tende a soffermarsi solo su certi modelli e relative “motorizzazioni”…

Certo, forse si stava meglio nel 1954, quando la televisione era ancora alle porte e le sale cinematografiche staccavano più di 800 milioni di biglietti (in 10.000 cinema), per una media pro-capite pari a circa 17 ticket (calcolata su tutti).

All’epoca a frequentare le sale cinematografiche erano circa 30 milioni di italiani (non molti di più rispetto ai 25 attuali, ma la popolazione complessiva è cresciuta parecchio…), e se ci concentriamo solo sui moviegoer, negli anni ’50 avevamo una media pro-capite tra i 25 ed i 30 film-annui, mentre oggi non si arriva a 4.

Il fatto è che nel 1954, i 25-30 film visti al cinema dai moviegoer dell’epoca coincidevano con il “totale film visti” (banalmente: la TV era ai blocchi di partenza…). 

Alle 25-30 STORIE “viste”, dovremmo poi aggiungere le STORIE dei libri letti (per chi leggeva…) o le STORIE rappresentate a TEATRO (per chi ci andava…). Se ci limitiamo a queste tre modalità di fruizione delle STORIE, verosimilmente nel 1954 non si superava (come media complessiva) quota 35-40.

Vale la pena di ricordare che nel 1954 (l’anno d’oro degli 819 milioni di biglietti staccati dalle sale italiane) le famiglie praticamente NON avevano schermi disponibili in casa (i cinema erano lo schermo di quartiere/cittadino) mentre, passando per la fase delle TV a fruizione condivisa nei locali pubblici o “condominiali”, si arriva oggi ad un quadro con molti meno schermi cinematografici a disposizione e più di 115 milioni di schermi disponibili in casa (fra televisori, PC, notebook, tablet e smartphone).

OGGI, nell’epoca della piena maturazione del concetto di personal screen, il totale dei film visti (almeno una porzione superiore al 30%) in qualunque contesto/piattaforma supera i 100 all’anno. Meno dei 2% è visto in sala, ma il numero complessivo degli atti di visione di film (e delle relative STORIE fruite) è cresciuto quasi di 7 volte (come media individuale), trainato dal moltiplicarsi dei canali lineari e dall’esplosione delle piattaforme on demand.

Una ricognizione più puntuale su “L’evoluzione del consumo di film in Italia tra cinema e nuove piattaforme” (Michele Casula), è disponibile sul vol. 594/5 (2019) della rivista Bianco e Nero, intitolata NETFLIX ed oltre (a cura di Alberto Pasquale http://www.edizionisabinae.com/wordpress/?p=2871#prettyPhoto).

L’altra differenza risiede nel fatto che le STORIE cinematografiche fruite nel 1954 attingevano da un’offerta fruibile relativamente limitata, quasi coincidente con il “palinsesto” delle scelte di programmazione delle sale frequentate. Il film visto al cinema nel giorno X era frutto di una scelta ON/OFF su quello che per molti era l’unico elemento di offerta disponibile, e anche cumulativamente, nell’arco dell’anno, il monte-titoli potenzialmente fruibile era al massimo di qualche decina.

Oggi, la possibilità di incrociare una STORIA in un contesto cinematografico deve superare la concorrenza di altri film potenzialmente visibili in sala lo stesso giorno (nei multiplex o in sale raggiungibili in tempi ragionevoli), di decine di film programmati NEL GIORNO dai canali lineari free e pay, ma soprattutto di migliaia di titoli disponibili ON DEMAND in qualunque momento

In più, senza scomodare la pirateria, possiamo dire che qualunque STORIA disponibile OGGI al cinema, si ritrova di fatto in competizione con una buona fetta della STORIA DELLA CINEMATOGRAFIA MONDIALE, nominalmente raggiungibile in pochi click dal potenziale spettatore.

La STORIA in questione ambisce ad entrare fra le pochissime che in un anno lo spettatore medio include fra quelle “meritevoli di essere viste in sala” o, nelle finestre successive, una delle 100/anno da vedere più o meno attentamente in altri contesti (che 100 è una bella “torta”, ma le alternative continuano ad essere migliaia e a crescere sempre di più, accumulandosi in library sempre più ricche e numerose).

E fin qui abbiamo fatto riferimento alle sole dinamiche di fruizione dei FILM.

Se guardiamo al monte-puntate ascrivibile alla serialità italiana e straniera, i libri letti e gli spettacoli teatrali (dividendo sempre il totale delle “STORIE” sul totale popolazione, a prescindere dalla dimensione dei bacini che alimentano i consumi in questione), superiamo quota 140 STORIE-ANNO (in media) per ciascun italiano over14.

Fanno 7 MILIARDI E MEZZO DI STORIE FRUITE IN UN ANNO NELLA NOSTRA ITALIA

Un mercato che si allarga (nel 1954 il “monte-fruizioni delle storie” si sarebbe fermato ben sotto la soglia del miliardo”) è normalmente un’opportunità, se non fosse che in questo caso l’offerta di STORIE fruibili in ogni singolo momento è cresciuta in modo abnorme.

Nel supermercato delle STORIE del 1954, gli articoli sugli scaffali erano relativamente pochi. Anche i carrelli venivano riempiti in modo moderato, ma le storie a scaffale avevano una buona probabilità di finirci dentro.

Ora la gente gira con carrelli traboccanti di storie, ma gli scaffali sono diventati centinaia, con decine di migliaia di storie disponibili.

La prossima STORIA finirà su uno di quegli scaffali.

Saltando di metafora in metafora, rimane vero l’assunto di partenza che “SONO LE STORIE IL MOTORE DELL’INDUSTRIA AUDIOVISIVA”, ma, dato l’affollamento delle strade (o, se preferite, degli scaffali) e la tortuosità dei percorsi, mai come in questo periodo vale la pena di chiedersi DOVE (E A CHI) SI INTENDE PORTARE LA NOSTRA STORIA.

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