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Netflix goes global: oltre l'Italia, anche la Cina

Se da noi l’arrivo è atteso tra ottobre e Natale, in partnership con Telecom, l’operatore di streaming on demand lavora per aggredire al più presto il mercato cinese dell’audiovisivo online, il cui valore potrebbe raggiungere i 15 miliardi entro il 2018.

Netflix è di parola: ha detto di voler completare l’espansione mondiale entro il 2016 e si sta muovendo esplicitamente in questo senso. L’apertura in Italia è perciò certa, rimane solo da comprenderne la data esatta, tra i rumors che parlano di ottobre e quelli che si tengono più vaghi con un “entro Natale”, e le specifiche del servizio, oltre alla partnership quasi certa con Telecom Italia. Nonostante le dimensioni modeste del mercato del video on demand e il ritardo nella diffusione della banda larga, il nostro non è nemmeno il Paese più ostico in cui far debuttare un’offerta di streaming ad abbonamento. L’incognita principale riguardo al roll-out globale di Netflix è infatti la Cina, per i problemi di censura e burocrazia che la rendono un osso duro da addentare anche per il colosso americano dello SVOD (subscription video on demand). Secondo indiscrezioni dell’ultima ora, tuttavia, la compagnia guidata da Reed Hastings sarebbe già in contrattazioni con la media company locale Wasu, sostenuta anche dal magnate cinese Jack Ma, fondatore del potente gruppo Alibaba

China-Netflix

In un incontro con gli azionisti del 13 maggio l’operatore ha confermato che non intende entrare nel complesso campo da gioco cinese senza un partner e, secondo persone vicine alla vicenda, le trattative sarebbero in corso proprio con Wasu, costruttore dal 2013 di set-top box per connettere le tv in rete, emittente via cavo e Internet TV basata proprio a Hangzhou, dove si trova la sede di Alibaba. L’anno scorso la compagnia cinese ha anche ceduto il 20% delle proprie quote a Ma e al miliardario Shi Yuzhu.

L’appoggio di soggetti già ben radicati nei mercati nazionali si è rivelato fondamentale per Neflix in tutta la sua seconda fase di espansione, quella cioè che  a settembre l’ha portata in aree fondamentali ma più chiuse dell’audiovisivo europeo come Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo. In Cina, dove il web è sottoposto al forte controllo statale e l’uscita di ogni contenuto è subordinata all’approvazione da parte di appositi organismi censori, l’appoggio di un partner locale appare ancor più necessario per aggredire il settore, di cui si attende un boom di lunga durata. Le previsioni per il mercato della tv online sono infatti di un valore di 15 miliardi di dollari entro il 2018. Secondo i dirigenti del primo portale di video on demand del Paese, iQIYI, il solo ramo del cinema in streaming sta crescendo così rapidamente che raggiungerà i livelli del botteghino entro 5 anni.

 

Fonte: Bloomberg

Davide Dellacasa
Publisher di ScreenWeek.it, Episode39 e Managing Director del network di Blog della Brad&k Productions ama internet e il cinema e ne ha fatto il suo mestiere fin dal 1994.
http://dd.screenweek.it
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