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Il sogno di Tidal è già finito?

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori…

Era stata rilanciata in grande meno di un mese fa, con un evento ricco di star a New York, ma ora Tidal, definita l’anti Spotify della musica in streaming, sembra già navigare in cattive acque. Il servizio, sviluppato dalla società norvegese Aspiro, era stato acquistato dal rapper Jay-Z e poteva vantare tra i suoi sotenitori e co-proprietari star del calibro di Madonna, Rihanna, Alicia Keys, Beyoncé, Alicya Keys e Usher. Al rilancio, in grande stile, prevedeva una nuova formula di abbonamento da 9,99 dollari al mese, più economica rispetto a quella premium (che costava 19,99 euro). Al contrario di Spotify, infatti, Tidal non prevede una versione gratuita con inserti pubblicitari. Ma proprio questa scelta, difesa da Jay-Z con la motivazione di rispettare maggiormente gli artisti rispetto alla concorrente Spotify (Tidal paga il 75% di royalties a tutti gli artisti), non sembra aver dato i suoi frutti e l’App è uscita dalla lista delle 750 App più scaricate nell’App Store. E si parla già di sonoro flop.

Tidal

Il rapper Jay-Z, che ha acquistato la società Aspiro per 60 milioni di euro con l’intenzione di potenziale la piattaforma Tidal e garantire un compenso maggiore agli artisti  per i diritti delle loro canzoni, è intervenuto su Twitter per difendere la scelta ricordando ocme anche Spotify abbia impiegato 9 anni per diventare leader del mercato e come al contrario la nuova Tidal sia attiva da solo un mese (con 770mila utenti). La library è composta da circa 25 milioni di titoli (5 milioni in meno di Spotify) che possono non solo essere ascoltati in streaming ma anche scaricati. Ma Tidal offre anche 75mila videoclip in HD e si tratta del primo servizio che offre file in qualità superiore: le canzoni sono infatti proposte in formati lossless Flac e Alac a 44.1kHz e 16 bit (ovvero formati non compressi, senza perdita di dati) per una qualità d’ascolto superiore che dovrebbe essere pari a quella offerta dai supperti digitali come il CD, al contrario dei più diffusi servizi di download (iTunes, Amazon) o streaming (Spotify) che di basano su formati mp3. L’abbonamento a 9,99 euro dà l’accesso alle canzoni in formato standard, mentre per ascoltare i brani in alta qualità il prezzo dell’abbonamento rimane quello “premium” di 19,99 euro. Ma il puntare su una qualità elevata non sembra aver pagato, in un mercato in cui la musica viene spesso scaricata e ascoltata su device mobili in cui la qualità maggiore dei file audio di fatto si disperde e sicuramente le aspettative della nuova App, visto il parterre di star mosse a sostenerla, erano molto più alte.

 

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